Lettere

 

Torino

di Emanuel Segre Amar, Paolo Valabrega, Irene e Beppe Segre

 

 


 

Caro Direttore,

sono note a molti le tante polemiche che dividono la Comunità di Torino. Certo quella che più è sulla bocca degli iscritti, se non altro perché dura da più tempo e della quale più si parla, è la questione che oppone la maggioranza del Consiglio al Rabbino Capo.

Il giorno 8 settembre la Consulta rabbinica ha espresso il suo parere nel merito, e nei giorni immediatamente successivi il Presidente ha convocato una riunione di Consiglio che prevedeva, fra i punti all’ordine del giorno: "esame parere Consulta dell’8 settembre 2008".

In realtà, in apertura di Consiglio, il Presidente annunciava che, alla luce di situazioni nuove, riteneva di doversi cancellare tale punto dall’ordine del giorno. Veniva anche fatta una discussione a porte chiuse. Riammesso il pubblico, una consigliera aggiungeva ancora un fermo invito a tutti coloro che avevano partecipato al Consiglio a porte chiuse a tenere un rigoroso silenzio in attesa degli eventi previsti per i prossimi giorni.

Di giorni ne sono ora passati tanti, ed il 19 ottobre ho chiesto al Segretario della Comunità se era possibile avere visione del parere della Consulta. Mi è stato risposto che non era autorizzato a divulgarlo. E la stessa risposta mi veniva data il successivo 14 novembre!

Credo che sia ben chiaro a chi frequenta la Comunità che, con lodevole intento, l’Unione sta cercando di trovare una soluzione a questo problema che lacera la Comunità di Torino. Ed è forse per questa valida ragione che correttamente la Vice Presidente dell’Unione è stata invitata a partecipare alla discussione a porte chiuse.

Ma ora credo di poter chiedere se sia corretto questo atteggiamento nei confronti degli iscritti alla Comunità di Torino.

È mia opinione che gli Ebrei torinesi abbiano il diritto di essere informati sull’opinione espressa dalla Consulta in merito alle censure formulate dalla maggioranza del Consiglio che ha ritenuto sussistenti gravi motivi per avviare la procedura di revoca del Rabbino Capo. L’8 settembre è ormai lontano e gli Ebrei torinesi ancora non conoscono, per l’inerzia del Consiglio, quale sia stata l’opinione della Consulta su di una vicenda, non certo irrilevante, che coinvolge l’intera vita comunitaria.

Emanuel Segre Amar

14 novembre 2008


 

Fino a pochi mesi fa sembrava che il Consiglio, o meglio la sua maggioranza, pensasse soltanto a revocare il rabbino capo. La campagna elettorale era stata vinta con questo programma e il nuovo Consiglio aveva subito messo all’ordine del giorno la revoca, nonostante molte valide argomentazioni (e raccolte di firme) in contrario. Finalmente qualche tempo fa la procedura sembra avere inizio, con la richiesta alla Consulta rabbinica di esprimersi. Da questo momento cala il silenzio. La risposta della Consulta sembra che sia negativa, ma sono voci non confermate ufficialmente, finora nessuno si è preoccupato di informare la comunità.

Devo dire che sono sconcertato da questo comportamento. Continuo a considerare assurda e improponibile la revoca del rabbino, ma vorrei sapere come procede, quali sono i commenti della Consulta rabbinica ed eventualmente della Commissione nazionale, composta da rabbini, probiviri e dal Presidente dell’Unione, che avrà l’ultima parola sulla questione. Se la maggioranza in Consiglio ha vinto le elezioni su questo tema, dovrebbe informare tutti sugli sviluppi di quello che sembra essere il più importante, se non l’unico, problema della comunità? È una richiesta ragionevole?

Paolo Valabrega

11 novembre 2008


 

Ma il parere della Consulta Rabbinica è arrivato?

Prima dell’estate, come tutti gli iscritti alla Comunità di Torino siamo stati sommersi da fogli e fogli che ci raccontavano con la massima trasparenza (forse eccessiva) l’intera vicenda Consiglio – Rabbino Capo; in conclusione, ci è parso di capire, tutta la questione veniva nuovamente prospettata alla Consulta per avere il suo parere.

Essendo stati così coinvolti nelle trattative, come iscritti alla Comunità, vorremmo ora sapere se la Consulta ha finalmente risposto e, se sì, conoscere il parere in oggetto. Qualcuno ci ha parlato di una risposta arrivata a inizio settembre; se è vero, è possibile che siano passati tre mesi e non sia stato pubblicato neppure un trafiletto sul Notiziario?

Ci sembra che richiedere un parere – sia pure solo consultivo – ad un’autorità, e poi richiuderlo nel cassetto, sia una mancanza di rispetto per chi è stato interpellato, ha letto le carte, ha discusso, ha lavorato, ed ha risposto.

Ci sembra anche che dare la massima pubblicità ad alcuni passi di un iter, e poi nasconderne l’esito, significhi non dare la giusta informazione agli iscritti.

E siccome da una esplicita richiesta scritta al Consiglio, sono passati 15 giorni, e nessuna risposta ci è pervenuta, neppure formale e burocratica del tipo "Abbiamo ricevuto, scusateci tanto, ma riteniamo che per vari motivi la risposta debba essere secretata, e non possiamo rispondervi", ci sembra infine che questa maggioranza non risponda a quei criteri di cortesia, di comunicazione, di trasparenza e di sorriso che aveva dichiarato, nella campagna elettorale, di voler perseguire.

Un cordiale Shalom,

Irene e Beppe Segre

Torino, 25 novembre 2008