Memoria

 

Avvocati ebrei a Torino tra il 1938 e il 1941

di Paola De Benedetti

 

Nel 1988 al Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea del cui consiglio allora facevo parte si discuteva dei documenti e degli studi da pubblicare in un numero speciale della Rassegna Mensile di Israel in occasione del cinquantenario della promulgazione delle leggi razziali, e Michele Sarfatti aveva osservato che sarebbe stato interessante esaminare anche l’impatto delle leggi antiebraiche su specifiche e circoscritte realtà. Così ho pensato a una ricerca presso il Consiglio dell’Ordine Forense per vedere che cosa era successo ai miei colleghi ebrei, alcuni dei quali ho conosciuto quando, alla metà degli anni 50, ho cominciato a frequentare le aule del Palazzo di Giustizia.

Grazie alla collaborazione della segreteria dell’Ordine ho potuto esaminare i tre Albi professionali pubblicati tra il marzo 1935 e il marzo 1941, e i verbali del Direttorio del Sindacato fascista degli Avvocati e Procuratori (così allora si chiamava il Consiglio dell’Ordine Forense) contenenti le deliberazioni assunte tra il 13 settembre 1938 e il 7 giugno 1940.

La prima cosa che ho notato è stata la tendenza alla riduzione del numero degli avvocati esercenti a Torino: nell’Albo aggiornato al 31.3.1935 sono iscritti 878 avvocati; nell’ultimo albo precedente il RDL 17.11.38, aggiornato al 15.7.1936, sono iscritti 849 avvocati (29 cancellati in sedici mesi); il primo albo successivo, senza data se non "anno XIX", le cui più recenti iscrizioni sono del marzo 1941, "ripulito" dagli iscritti ebrei, ha 722 iscritti (127 cancellati, compresi 45 ebrei).

Tra le leggi integrative del Regio decreto legge 17.11.1938 n. 1728 per la difesa della razza italiana il 29.6.1939 era stata approvata la legge n.1054, entrata in vigore il 2 agosto successivo, che disciplinava, con vessanti limitazioni, l’esercizio delle professioni da parte dei cittadini di razza ebraica, e riguardava (art. 1) "le professioni di giornalista, medico chirurgo, farmacista, veterinario, ostetrica, avvocato, procuratore, patrocinatore legale, esercente in economia e commercio, ragioniere, ingegnere, architetto, chimico, agronomo, geometra, perito agrario, perito industriale". L’art. 2 vietava ai cittadini di razza ebraica l’esercizio della professione di notaio e quella di giornalista agli ebrei non discriminati.

Per quanto riguarda le professioni forensi gli artt. 3 e 4 istituivano in appendice agli albi professionali l’elenco aggiunto e l’elenco speciale cui potevano iscriversi rispettivamente gli avvocati di razza ebraica discriminati e quelli non discriminati. L’art. 6 faceva obbligo a tutti i professionisti, pena l’arresto fino a un mese e l’ammenda sino a lire 3.000, di denunciare la propria appartenenza alla razza ebraica.

Il malessere tra gli avvocati torinesi precede l’emanazione delle leggi antiebraiche: il 13 settembre e il 24 ottobre ’38 sono cancellati due avvocati ebrei su propria richiesta; tra il 30 dicembre 1938 e l’11 luglio 1939 (cioè prima dell’entrata in vigore il 2.8.1939 della L. 29.6.1939) sono cancellati otto avvocati su richiesta propria e tre d’ufficio per trasferimento fuori dalla circoscrizione (uno dei quali risulta irreperibile e uno è emigrato in Inghilterra). In dieci mesi si sono o sono stati cancellati tredici avvocati sui circa 800/820 iscritti.

Il 2.8.39 entra in vigore la L. 29.6.39: nelle sedute del 26 ottobre e del 14 novembre 1939 il Direttorio delibera la cancellazione di due avvocati ebrei su istanza propria e il 27 dicembre in blocco 25 d’ufficio; il 12 febbraio 1940 sono cancellati cinque praticanti procuratori ammessi al patrocinio avanti le preture.

Nel periodo esaminato sono iscritti all’elenco aggiunto 9 avvocati discriminati; il 7.6.40 viene iscritto in tale elenco un avvocato che era stato cancellato d’ufficio il 27.12.39 e che aveva nel frattempo ottenuto la discriminazione.

La domanda per l’iscrizione nell’elenco speciale degli avvocati di razza ebraica non discriminati doveva essere presentata al primo presidente della Corte d’Appello; non ne ho trovato traccia tra i documenti conservati presso il Consiglio dell’Ordine; ho però rilevato che nell’albo del 1941, che ha in calce l’elenco aggiunto degli avvocati ebrei discriminati, non esiste l’elenco speciale per gli ebrei non discriminati.

Noto: nel 1938 gli ebrei (italiani e stranieri) residenti in Italia rappresentavano l’uno per mille della popolazione; a Torino 45 avvocati ebrei cancellati su circa 800 iscritti rappresentano il 5,5 per cento, cioè il 55 per mille.

Voglio ricordare qui l’avvocato "ariano puro" che, quando fu imposta ai colleghi ebrei la dichiarazione di appartenenza alla razza ebraica, dichiarò di appartenere alla razza canina dei bulldog, e si cancellò dall’albo (suo figlio è un collega, mio caro amico).

La lettura dei verbali del Direttorio ha messo in luce alcuni episodi degni di nota: l’avvocato cancellato il 13.9.38 "su istanza propria per cessazione dell’esercizio professionale", il 27.9.39, cioè dopo i provvedimenti per la difesa della razza e per l’esercizio delle professioni, chiede l’iscrizione agli elenchi aggiunti: evidentemente le risorse economiche sulle quali faceva conto nel settembre ’38 gli erano state sottratte nel novembre; era quindi costretto a ritornare al vecchio mestiere.

Il 24 ottobre ’39 il Direttorio respingeva l’istanza del prof. G.V. per l’abilitazione al patrocinio avanti alla Pretura di Ciriè con la motivazione che presso tale Pretura esercitano la professione diversi avvocati e procuratori "in guisa che non è risentita la necessità da parte della clientela di avere altri patroni"; inoltre, osserva il Direttorio, G.V. è già provvisto di pensione essendo stato professore presso i licei (verosimilmente estromesso con il Regio Decreto del 5 settembre ’38). L’esigenza di limitare la concorrenza per l’eccessivo numero di professionisti rispetto alle possibilità di lavoro era già stata espressa in precedenti riunioni del Direttorio, e quindi le leggi limitative dell’esercizio della professione da parte degli ebrei venivano felicemente incontro a tale esigenza.

Il 26 ottobre 1939 veniva aperto un procedimento disciplinare nei confronti di un avvocato ebreo, incolpato di aver compiuto un "atto promozionale tale da ledere la dignità professionale", in quanto aveva inviato una lettera circolare ad avvocati ebrei di altre città per formare una nuova rete di corrispondenti; l’intento persecutorio è evidente se si considera che l’art. 25 della legge sull’esercizio delle professioni vietava la collaborazione tra professionisti ebrei e non ebrei.

Ultima "perla": nel verbale del 27 dicembre 1939 in cui il Direttorio procedeva alla cancellazione d’ufficio degli ultimi avvocati ebrei non discriminati ancora iscritti, per la prima volta il consigliere segretario viene indicato come il "camerata" avv…; nei verbali precedenti era soltanto l’"avv…"

Paola De Benedetti