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Uomo intelligente e saggio*

di Luciano Meir Caro

 

È con commozione che mi accingo a dedicare queste poche righe al ricordo di Rav Josef Sergio Sierra a pochi giorni dalla sua scomparsa. Sono consapevole del fatto che con un breve scritto è possibile fornire solo un pallido ritratto della vita operosa di una persona. L’impresa è ancora più ardua quando, come nel mio caso, si è intrattenuto con chi si vuole commemorare un lungo e proficuo rapporto personale.

Rav Sierra, è noto, ha dedicato tutta la sua vita all’Ebraismo e, avendo collaborato con lui dal giorno del suo arrivo a Torino nel 1960 fino al mio trasferimento a Trieste nel 1976, ho avuto modo di conoscere le varie sfaccettature della sua poliedrica personalità.

Non è mia intenzione mettere qui in rilievo i suoi considerevoli meriti accademici e la vasta produzione nel campo editoriale nella quale ha trattato con profonda erudizione i temi più disparati della cultura ebraica. Questi elementi sono ampiamente esposti nel volume Hebraica, la miscellanea di studi in suo onore pubblicata in occasione del suo 75° compleanno (Torino, 1998). Neppure intendo soffermarmi sulle attività di Rav Sierra in settori che fuoriescono dall’attività di Rabbino Capo di Torino, intesa in senso stretto, quali l’insegnamento presso l’Università di Bologna, in quella di Torino, così come a Genova. Solo un breve cenno sul suo impegno quale Presidente dell’ARI, l’Assemblea dei Rabbini d’Italia (1987-1992), carica nella quale ha manifestato ampiamente le sue doti di moderazione e di buon senso.

Sono alcuni aspetti della sua personalità quelli che desidero qui brevemente ricordare. È ben nota la passione con la quale ha guidato come Rabbino Capo la Comunità di Bologna (1948-1959), dove ha profuso energie ed entusiasmo. I suoi insegnamenti sono ancora oggi ricordati dagli ebrei bolognesi con affettuosa riconoscenza.

Arrivato a Torino nel 1960, ha affrontato subito i problemi della Scuola imponendo un suo stile dinamico nell’intento di portare una ventata di freschezza nei programmi e nella gestione dell’Istituzione. La passione per l’insegnamento ha segnato in pratica tutta la sua esistenza. Va detto che in questo settore, come in altri della vita comunitaria torinese, Rav Sierra non è stato sempre compreso. Certe sue posizioni, ma è fisiologico per un Rabbino, sono state oggetto di critica da parte di chi non aveva capito le intenzioni del Maestro e lo spirito ideale che lo animava.

A Torino non sono mancati per Rav Sierra i momenti difficili. Taluni dei contrasti che hanno accompagnato la sua attività derivavano dalla concezione allora diffusa nelle Comunità e dura a morire, secondo la quale la figura del Rabbino è assimilabile a quella di un funzionario che deve attenersi alle direttive espresse da chi gestisce il settore amministrativo della Comunità. Sono stato testimone, talvolta con coinvolgimento personale, di momenti di aspre controversie, ma posso attestare che Rav Sierra, in ogni circostanza, ha mantenuto una posizione ferma e rigorosa sempre connotata da grande dignità, senza compromessi, mai travalicando i limiti del contrasto; con la consapevolezza di essere la guida di tutti gli Ebrei torinesi, anche di coloro che non si riconoscevano nelle sue posizioni.

Altro elemento caratteristico del suo magistero è stata la difesa delle ragioni di Israele da lui condotta nelle sedi più varie con saggezza ed efficacia, esprimendo sempre solidarietà appassionata.

Assieme all’attaccamento eccezionale sempre manifestato nei confronti della famiglia, mi piace sottolineare l’intelligente azione della Sig.ra Ornella che ha talvolta influenzato certi atteggiamenti di Rav Sierra, standogli vicino con sconfinato amore e provvedendo talvolta a smussare talune asperità di percorso.

È doveroso anche ricordare la sensibilità, la comprensione umana con le quali Rav Sierra sapeva instaurare rapporti con le persone che a lui ricorrevano per aiuto e consiglio.

Mi fermo qui per evitare che la stima nei confronti di Rav Sierra e il dolore per la sua dipartita mi facciano scivolare nella sterile retorica di circostanza. Ma non c’è dubbio che Sergio Sierra è stato un grande Rabbino, un grande Maestro, e forse la Comunità di Torino comincia solo ora a capire quanto grande sia il debito di riconoscenza che gli deve per il suo operato.

Termino queste mie brevi note con una affermazione fatta da Rav Sierra nell’articolo Il valore permanente delle Mizvoth, inserito in una pubblicazione dallo stesso titolo curata dall’ARI nel 1979:

“Educare gli ebrei nella prospettiva che offre l’Ebraismo attraverso una vita di mizvoth significa offrire un sistema suscettibile di offrire una vera fonte di potenza etica capace di rigenerare la nostra vita interiore per trasformare e migliorare i nostri rapporti con la società”.

Questo era, a mio avviso, il programma che Rav Sierra si è proposto per condurre la sua vita e informare i suoi insegnamenti, un programma portato avanti con rigore e passione: educare alle mizvoth, da lui definite “un efficace mezzo per potenziare la nostra capacità di realizzare il divino che è in noi”.

Caro Rav Sierra, “l’Eterno ti concederà la giusta retribuzione”. (Prov. 25,22)

Lehì’ zichrò baruch. Sia il suo ricordo fonte di benedizione.

Luciano Meir Caro

* Bereshit 41,33