Statuto

 

L’intesa ha vent’anni

di Guido Fubini

 

Dopo la Liberazione, e più particolarmente dopo l’entrata in vigore della Costituzione, si è avviato nell’ambito dell’ebraismo italiano un processo volto alla conquista dell’autonomia. Questo processo è sfociato nell’Intesa stipulata con lo Stato nel 1987 e tradotta in legge 8 marzo 1989, n. 101. Contemporaneamente venne adottato lo Statuto autonomo che è oggi in vigore.

L’Intesa ebraica ha un grosso rilievo sul piano storico, su quello giuridico e su quello politico.

Non so se tutti gli ebrei italiani abbiano preso coscienza del significato della conquista dell’autonomia statutaria. L’articolo 25 dell’Intesa vieta ogni ingerenza da parte dello Stato, delle Regioni e degli altri Enti territoriali nell’attività di religione e di culto e negli atti di ordinaria e straordinaria amministrazione dell’Unione delle Comunità e degli altri enti ebraici. Essa rappresenta una vera e propria rivoluzione rispetto a una subordinazione secolare. È una rivoluzione che va sentita non solo come conquista dell’indipendenza (una indipendenza che deriva dall’adozione dello Statuto autonomo e dalla fine dei controlli statali), ma anche come affermazione dell’originarietà dell’ordinamento ebraico: non più emanazione dell’ordinamento dello Stato (come voluto dall’ordinamento napoleonico e poi dalla legge Rattazzi del 1857 e da quella del 1930), ma espressione di un autogoverno che affonda le sue radici nella legge e nella tradizione ebraica.

Sul piano giuridico e politico l’intesa ha una doppia valenza.

Nei confronti del mondo ebraico essa riconosce il diritto di professare e praticare liberamente l’Ebraismo in qualsiasi forma, individuale ed associata, di farne propaganda e di esercitarne in pubblico e in privato il culto e i riti. La Costituzione del 1948 aveva affermato il diritto all’eguaglianza; l’Intesa afferma il diritto alla diversità. Dal diritto di essere come gli altri al diritto di essere se stessi.

Nei confronti dell’intera società italiana l’Intesa assicura in sede penale la parità di tutela del sentimento religioso e dei diritti di libertà religiosa senza discriminazioni fra i cittadini e tra i culti, estendendo alle manifestazioni di intolleranza e pregiudizio religioso le norme già in vigore relative all’intolleranza ed al pregiudizio razziale e dispone che nelle scuole pubbliche di ogni ordine e grado l’insegnamento sia impartito nel rispetto della libertà di coscienza e di religione e della pari dignità dei cittadini senza distinzione di religione.

Ricordo che al Convegno indetto dall’Università di Urbino su Normativa e organizzazione delle minoranze confessionali in Italia, svoltosi il 7-8 settembre 1991, il professor Francesco Finocchiaro ebbe ad affermare: “Mi sembra che le citate norme dell’Intesa con le Comunità ebraiche garantiscano la libertà religiosa in modo più ampio di quanto non facessero le vecchie norme degli artt. 402-406 cod. pen. E soggiunse: “Le norme da ultimo ricordate hanno un carattere generale e torna a merito dell’Unione delle Comunità il fatto di averle proposte.

 

Guido Fubini