Libri

 

Quanta stella c’è nel cielo!

di Guido Fubini

 

Ricordo che quando, nell’immediato dopoguerra, ci ritrovammo con dei parenti che nel 1939 erano espatriati in Sudamerica ogni volta che tentavamo di raccontare loro qualcosa della nostra esperienza ci sentivamo zittire con una frase tipo: “Già, brutta cosa la guerra!”. Un episodio simile si ritrova nel film Napoli milionaria, quando Edoardo De Filippo, reduce dal campo di concentramento, non trova nessuno che voglia sentire il suo racconto e riunisce quindi un gruppo di ragazzini offrendo loro il gelato perché stiano ad ascoltarlo. Questi precedenti mi sono tornati alla memoria leggendo il libro di Edith Bruck, ove si racconta l’esperienza di una ragazzina appena liberata dal campo di concentramento e del suo incontro con un mondo di “diversi” che appaiono quasi tutti (salvo il medico) come personaggi negativi.

Il racconto è tanto più struggente per il fatto che è espresso in prima persona dando al lettore l’impressione di un’autobiografia di Edith Bruck.

È un’esperienza che, attraverso un linguaggio crudo, esprime un bisogno di amore come balsamo delle sofferenze subite; un bisogno che è anche desiderio di maternità.

Il libro meriterebbe di essere tradotto in un film come è già avvenuto per una precedente opera di Edith Bruck Andremo in città (regista il marito di Edith, Nelo Risi, 1962).

 Guido Fubini

Edith Bruck, Quanta stella c’è nel cielo, Garzanti, Milano 2009, pp. 196