Lettere

 

Dieci domande ad Anna Segre

 

Cara Signora Segre,

già che siamo nel campo delle domande, nello stile di Repubblica, Le chiedo:

chi autorizza gli ebrei che votano a sinistra (o meglio un ebreo che vota a sinistra - perché come Lei ben sa gli ebrei sono sempre stati vittime degli stereotipi e delle generalizzazioni) a fare le fatidiche dieci domande agli ebrei che votano a destra, mentre l'ebreo o gli ebrei che votano a sinistra le domande se le fanno da soli e da soli rispondono? Come si diceva un tempo se la suonano e se la cantano.

1. “In Europa esistono forze sane, tenacemente impegnate nella difesa dell’identità dei popoli … contro … chi vorrebbe una società multietnica che cancellerebbe completamente la nostra storia e il nostro futuro! L’Europa che noi combattiamo è quella che … toglie i crocefissi dai muri …” si legge in un opuscolo elettorale della Lega Nord. Non rievoca inquietanti memorie?

Tutto ciò premesso spero bene che consenta sul fatto che nessun ebreo che vota a destra si riconosce in un volantino, elettorale o meno, di chicchessia.

Quindi sgombriamo il campo dagli equivoci. Nessuno che si ritenga liberal conservatore e che vota a destra è contro una società multietnica, ma contro una società multiculturale; una società cioè dove ogni cultura (nel senso europeo del termine e cioè di civilizzazione) abbia il diritto di stabilire al suo interno, e magari proporre o imporre al suo esterno, le sue regole, spesso contrarie a quelle della nostra Costituzione. Noi ebrei, nel realizzare l'Intesa abbiamo lavorato di fino, in ambito giuridico (e l’amico Guido Fubini ne sa qualcosa) per accordare le leggi dello Stato e quelle della tradizione ebraica; nonostante che la nostra tradizione sia, almeno in parte a fondamento della civiltà occidentale.

I crocefissi che ci inquietavano erano quelli nel cui nome, nel Medioevo e nell'età moderna venivano invocati e portati avanti gli eccidi e le persecuzioni nei nostri confronti. Non certamente quelli della Chiesa post-conciliare di Paolo VI e successori.

2. Con una storia come quella ebraica dell’ultimo secolo come si può accettare l’idea che l’immigrazione clandestina costituisca di per sé un reato?

Gli ebrei che fuggivano nel ventesimo secolo dalle persecuzioni e che spesso, o quasi sempre non trovavano accoglienza, neppure negli Stati Uniti si trovavano nella condizione di rifugiati politici e razziali. Il loro mancato accoglimento è da considerarsi un crimine contro l’umanità e contro i principi del diritto internazionale. L’immigrazione clandestina di oggi è ben altra cosa: equiparare le due situazioni non è possibile se non si è in mala fede.

3. Ritenete che le ronde di privati cittadini siano uno strumento efficace per garantire la nostra sicurezza?

In Toscana in questi giorni i Carc rivendicano, dopo la distruzione e il saccheggio di Casa Pound a Pistoia, le ronde proletarie: credo che in questo caso le ronde siano da considerarsi pericolose. In Israele mi risulta che da decenni i cittadini si organizzano autonomamente per garantire un ulteriore livello di sicurezza. Lo stesso facciamo noi nelle nostre comunità.

4. Vi sentite in sintonia con i proclami del Presidente del Consiglio contro la società multietnica?

Non ci risulta che il Presidente del Consiglio si sia espresso contro la società multietnica (ma contro quella multiculturale).

5. Vi sono piaciute le sue parole sull’inutilità del parlamento? Non vi ricordano da vicino il mussoliniano disprezzo per l’“aula sorda e grigia?” trasformabile in “bivacco di manipoli”?

Più delle parole sul Parlamento (che peraltro non assomigliano minimamente a quelle di mussoliniana memoria) ci sono piaciute e ci piacciono quelle a favore di Israele e le misure concrete prese contro le organizzazioni terroristiche come Hamas, durante il periodo di presidenza italiana della UE e ora dal ministro Frattini.

6. Vi è piaciuta l’accoglienza che i nostri governanti hanno riservato a un personaggio come Gheddafi?

L'accoglienza nei confronti di Gheddafi è sicuramente over; i legittimi interessi nazionali si possono tutelare con maggior dignità. Ma altrettanto e forse peggio, hanno scritto in arabo alcuni ebrei libici di Roma al capo della rivoluzione libica.

7. Vi fa piacere che l’Insegnamento della Religione Cattolica abbia un peso sempre più significativo all’interno dei programmi scolastici e nella valutazione finale degli allievi? Vi pare una cosa normale o un’oggettiva discriminazione nei confronti di chi non si avvale di tale insegnamento?

L’insegnamento della religione cattolica, regolato dai Patti lateranensi, inclusi nella Costituzione italiana all’art. 7, non tende ad avere un peso sempre più significativo: È comunque una cosa che non ci interessa in quanto ebrei, ma può interessare quelli di noi che hanno ideologie laiciste o non sono credenti. Il buon senso (vedi Magris Corriere della Sera) ci dovrebbe far capire che un insegnamento scelto dal 98% dei giovani ha una giustificazione, anche se solo il 30% della popolazione frequenta le chiese (come dice il vostro concittadino Oddifreddi che anche nei confronti dell’ebraismo non è peraltro molto tenero). Personalmente non mi sento discriminato. Ai miei tempi, da esonerato, ho seguito al liceo le lezioni di religione traendone profitto e conoscenza, senza mai pensare a convertirmi.

8. Vi farà piacere se nei prossimi anni i vincoli orari più rigidi previsti dal ministero per “mettere in riga” gli insegnanti costringeranno un numero maggiore di ragazzi ebrei ad andare a scuola di Shabbat?

Non credo che da questo governo ci si debba aspettare restrizioni alla celebrazione dello Shabbat. Non siamo né in Unione Sovietica, né nella Germania nazista, né nel periodo del Terrore giacobino.

9. “Ma egli [il re] non dovrà procurarsi un gran numero di cavalli… Non dovrà avere un gran numero di mogli, perche il suo cuore non si smarrisca; neppure abbia grande quantità di argento e d'oro.” (Devarim, 17) Vi sembra che il nostro attuale primo ministro corrisponda a queste prescrizioni?

I problemi privati del presidente del Consiglio sono suoi problemi privati, anche se evidentemente una maggiore discrezione sarebbe auspicabile. I cavalli comunque non se li è procurati dopo aver ottenuto il governo e attraverso il potere ma prima.

10. Secondo l’ebraismo esiste un unico precetto affermativo valido per tutta l’umanità: l’obbligo di istituire tribunali. Come si concilia con i continui attacchi a cui assistiamo contro giudici e giustizia?

I tribunali giusti sono una bellissima cosa; purtroppo spesso, ai nostri giorni abbiamo tribunali che non fanno il proprio dovere - cause che durano decenni - o tribunali spesso politicizzati.

Purtroppo vi comportate come quegli antisionisti (e quindi come dice il nostro Presidente Napolitano, antisemiti) che demonizzando Israele impediscono agli ebrei di criticare, anche severamente, Israele.

Anche noi dalla provincia avremmo voluto e vorremmo vedere posizioni critiche nei confronti di D’Alema; speriamo che ci vengano segnalate.

Queste mie osservazioni debbono essere naturalmente intese nell’ambito di una serena, fraterna e franca discussione ebraica.

Come vede nonostante tutto conserviamo un certo grado di democrazia e di capacità dialogica, per cui alla fine ci sottoponiamo al rispondere.

Un cordiale shalom

Guido Guastalla
Responsabile cultura
Comunità ebraica Livorno

 

La ringrazio per la risposta puntuale e chiedo scusa se il numero delle domande poteva dar luogo a fraintendimenti: non volevo suggerire una simmetria con Repubblica e non avevo alcun intento polemico; le domande nascevano da una mia sincera curiosità di fronte ad una serie di posizioni, proposte e comportamenti di esponenti dell’attuale governo che mi sembravano - e mi sembrano - in contraddizione con il pensiero e la tradizione dell’ebraismo, o con i diritti degli ebrei italiani. Volevo capire se gli ebrei che sostengono il governo avvertano queste contraddizioni o se interpretano gli stessi fatti in modo diverso.

Non ho mai affermato di non essere disponibile a rispondere a domande analoghe, e se vorrà rivolgermene saranno benvenute. Per quanto riguarda D’Alema, posso citarle un mio articolo abbastanza critico nei suoi confronti sul numero di Ha Keillah del dicembre 2006 dal titolo Due ebrei, tre opinioni, una sensibilità. Mi pare abbastanza critico verso l’allora ministro degli esteri anche La sindrome di Teheran di David Sorani, pubblicato in prima pagina nel numero successivo, febbraio 2007.

Inoltre, le mie domande volevano essere in qualche modo un appello a far sentire la propria voce, perché le critiche dall’interno sono sicuramente più ascoltate. Lei afferma che invece in questo modo si rendono le critiche più difficili; se è così chiedo sinceramente scusa, ma confesso che non sono del tutto convinta: mi pare che le voci ebraiche nell’ambito della destra italiana godano oggi di una certa visibilità e di un certo credito, che varrebbe la pena sfruttare di più. Il suo paragone con Israele, se l’ho inteso correttamente, e alcune sue risposte mi portano a pensare che Lei condivida in parte le mie perplessità. Su altri punti Lei sostiene posizioni filogovernative con argomenti che non condivido ma capisco e rispetto. Su altri ancora, invece, vorrei ritornare per chiarire qualche fraintendimento.

In particolare sulle questioni relative alla scuola ritengo che una presa di posizione netta da parte del mondo ebraico, al di là degli schieramenti politici, potrebbe essere molto utile. A proposito dell’ora di religione cattolica, Lei si limita a mettere un “non” di fronte ad una mia constatazione basata su dati oggettivi, e infatti temo che sulla questione Lei non sia aggiornato, se porta come esempio un modello di scuola che non esiste più. Capisco che Lei non si sentisse discriminato quando aveva la possibilità di esonerarsi dalle lezioni di religione cattolica senza che questo influisse sul suo rendimento scolastico, ma come definirebbe un ragazzo ebreo che a parità di voti e di impegno si diplomasse con un punteggio inferiore rispetto ai suoi compagni?

Forse la mia domanda n. 8 non era chiara per chi non è dentro il mondo della scuola: provo a spiegarmi meglio. Negli ultimi anni, anche grazie alla legge sull’autonomia scolastica, le scuole pubbliche hanno goduto di una certa flessibilità nella strutturazione dell’orario settimanale, per cui in molti casi è stato possibile organizzare sezioni con il sabato libero, andando incontro ad esigenze varie dell’utenza. Dal prossimo anno questo sarà molto più difficile. Ho usato il verbo “costringere” non per indicare un obbligo, ma per definire la situazione in cui verrebbe a trovarsi un ragazzo ebreo italiano che vive in una città sprovvista di scuola ebraica qualora nessuna scuola nel suo territorio offrisse il sabato libero. Naturalmente l’orario scolastico su cinque giorni non è un diritto, però un allievo che non desidera andare a scuola di sabato non è necessariamente un fannullone e mi pare che sarebbe utile se gli ebrei facessero sentire la propria voce per ricordarlo ai ministri competenti, anche a tutela di altre categorie di persone che potrebbero avere la stessa esigenza.

Infine, non posso fare a meno di ritornare sulla domanda n. 2: il 17 gennaio 1944 i miei nonni con i loro bambini sono entrati illegalmente in territorio svizzero. Hanno commesso un reato? No, perché la legislazione svizzera di allora non prevedeva il reato di immigrazione clandestina. Hanno commesso un’azione moralmente condann­a­bile? Secondo me assolutamente no. Posso considerare moralmente censurabile chi (al di là della diversa situazione storica, che mi sembra irrilevante finché ragioniamo su comportamenti individuali) si comporta come loro? No. Eppure in uno stato democratico si deve supporre che la legislazione riconosca come reato solo le azioni moralmente censurabili. Dunque la nostra recente memoria ci porta inevitabilmente a concludere che l’immigrazione clandestina non può essere un reato. Nella mia domanda non avevo proposto un’analisi storica, e tanto meno un confronto, così come non credo che le analisi storiche e i confronti possano interessare particolarmente a chi si trova su un barcone diretto in Italia e sa di rischiare la vita (per fame, persecuzioni o altro) nel caso sia rimandato indietro; altrettanto non so fino a che punto le analisi storiche e i confronti possano tranquillizzare la coscienza di chi (legislatore, amministratore, giudice) si trova di fronte alla decisione se mettere consapevolmente esseri umani in pericolo di vita.

Un cordiale shalom

Anna Segre

 


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Il re David e i cattivi consiglieri

 

Per completare quanto scritto da Anna Segre si dovrebbe tenere presente quanto fatto da Nathan.

Nathan ha affrontato David per rimproverargli il peccato commesso sposando Betsabea dopo aver mandato suo marito Uria al fronte per una missione suicida. E questo era la missione del profeta.

Ma alcuni anni dopo Nathan da profeta diventa consigliere di David. Infatti gli consiglia di nominare quale proprio successore Salomone che era appunto il frutto dell’unione peccaminosa di David e Betsabea; non pare strano? Nathan si era così reso complice della congiura ordita dal comandante della guardia mercenaria (filistei e cretesi) e del sacerdote Zadoc che cosi potè impadronirsi della dignità di Sommo Sacerdote.

La storia ci dice che Salomone come re era pessimo; dietro la facciata della saggezza si nascondeva la durezza di un governo che pesava sul popolo con una pesante tassazione e lavori coatti. I profitti del commercio andavano ad un ristretto ceto superiore e ai mercanti fenici. L’esasperazione del popolo culminò nella successiva divisione del regno con tutte le conseguenze.

Nathan certamente non era ispirato quando consigliò di preferire per la successione Salomone al più popolare figlio maggiore Adonia. Nathan è paragonabile a quelli che nei nostri giorni tengono prediche certamente condivisibili ma poi, dopo un po’, danno pessimi consigli e fanno brutte alleanze.

Wolf Murmelstein