UCEI

 

Novità e indirizzi

 di Tullio Levi

 

Nella storia recente dell’ebraismo italiano il VI Congresso Ucei rappresenta certamente un passaggio di grande rilevanza non solo per il fatto che è stata varata una radicale riforma dello Statuto, ma perché è stata approvata una serie di mozioni importanti ed innovative, la cui attuazione dovrebbe avere positive ripercussioni sulla vita delle comunità.

Incomincio dallo Statuto:

La principale novità è rappresentata dall’accorpamento di due organismi tradizionali dell’Ucei - il Congresso ed il Consiglio - in un nuovo organismo che, per maggiore chiarezza, chiamerò impropriamente “Parlamentino” (ma che nello Statuto è chiamato Consiglio).

Il “Parlamentino” è costituito da 52 componenti:

- 20 eletti a suffragio universale dagli iscritti alla Comunità di Roma

- 10 eletti da quelli della Comunità di Milano

- 19 eletti o nominati dalle altre Comunità, uno per ciascuna; a questi ultimi spettano 15 voti in quanto le 8 Comunità più piccole sono appaiate su base territoriale e a ciascuna coppia spetta un solo voto (Casale-Vercelli, Ferrara-Mantova, Merano-Verona, Modena-Parma).

- 3 rabbini che costituiscono la Consulta.

Il “Parlamentino” rimane in carica per quattro anni, viene convocato almeno tre volte all’anno e, sostanzialmente, ha tutte le attribuzioni e le prerogative che precedentemente erano assegnate al Consiglio e al Congresso, in particolare la nomina del Presidente e della Giunta costituita da 9 membri appartenenti ad almeno quattro diverse comunità.

La composizione del Parlamentino riproduce esattamente le percentuali in essere per il precedente Congresso che era costituito da 85 membri; di fatto, le piccole e medie Comunità, da sempre fautrici di un organismo in cui realmente aver voce in capitolo, hanno concordemente rinunciato ad eleggere i nove delegati della loro circoscrizione per ottenere che:

- fosse assicurata la presenza costante di un rappresentante di ciascuna di esse in un organismo permanente che dovrebbe diventare il fulcro della futura Unione.

- fosse drasticamente ridotto il numero dei componenti per favorirne il funzionamento e non aggravarne eccessivamente i costi di gestione.

- i rappresentanti delle due grandi comunità fossero tutti eletti a suffragio universale, in modo che fossero espressione dei reali orientamenti della base comunitaria piuttosto che di quelli dei consigli in carica.

- su talune delicate materie che riguardano direttamente le comunità e, in particolare sulle future modifiche allo Statuto, le decisioni potessero essere assunte soltanto con una doppia maggioranza: quella del “Parlamentino” e quella dei rappresentanti delle 19 piccole e medie Comunità.

Alla prima riunione del “Parlamentino”, successiva all’elezione della Giunta, sono invitati a partecipare tutti i consiglieri delle Comunità e i rappresentanti delle principali istituzioni ebraiche italiane; in tale sede - una sorta di “stati generali dell’ebraismo italiano” - vengono discusse le questioni di interesse generale e vengono formulati gli indirizzi programmatici per l’attività dell’Unione.

Un’altra importante novità è costituita dall’inserimento nello Statuto di norme specifiche per le elezioni del Consiglio della Comunità di Roma, sulle quali si è riusciti ad ottenere il consenso pressoché unanime di tutte le sue diverse anime; si tratta di norme che finalmente introducono il sistema delle liste e la conseguente attribuzione dei seggi con criterio proporzionale, sia pure con alcuni correttivi; questa innovazione consentirà quindi a tutte le liste - che superano la soglia del 5% purtroppo tenacemente pretesa - di essere rappresentate nel Consiglio, su­perando l’anomalia provocata dal sistema a “panachage” attualmente in vigore, che ha fatto si che, ad esempio, di una lista che aveva ottenuto il 20% dei suffragi, non risultasse alcun eletto.

Altre novità riguardano:

- il largo spazio che per molti argomenti è lasciato ai regolamenti interni delle singole comunità, in nome di una loro maggiore autonomia.

- la regolamentazione della doppia iscrizione: pratica largamente diffusa nonostante fino ad oggi non fosse consentita.

- la riduzione del numero di preferenze che possono essere espresse nelle votazioni per i consigli delle comunità: il limite è di un terzo dei componenti del consiglio per la comunità di Roma e della metà (arrotondata all’unità superiore) per tutte le altre.

- l’incentivazione dei consorzi tra comunità e il conferimento di maggiori poteri all’Unione in caso di comunità che non siano più in grado di operare.

- la definizione di alcune incompatibilità per i membri di giunta sia delle comunità che dell’Unione e dei casi in cui i probiviri hanno l’obbligo di astenersi.

- il riconoscimento dell’Ugei quale organismo rappresentativo dei giovani tra i 18 ed i 35 anni.

- la creazione di commissioni, con poteri da definire - anche deliberativi - per favorire l funzionamento del “Parlamentino” ed il suo raccordo con la Giunta

 

Lo Statuto è entrato in vigore immediatamente, ma si è ovviamente reso necessario approvare alcune norme transitorie. Una di esse prevedeva che il Consiglio venisse eletto ancora una volta con la normativa antecedente la riforma, così come è avvenuto; dopo aver adempiuto ad una serie di incombenze derivanti dall’applicazione delle nuove norme, il Consiglio indirà entro 18 mesi l’elezione del nuovo “Parlamentino”.

Su richiesta del Presidente dell’Assemblea Rabbinica, il Congresso ha deciso di non affrontare le tematiche ine­renti il rapporto tra comunità e rabbini, che tanto avevano animato il dibattito pre-congressuale, ma ha deliberato la costituzione di una apposita commissione formata da tre rabbini, tre rappresentanti di comunità e presieduta da un Consigliere dell’Ucei che dovrà elaborare una proposta di riforma delle norme degli articoli 29 e 30 dello Statuto. La proposta verrà sottoposta all’approvazione del nuovo “Parlamentino” convocato - in base alle norme transitorie - entro il mese di giugno del 2012.

Per quanto riguarda le mozioni di indirizzo approvate, le più rilevanti riguardano:

- il decentramento di taluni uffici dell’unione ed in particolare del DEC

- un maggior impegno sul fronte della lotta contro il razzismo e la xenofobia e a sostegno della laicità dello Stato e delle sue Istituzioni (in particolare in ambito scolastico).

- il sostegno anche finanziario alla scuola Margulies-Disegni di Torino, nell’ottica di una estensione delle sue attività

- la creazione di un “Ufficio Centrale per la Kasherut” con il compito di riorganizzare tutta questa complessa materia e, in prospettiva, poter giungere ad un marchio nazionale sotto il controllo dell’Unione.

- l’impegno dell’Assemblea rabbinica ad esaminare la possibilità di un Beth Din nazionale o di un coordinamento tra i diversi Baté Din, al fine di superare le attuali disuniformità delle decisioni.

- l’incremento della quota dell’8 per mille destinata alle comunità, che passa del 50 al 60% del gettito, accompagnata dall’eliminazione del 5% attualmente destinato ai progetti specifici; rimane invariata la quota del 5% destinata ai progetti degli Enti Ebraici.

- l’estensione alle altre comunità del progetto avviato a Milano dal Dec volto all’assistenza e alla formazione ebraica delle coppie miste.

- la presa di coscienza dell’esistenza in Italia di comunità non ortodosse e l’esame delle modalità con cui stabilire con esse un dialogo costruttivo.

Io credo che sia stato finalmente un buon Congresso in cui i delegati si sono seriamente confrontati sui grandi temi dell’ebraismo italiano. Per quanto riguarda le modifiche allo Statuto, non vi è dubbio che sarebbe stato auspicabile che talune proposte formulate dalla Commissione venissero accolte nella loro versione originale ed altre fossero emendate sulla base delle indicazioni fornite dal Gruppo di Studi Ebraici, così come ho caldeggiato nel corso di un intervento svolto in apertura del Congresso. Ciononostante ritengo che siano stati raggiunti compromessi ragionevoli e che - nonostante le perplessità da più parti sollevate - la posizione delle piccole e medie comunità risulterà rafforzata, soprattutto se proseguirà quella straordinaria unità di intenti che ha caratterizzato la loro partecipazione al Congresso e che ne ha positivamente condizionato gli esiti.

 

Tullio Levi

 Torino 12 dicembre 2010 - 5 Tevet 5771