UCEI

 

Rete di comunità

 di Alberto Sadun

 

La mia prima partecipazione ad un congresso UCEI da delegato si è conclusa con un bilancio abbastanza positivo.

Il nuovo statuto è stato sicuramente il leit motive del congresso e sulle novità emerse è stato già molto discusso. Penso che la stesura approvata sia risultato di un compromesso tra le varie forze in campo (Roma, Milano, piccole e medie comunità) e come sempre nessuno è pienamente soddisfatto, ma la nuova formula metterà il consiglio in più stretto contatto con le comunità offrendo una maggiore possibilità di controllo da parte di queste ultime. Ciò dovrebbe portare ad un’azione dell’UCEI meno autoreferenziale con interventi più pragmatici a supporto delle nostre comunità.

L’attesa e discussa modifica dell’articolo riguardante i rabbini è stata invece rimandata. Per primi i rabbini hanno chiesto un rinvio della modifica per maggiori approfondimenti. Gli esponenti del rabbinato italiano non hanno brillato per dinamicità di idee (con qualche eccezione da parte di rav Locci) e solo in corner hanno accettato la proposta di creazione di un bet din centrale. Il congresso non ha avuto il coraggio di dichiarare apertamente che il problema alla base della creazione del bet din sono le conversioni. D’altra parte i rabbini hanno accettato l’idea di collaborare con il consiglio UCEI, affinché si porti avanti il dialogo con le realtà comunitarie non ortodosse. La mozione è stata approvata dopo un ampio dibattito dove si sono sentite su questo argomento parole insensate di delegati che hanno dimostrato rigidità e tanta paura di questo crescente fenomeno.

Ritengo rilevanti anche queste mozioni: 1) la creazione di un centro unico nazionale per la gestione della kasherut; 2) l’invito a reagire e condannare le voci intolleranti e razziste provenienti da alcune amministrazioni del nord d’Italia; 3) la sensibilizzazione del prossimo consiglio ad affrontare e arginare il problema dell’allontanamento di molti ebrei dalle istituzioni comunitarie.

Un altro elemento di novità è stato la forte coesione nelle prese di posizione dei delegati delle piccole e medie comunità. Si è creata una rete tra gli appartenenti alle 19 comunità che ha visto lo scambio di opinioni su come affrontare gli svariati argomenti che coinvolgono la vita delle nostre comunità. Positivi possono essere gli sviluppi di questa rete: opportunità di incontro di persone impegnate nelle comunità per affrontare problemi comuni che possono essere risolti con scambi di esperienze e di informazioni. Interessante è la possibilità di creare un fronte coeso per indirizzare le dinamiche decisionali dell’UCEI e per realizzare effettivi e mirati interventi di supporto alla gestione comunitaria, in particolar modo alle piccolissime realtà.

Alberto Sadun

   

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