Torino

 

Rabbini dal mondo

 di Gilberto Bosco

 

Sono arrivati da tutta Europa: dalla Repubblica Ceca, dalla Francia, dalla Germania, dall’Inghilterra, dalla Norvegia; e anche dalla Polonia, dal Portogallo, dalla Svezia, oltre che naturalmente dall’Italia, rabbini di comunità delle dimensioni di Torino, o meno grandi, oppure più grandi di poco. Rabbini giovani, una nuova generazione che proviene dall’Istituto Strauss-Amiel; venuti a Torino per partecipare a un Convegno Rabbinico che ha visto tra i promotori la torinese Fondazione Marchese De Levy, l’altrettanto torinese scuola rabbinica Margulies-Disegni, coinvolgendo l’Organizzazione Mondiale Sionista e l’Istituto Ethel e Adolf Beren. Ma, al di là delle sigle, è stata un’esperienza culturale e umana di straordinario impatto.

Il tema era Le Comunità europee con lo sguardo al futuro: il rabbinato in Europa. Si è parlato molto della situazione delle piccole comunità della diaspora; e così noi torinesi abbiamo visto che molti dei nostri problemi, e perfino molte delle nostre divisioni, sono comuni nel mondo, a differenza di quanto qualcuno crede. E abbiamo scoperto, in realtà riscoperto, che una visione ebraica di questi problemi non può che mettere al centro della discussione il futuro di queste comunità. “Programmare il futuro”, è stato il leit motiv degli interventi del rabbino capo di Torino, rav Eliyahu Birnbaum.

Si è potuto studiare e discutere. Il venerdì 26 novembre, dopo Shachrith, una derashà di rav Daniel Simons; alla sera una derashà di rav Beniamino Goldstein, rabbino capo di Modena. E sabato 27, prima della tefillà, una lezione di rav Alberto M. Somekh; e durante la tefillà, una derashà di rav Shlomo Riskin, un maestro che non ha bisogno di presentazioni. Alla sera, un dibattito tra le signore presenti sul ruolo della donna ebrea e sulla sua religiosità nel mondo postmoderno, e un incontro di studio con i rabbini.

Al pranzo in comune del sabato (una tradizione che sta riprendendo fiato nella comunità torinese) una serie di interventi dei rabbini sulle loro Comunità, sulle prospettive ed i problemi comuni. Uno tra loro si è alzato, ha detto - in un portoghese non sempre facile da decifrare - che non desiderava intervenire, non desiderava parlare: voleva cantare; ha iniziato una melodia. Dopo un poco, quasi tutti cantavano. Il rabbino portoghese ha invitato qualcuno a danzare con lui, e dopo un poco molte decine di uomini e di donne danzavano in file separate e ordinate, cantando insieme. Non si riusciva a smettere: un esempio di gioia del sabato difficile da dimenticare, per chi era presente (molti, dati i numeri relativamente piccoli di Torino).

Pare fossero sessant’anni che a Torino non si organizzava un Convegno internazionale di questo tipo. Ma non è finito alla sera: i rabbini ospiti e le loro famiglie, domenica 28 al mattino, prima di partire, hanno potuto passeggiare tra i banchi del bazar di Chanukkah organizzato dalle signore dell’ADEI WIZO, curiosare, comprare qualcosa, chiacchierare ancora un poco.

Un’esperienza di vita e di studio collettivo che potrebbe (anzi, dovrebbe) far ben sperare sul futuro della Comunità di Torino; un’esperienza da continuare.

Gilberto Bosco

   

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