Italia

 

Per la strada

 di Anna Segre

 

C’è chi racconta delle sette segrete, chi parla di Epicuro, chi di Hegel, chi della Costituzione italiana; poi ci sono gli insegnanti di matematica che scrivono formule alla lavagna (in questo caso costituita da grandi fogli di carta); altre classi stanno facendo lezione di inglese, altre di greco e latino; gli allievi sono attenti, prendono appunti e rispondono alle domande; un’altra classe, come si deduce dalle carte fisiche e politiche che i ragazzi tengono sulle ginocchia, sta facendo lezione di geografia. Tutto questo succede a Torino il 3 dicembre 2010 nel tratto di corso Dante compreso tra Corso Massimo D’Azeglio e Via Madama Cristina. Fa molto freddo, e seguire la lezione con cappotti e giacche a vento seduti per terra con i libri sulle ginocchia non è agevole, ma quasi nessuno si muove dal suo posto o chiede di uscire (in questo caso entrare). Quella che avrebbe dovuto essere una normale ora di scuola di una qualunque mattinata al Liceo Classico Alfieri si è trasformata in un atto dimostrativo: non cortei, slogan, cartelli, occupazioni che possano destare il sospetto di una scusa per non far lezione (l’occupazione c’è stata, per un giorno, ma solo dal termine delle lezioni in poi), ma semplicemente far vedere a tutti in che cosa consiste il proprio impegno quotidiano. Nel terzo giorno di Chanukkà non posso fare a meno di notare che ancora oggi bisogna mostrare orgogliosamente la propria cultura davanti a tutti per difendersi da chi non la riconosce. Solo pochi giorni prima il Presidente del Consiglio aveva dichiarato che i veri studenti non partecipano alle proteste ma sono a casa a studiare; quale mezzo più evidente e concreto per smentirlo?

Una forma di protesta intelligente, matura, responsabile; sicuramente utile ed efficace per gli allievi, che ricorderanno la lezione per la strada per molti anni, e magari la racconteranno con orgoglio ai loro figli e nipoti. Forse, però, non altrettanto efficace per attirare l’attenzione dei mass media, sempre pronti a parlare di disordini e stazioni bloccate ma un po’ freddini di fronte a una dimostrazione il cui valore simbolico forse è stato sottovalutato: perché non dedicare un po’ più di attenzione a studenti liceali che come atto di protesta contro il governo fanno lezione di greco e latino? Non è un modello positivo da proporre? In particolare stupisce un giornale che avrebbe dovuto essere ideologicamente vicino alla protesta come Repubblica, che il giorno dopo si è limitato a un breve cenno al liceo Alfieri che ha improvvisato lezioni per strada (ma come si può pensare che la chiusura di un tratto di strada in pieno centro, con camionette da entrambi i lati, possa essere stata improvvisata? Solo un forte pregiudizio contro il mondo della scuola, percepito come un magma disordinato e caotico, può portare ad un simile abbaglio). Molti parlano male del Ministro Gelmini e delle sue riforme; eppure la campagna mediatica in atto da due o tre anni contro gli insegnanti fannulloni, gli studenti svogliati e la scuola di basso livello ha finito per contagiare tutti, compresi gli stessi giornali di sinistra. Forse, però, le lezioni per strada possono contribuire a trasmettere simbolicamente un’impressione diversa.

Anna Segre