Israele

 

JCall e il tormentone

 di David Terracini

 

JCall? Traditori! Sono i soliti ebrei antisemiti! Come gli ebrei fascisti de La Nostra Bandiera, che volevano, nel ’38, dimostrare che invece c’erano ebrei come si deve. Ma Israele è assediato e il suo governo va appoggiato sempre e comunque! E gli ebrei non devono dividersi. Il vero problema è Ahmadinejad. Gli insediamenti nei territori non sono un problema per la pace. Se ci sarà un accordo, si ritireranno. Comunque sia, i panni sporchi si lavano in famiglia! È da maggio di quest’anno che un fantasma si aggira per l’Europa ebraica: JCall. Ma che cos’è JCall? È un movimento d’opinione ebraica cui hanno aderito oltre 7000 ebrei di diversi paesi europei. L’appello fondativo di JCall, con la possibilità di sottoscriverlo (Appello alla Ragione) e le iniziative che ad esso sono seguite prendono le mosse dall’idea che per sostenere il futuro di Israele come stato de­mocratico sia necessario porre fine all’occupazione e giungere ad una soluzione negoziata di pace, basata sul prin­cipio di “due popoli per due stati”. Sostenere ed amare Israele, per JCall, non impone un appoggio acritico e incondizionato a tutte le scelte politiche dei suoi governi. Qui a fianco riportiamo l’appello.

JCall nasce sull’esempio dell’americana Jstreet, che ha già raccolto 150000 adesioni

ed è nata con l’intento di costituire una vera e propria lobby di pressione politica in opposizione a quella di segno opposto, l’AIPAC (American Israel Public Affairs Committee).

Rappresentante per l’Italia di JCall è David Calef, un fisico prestato alla soluzione di problemi d’insicurezza alimentare e sviluppo rurale in enti internazionali, figlio di padre sefardita e di madre askenazita. Il Gruppo di Studi Ebraici l’ha invitato la sera dell’11 dicembre in Comunità a Torino. Prima della serata circolavano nella comunità di Torino e-mail che accusavano JCall di cattiva fede senza affrontare i nodi sollevati dall’appello (insediamenti, etc.): si assiste a un tentativo di delegittimare JCall agli occhi della comunità ebraica italiana. L’incontro si è svolto comunque in modo civile, anche se con interventi, nel dibattito, di segno contrario.

Calef ha illustrato le finalità di JCall in Italia, tra le quali organizzare un convegno per fare il punto della situazione, raccogliere proposte per il futuro e riaffermare gli obiettivi di JCall in Italia e in Europa. Ha illustrato le obiezioni che spesso vengono rivolte al suo movimento, sottolineando il linguaggio moderato dell’appello di JCall.

Alcuni intellettuali che hanno firmato l’appello di JCall hanno firmato appelli anche contro il boicottaggio, propo­sto in ambito europeo, nei confronti dei prodotti provenienti da Israele: secondo Calef non si può giustificare il boicottaggio di Israele, quando nessuno auspica tale trattamento verso decine di altri paesi in cui governano regimi dittatoriali detestabili (non si può limitare il boicottaggio ai Territori occupati, perché l’origine dei prodotto non è chiaramente tracciabile).

JCall ha manifestato riserve sull’adesione alla manifestazione Per la verità, per Israele organizzata da Fiamma Nirenstein a Roma il 7 ottobre scorso (cui hanno partecipato anche personalità della sinistra italiana), perché organizzata proprio allo scadere della moratoria sospensiva degli insediamenti nei Territori occupati, non rinnovata da Netaniahu.

Ufficialmente la manifestazione era per la difesa di Israele contro la minaccia iraniana. Ma l’on. Fiamma Nirenstein, dice Calef, che è vicepresidente della Commissione Esteri della Camera, dovrebbe fare piuttosto caso al fatto che l’Italia è uno dei paesi europei che ha le relazioni commerciali più strette col regime autoritario e an­ti­semita di Ahmadinejad! Ci si potrebbe chiedere se la Commissione Esteri non abbia più influenza sul governo iraniano di una manifestazione di piazza in Italia.

La comunità ebraica italiana è particolarmente conservatrice dice Calef, che fa propria l’ipotesi intrigante, recentemente avanzata da Gad Lerner e Adin Steinsaltz, circa la scarsa propensione al dibattito interno dell’ebrai­smo italiano: sarebbe dovuta alla sua scarsa tradizione talmudica, seguita ai roghi del Talmud ordinati dall’Inquisizione.

Diversi intervenuti hanno insistito sul loro disagio: la tristezza di vedere lo Stato di Israele ogni giorno più spo­stato verso la destra razzista e/o clericale; l’imbarazzo di apparire agli occhi degli Israeliani, noi critici dell’annessionismo, le anime belle radical-chic dei salotti europei; il disagio di essere considerati complici di azioni ogni giorno più immorali nei confronti della popolazione autoctona palestinese; a parte la vergognosa umiliazione economica e morale quotidiana dei palestinesi, come si fa a dire che l’occupazione non è il problema e promettere il ritiro dai Territori di centinaia di migliaia di ebrei? Sono forse pedine? Che funzione difensiva antiterrorismo hanno i nuovi insediamenti civili in Cisgiordania, se non una scusa per la mobilitazione di migliaia di soldati in loro difesa e come presidio territoriale? Come possono i palestinesi credere nelle buone intenzioni di Israele se ve­dono gli insediamenti espandersi di giorno in giorno? (Per questo Calef ritiene particolarmente inopportuna la manifestazione pro-Israele proprio allo scadere della moratoria).

E, aggiungo io, il tormentone ciliegina sulla torta: col crescere dell’elettorato ortodosso e razzista di Israele, quale influenza può esercitare un gruppo di pressione etico e laico come JCall sul comportamento del governo israeliano?

Non si deve escludere la possibilità di avvicinare al movimento di opinione JCall anche i settori della cultura religiosa israeliana più attenti al fondamento etico dello Stato di Israele.

David Terracini

 


 

Appello alla ragione

 

Siamo cittadini ebrei di paesi europei impegnati nella vita politica e sociale dei nostri rispettivi paesi. Qualunque sia il nostro percorso personale, il legame con Israele è parte costitutiva della nostra identità. Il futuro e la sicurezza di questo stato al quale siamo molto legati ci preoccupano. Ancora una volta l’esistenza di Israele è in peri­colo. Il pericolo non proviene soltanto dalla minaccia di nemici esterni, ma dall’occupazione e dalla continua espansione delle colonie in Cisgiordania e nei quartieri arabi di Gerusalemme Est, un errore morale e politico che alimenta, inoltre, un processo di crescente, intollerabile delegittimazione di Israele in quanto stato. Per questa ragione abbiamo deciso di mobilitarci intorno ai principi seguenti:

1. Il futuro di Israele esige di giungere a un accordo di pace con il popolo palestinese sulla base del principio di “due popoli, due stati”. Lo sappiamo tutti, l’urgenza incalza. Presto Israele sarà posta di fronte ad un’alternativa disastrosa: o diventare uno stato dove gli ebrei saranno minoritari nel proprio paese o mantenere un regime che trasformerebbe Israele in uno stato paria nella comunità internazionale e in un perenne teatro di guerra civile.

2. È essenziale che l’Unione Europea a fianco degli Stati Uniti eserciti una pressione forte sulle parti in lotta e le aiuti a giungere a una composizione ragionevole e rapida del conflitto. L’Europa, in ragione della sua storia, ha una grande responsabilità in questa regione del mondo.

3. Se la decisione ultima appartiene al popolo di Israele, la solidarietà degli ebrei della Diaspora impone di adoperarsi perché questa decisione sia quella giusta. Allinearsi in modo acritico alla politica del governo israeliano è pericoloso perché va contro i veri interessi dello Stato d’Israele.

4. Vogliamo dare vita a un movimento europeo capace di fare intendere a tutti la voce della ragione. Un movimento che si ponga al di sopra delle differenze di parte e di ideologia e che abbia come ambizione la sopravvivenza di Israele in quanto stato ebraico e democratico, sopravvivenza strettamente legata alla creazione di uno stato palestinese sovrano e autosufficiente.

È in questo spirito che chiediamo a tutti coloro che si riconoscono in questi principi di firmare e fare firmare questo appello.

 

Per aderire www.jcall.eu

   

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