Storie di ebrei piemontesi

 

Anelli per i profughi sposi

 

Alba Luzzatto Levi mi riceve nel suo alloggio di Via Monti: è nata a Torino nel gennaio 1928, e ha sempre vissuto a Torino. Mi dice di non fidarsi della sua memoria, ma poi mi racconta di tante persone che ha incontrato e descrive dettagliatamente i luoghi in cui ha lavorato.

 

P.D.: Quando, tornata in Italia, nell’autunno 1946 sono entrata in terza ginnasio presso la Scuola Emanuele Artom, lei era la segretaria della scuola, e la ricordo molto giovane. Quando e come ha cominciato a lavorare per la Comunità ebraica?

A.L.: Avevo frequentato l’Istituto Tecnico con indirizzo commerciale presso la scuola ebraica; quando, a seguito dei bombardamenti di fine 1942, il Tempio e gli uffici della Comunità sono stati distrutti, il segretario Moise Foa, che era mio zio, mi ha chiamato per collaborare alla riorganizzazione degli uffici nei locali di Via Orto Botanico, la attuale Via Lombroso: avevo quindici anni. La segreteria era retta da mio zio Moise Foa e dal suo vice, Davide Momigliano, che avrebbe negli anni successivi preso il suo posto. Nei locali di Via Orto Botanico era stato allestito al piano terreno un tempietto, gli uffici amministrativi e l’ufficio rabbinico erano al primo piano, e al secondo c’erano le aule scolastiche. Ci fu poi la chiusura e il periodo della clandestinità; nel maggio 1945 siamo rientrati a Torino: il nostro alloggio in Piazza Carlina, di cui abbiamo potuto riprendere possesso grazie all’aiuto dei partigiani, era stato gravemente danneggiato dagli inquilini che vi erano stati immessi durante la nostra assenza in clandestinità; nell’estate ho ripreso il mio lavoro in Comunità.

 

P.D.: Mi può raccontare come ha ripreso vita la nostra Comunità?

A.L.: Non ricordo nei dettagli come la Comunità si stesse riorganizzando: questo era il compito del segretario e del suo vice; ricordo che periodicamente veniva da Roma Renzo Levi, uno dei personaggi eminenti dell’ebraismo italiano ai tempi della ricostruzione e negli anni successivi, per dare direttive o consigli. Io collaboravo facendo tutto quello che mi si chiedeva, e c’erano tante cose da fare: ricevevamo molta gente che si presentava per avere notizie di parenti o conoscenti deportati, o anche soltanto per riprendere i contatti, per far sapere che c’era. Ci occupavamo, in particolare la maestra Quinzia Amar, della distribuzione del vestiario che arrivava attraverso il Joint, e da Milano veniva a volte a controllare il nostro lavoro una signora, che ricordo molto rigida, severa; già nel primo anno in Via Lombroso arrivavano dall’America bauli con vestiario sia nuovo sia usato (le chiedo se ricorda il terribile formaggio giallo del Joint che ha tormentato i nostri campeggi, ma lei non ricorda distribuzione di cibi).

L’anno successivo il tempietto, la scuola e gli uffici si sono trasferiti nei vecchi locali di Via Sant’Anselmo; in Via Lombroso è rimasto l’orfanotrofio. A me era stata affidata la segreteria della scuola; con me collaborava a volte Isacco Levi, che lavorava prevalentemente per l’ufficio rabbinico sotto la direzione del Rabbino prof. Dario Disegni; io svolgevo le normali pratiche di segreteria, ma anche le commissioni, quale andare ad acquistare i registri scolastici in un apposito ufficio in Corso Regina Margherita; però ero sempre a disposizione per qualsiasi lavoro, per esempio la distribuzione delle matzot per Pesach; una volta al termine dell’estate il Rabbino Disegni, nel timore che i ragazzi dell’Educatorio non rientrassero per Rosh ha-Shanà, mi spedì alla Colonia OSE di Gorla di Veleso per prelevarli e ricondurli a Torino. Un’altra volta, non ricordo se con Giulia o con Laura Vita, accompagnai i ragazzi da Torino alla Colonia estiva di Rimini; quella volta fui costretta a rinviare il mio rientro a Torino a causa dello sciopero generale indetto a seguito dell’attentato a Togliatti.

P.D.: Lo ricordo bene, era il luglio 1948, e anch’io dovetti rinviare il rientro da un campeggio degli Zofim. Certamente il suo lavoro era molto vario.

A.L.: Certo, il lavoro era molto ma anche molto vario; ricordo per esempio che diverse volte con Giulia Colombo siamo anche andate a comprare gli anelli per i ragazzi del campo profughi che si sposavano prima di partire per la Palestina.

Ho un ricordo di quegli anni non legato al lavoro in Comunità: nell’estate 1945 per un mese seguii un corso organizzato a Milano sulla storia ebraica recente e sul sionismo; eravamo alloggiati nei locali di Via Eupili. C’erano ragazzi provenienti da diverse città: da Torino ricordo Vittoria Segre, Marisa Diena, Aldo Luzzatto; ricordo anche due fratelli triestini e una ragazza di Rodi, Ghila, che aveva perso nella deportazione tutta la sua famiglia. A volte venivano a conversare con noi ragazzi della Brigata Palestinese.

Poi nel 1950 mi sono sposata; non ho più lavorato ma non ho chiuso la collaborazione con la Comunità: diversi anni più tardi, dopo la morte di mio marito e fino a che la mia salute me lo ha permesso, mi sono occupata della biblioteca.

Alba Luzzatto Levi conclude il nostro incontro parlandomi dei suoi nipoti Michael e Emanuele Sorani, figli di sua figlia Giulia, che stanno creando lontano da casa, all’estero, il loro avvenire.

 

intervista realizzata da Paola De Benedetti

   

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