Israele

 

Osservatorio

 di Reuven Ravenna

 

Cari amici, desidero fare il punto, dal mio osservatorio, differente da quello del Prof. Volli e C., sulla situazione israeliana e mediorientale.

Ancora una volta si è dimostrato come gli eventi si susseguono a ritmo vertiginoso.

Due giorni dopo il “Festival Shalit” siamo tornati all’agenda abituale dei razzi dalla striscia di Gaza e automatica rappresaglia dell’aviazione israeliana. I miei nipoti a Beer Sheva sono rimasti a casa per tre giorni. Se le cose continueranno, si prospetta una seconda operazione “Piombo fuso” con conseguenze geopolitiche incalcolabili, soprattutto con l’Egitto post-Mubarak, a leadership islamica.

Per settimane i media si sono occupati della protesta sociale che sembrava di aver messo alle corde Bibi. Nell’ultimo opinion poll Bibi stravince, assieme al Likud, distanziando Kadima e Tzipi Livni, ambigua nelle sue posizioni socioeconomiche e in altri campi. L’Avodà, con la nuova leader chiaramente socialdemocratica risale, ma è distanziata dai due grossi partiti.

Ci si era un po’ dimenticati del “baby” di Bibi: la Bomba atomica iraniana e il modus reagendi di Israele. Negli ultimi tempi si fa insistente l’opinione che il duo Barak-Netanyahu sia deciso ad attaccare gli impianti nucleari iraniani nei prossimi mesi, pur scavalcando le riserve dell’establishment militare e dei servizi, per non parlare di Obama e il resto del mondo. Non occorre menzionare la reazione persiana e dei suoi satelliti.

L’ANP sta cogliendo successi diplomatici e di appoggio internazionale su tutta la linea. Dopo l’Unesco, si prospetta il ricorso al Consiglio di Sicurezza, e, a scanso del veto americano, il voto quasi plebiscitario alla Assemblea generale. Reazione israeliana: costruzioni massicce a Gerusalemme est e nella West Bank, blocco delle trasferte dei fondi di diritto all’Autorità palestinese, nella morsa tra Gaza e Gerusalemme.

Memento. Negli ultimi tempi sui media ebraici o non, non si riporta del terrorismo ebraico nei territori della Cisgiordania. Sette moschee incendiate o imbrattate, ulivi palestinesi sradicati, violenze fisiche o peggio nei confronti degli abitanti non ebrei. A proposito. Si denuncia l’educazione xenofoba nelle scuole palestinesi, ma in Italia non si leggono i fogli distribuiti nei Batei Hakeneset settimanalmente, per non citare il libro “Torath Hamelech” e la moda del “Tag-Mehir” contro obiettivi palestinesi, per rappresaglia ai timidi tentativi delle autorità militari o di polizia israeliane di smantellare uno o due avamposti illegali o di interrogare rabbini militanti.

2-11-2011

 

La sessione invernale della Keneset vede l’inasprirsi delle iniziative di legge da parte di parlamentari delle destre più radicali del Likud, Israel Beitenu e Unione nazionale (all’opposizione) che, apertis verbis, dichiarano che è giunta l’ora che la destra governi concretamente. Da qui la proposta di legge, ora “edulcorata”, che prevede la illegittimità delle associazioni “che in nome della difesa dei diritti civili, denigrino lo Stato di Israele, Zahal, ricevendo fondi da Stati Esteri”, ed esigendo un interrogatorio alla Keneset per accertare i finanziamenti. Altra legge or ora approvata: contro la diffamazione nei media, anche se non recante danno ai “diffamati”, portando a trecentomila shekel il risarcimento della parte lesa. I giornalisti si sono sollevati, asserendo che la libertà di indagine verrà gravemente compromessa, riducendo il ruolo di “cani di guardia della democrazia” dei media. La Presidente uscente della Corte Suprema ha appena dichiarato che da tempo si sta conducendo una campagna sistematica contro l’istituzione, tra l’altro con manovre per eleggere giudici graditi a determinate forze politiche. Per il momento è stata respinta dallo stesso Netanyahu la proposta di esigere un interrogatorio parlamentare dei candidati alla Corte Suprema, che negli Usa è riservato al Senato, in un contesto di bilanciamento dei poteri ben più solido che non nella “Unica Democrazia del Medio Oriente”.

Giustamente cresce la preoccupazione per l’effetto domino dell’affermarsi dei movimenti islamici, dopo il gran moto della “primavera araba”. Scenario inquietante a tutti gli effetti. Ma nel contempo, in Italia si sa poco circa una graduale radicalizzazione di ampie fasce di ortodossi “nazionali”, asionisti o antisionisti, nelle “stanze dei bottoni” o nella società. A Gerusalemme viaggiano autobus con settori separati per i due sessi, e assistiamo ad una campagna antifemminista, che mira a togliere dai cartelloni pubblicitari immagini di donne e insorge contro il canto femminile dinanzi ad uditori maschili, anche in manifestazioni militari, secondo un precetto rabbinico nella sua interpretazione più restrittiva. E non parliamo dell’approccio verso i non-ebrei e la loro cultura.

Il 2012 si prospetta Annus Horribilis: crisi economica mondiale che sta giungendo anche ai lidi d’Israele, l’impasse nei rapporti israelo-palestinesi e i nuovi assetti medio-orientali non inducono all’ottimismo. E su tutto e su tutti pende la Spada di Damocle della corsa all’arma nucleare dell’Iran e della reazione israeliana che non potrà essere troppo lontana.

2-12-2011

Reuven Ravenna

   

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