Israele

 

Sternhell: salviamo la democrazia

 di A.S.

 

L’individuo ha cessato di essere al centro della democrazia israeliana, con la maggioranza di destra che persegue aggressivamente una legislazione volta a trasformare i non ebrei del paese in cittadini di seconda classe. Chiunque permetterà che questo accada sarà complice nel destino del paese. Così è sintetizzato nel sommario iniziale l’articolo di Zeev Sternhell comparso sulla versione on line inglese di Haaretz il 17 novembre intitolato Does Israel still need democracy? I toni e i contenuti dell’articolo ci sono sembrati particolarmente preoccupanti, e quindi abbiamo ritenuto utile offrirne una sintesi, augurandoci che le parole di Sternhell siano esagerate, ma ritenendo comunque che costituiscano un campanello d’allarme che merita di essere ascoltato.

Con il titolo provocatorio l’autore (storico, considerato uno dei massimi esperti mondiali del fascismo, che ha guidato il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università Ebraica di Gerusalemme ed è stato insignito del Premio Israele per le Scienze Politiche nel 2008), vuole affermare che la democrazia nell’Israele di oggi non può essere data per scontata, ma rischia di trasformarsi in una dittatura della maggioranza che non garantisce uguali diritti a tutti i cittadini.

Ciò che rende unica la destra israeliana, osserva Sternhell, non è la sua ideologia, la prepotenza o le diverse forme di terrore che impiega contro i suoi oppositori, ma il fatto di essere ebraica. Com’è possibile che il popolo che in un passato non troppo lontano era la vittima più significativa dell’estremismo della destra europea sia lo stesso che sta costruendo un movimento nazionalista che nega i diritti umani e rigetta i diritti universali, il liberalismo e la democrazia? Il braccio più temibile di questo movimento secondo l’autore non è tanto quello violento degli insediamenti, che gode di autonomia territoriale, dispone di armi e terrorizza persino l’esercito e la polizia, ma quello rispettabile, che agisce attraverso il tranquillo lavoro parlamentare.

La destra israeliana di oggi, afferma Sternhell, è molto diversa da quella di Begin e dei leader di Herut, che consideravano i diritti umani, la divisione tra i poteri, la libertà di espressione e l’indipendenza della Corte Suprema come beni inalienabili del sionismo e dello stato di Isarele; anche Ben Gurion, pur dando la precedenza allo stato rispetto all’individuo e alla società civile, non avrebbe mai sottomesso la Corte Suprema alle maggioranze parlamentari, né negato per principio l’uguaglianza tra tutti i cittadini: la Legge del Ritorno era nata per proteggere gli ebrei in giro per il mondo, non per creare cittadini di prima e seconda classe. Invece secondo l’autore la destra israeliana di oggi, tanto quella religiosa quanto quella laica, è disgustata dai principi della democrazia liberale, detesta le regole del gioco e vuole attuare una rivoluzione costituzionale al fine di garantire la preminenza dell’identità etnica e religiosa su quella politica e legale: la destra di oggi vede le istituzioni statali - governo, parlamento, Corte Suprema, esercito e polizia - come strumenti per affermare la supremazia ebraica. Addirittura Sternhell arriva ad affermare che la destra israeliana è più estrema di quella di Marine Le Pen. Cosa diremmo - si chiede - se le leggi discusse oggi alla Keneset fossero approvate in qualche paese europeo? Cosa diremmo se in Europa venissero pubblicati testi (simili alle affermazioni e prescrizioni di alcuni rabbini israeliani) in cui si invitasse a non affittare case ai non cristiani o si vietasse di avere relazioni sentimentali con loro?

I tempi di Ha Keillah non ci consentono di entrare nel merito delle singole proposte di legge discusse dall’autore (che arriva a paragonarle addirittura alle leggi razziali), ma vale la pena riportare le sue conclusioni. La maggioranza degli israeliani, afferma, non intende consapevolmente spingersi fino a quel punto, ma lascerebbe la situazione evolversi per conto proprio e accetta l’assunto secondo cui ciò che distingue una persona dall’altra è più significativo di ciò che le unisce. Tutto ciò potrebbe portare Israele alla catastrofe e - conclude Sternhell - coloro che staranno a guardare non saranno meno responsabili degli istigatori.

Non conosciamo a sufficienza la realtà israeliana per valutare quanto le preoccupazioni di Sternhell siano fondate, ma certamente noi ebrei della diaspora, che sappiamo bene cosa significa dover difendere i propri diritti come minoranza, non possiamo giudicare uno stato a maggioranza ebraica con un metro differente.

A.S.

   

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