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Il morbo di K.

 

Lo scorso ottobre, quando questo periodico era già in stampa, Fra Giuseppe Magliozzi missionario medico nelle Filippine, ci ha inviato “all’approssimarsi della Giornata del Ricordo con cui a Roma si commemora la micidiale retata degli ebrei del Ghetto perpetrata il 16 ottobre 1943” una sua pubblicazione; lo scritto è un ricordo del dott. Giovanni Borromeo, Primario Medico presso l’Ospedale Fatebenefratelli dell’Isola Tiberina dal 1934, e si sofferma in particolare all’attività svolta tra il settembre 1943 e il giugno 1944 durante l’occupazione nazista della capitale. “In quei tragici mesi nel nostro Ospedale trovarono rifugio molti antifascisti e ebrei”: alcuni furono nascosti sotto la botola di accesso alle fognature situata nel reparto infettivi e nascosta da un tappeto; il frate di servizio nel reparto portava loro il cibo, spesso fornito - ricorda fra Magliozzi - “dalla sorella dell’attore Aldo Fabrizi, la famosa ‘sora Lella’… Altri invece furono ricoverati dal dott. Borromeo con finte diagnosi e finte generalità” nelle camere per solventi e in un settore del reparto infettivi separato da una vetrata. Per loro il dott. Borromeo inventò un’apposita malattia, il “morbo di K.”, con cui - precisa fra Magliozzi - sarcasticamente alludeva a Kappler o Kesselring: in occasione di una ispezione da parte dei tedeschi che ricercavano gente imboscata il dott. Borromeo, giunto al reparto dei ricoverati con il “morbo di K.”, spiegò che “si trattava di una nuova terribile infezione, terribilmente contagiosa e che se non portava a morte lasciava gravi esiti, dalla paralisi alla demenza o alla cecità”. Tanto bastò a tenere fuori dalla vetrata i soldati e il medico della Whermacht che li accompagnava.

Come riconoscimento postumo il 13 ottobre 2004 il dott. Borromeo ebbe il titolo di Giusto tra le Nazioni.

La pubblicazione (che si trova per esteso nel notiziario virtuale “il Melograno”, e in forma sintetica nel numero di ottobre della rivista mensile dei Fatebenefratelli “Vita Ospedaliera”) ricorda diversi episodi di quel periodo, quali l’installazione nei locali dell’Ospedale di una radio clandestina, o l’ospitalità offerta per riunioni del comando clandestino, e i riconoscimenti ricevuti da medici e collaboratori per l’attività svolta in quei nove mesi tra il 1943 e il 1944.

 

    

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