Storie di ebrei torinesi

 

UN’AMERICANA A TORINO

Susan Finnel Ruff, Donald Trump e le lotte per i diritti civili

 

Susan e David Ruff

 

Susan, avevi previsto l’esito delle elezioni presidenziali USA?

Dal 1952, quando avevo sette anni e i miei genitori votavano per Stevenson, non ho mai azzeccato una previsione sull’esito di un’elezione. Questa volta invece ho previsto giusto. Mi sono detta: Trump disprezza le persone in base al colore della pelle, il paese di origine, il genere, il credo religioso, l’orientamento sessuale, insomma ogni minoranza “debole”. Non mi stupirei che vincesse lui. E così è andata. A queste elezioni ha votato il 56% circa degli aventi diritto, meno delle altre volte, che significa che queste elezioni sono state largamente disertate, specie in campo democratico. Nel Wisconsin, Pennsylvania, Ohio e Florida, gli stati dove l’esito è stato determinante, il partito democratico ha avuto meno voti di quando aveva vinto Obama. Il sistema del collegio elettorale, che qui in Italia viene chiamato “dei grandi elettori”, è un meccanismo che non funziona: il partito che in uno stato ottiene il 50% + 1 dei voti ottiene tutti i grandi elettori. Il numero dei grandi elettori è proporzionale al numero degli abitanti di ogni stato. Di fatto i democratici questa volta hanno ricevuto più voti dei repubblicani, ma hanno perso le elezioni. Cose analoghe erano successe al tempo di Kennedy e Nixon e di Gore e Bush. Il candidato con più voti aveva perso. Se nel Wisconsin andavano a votare 2000 elettori in più, lì i democratici vincevano. Quello dei collegi elettorali è un meccanismo che consente oggi, con l’uso dei computer, previsioni strategiche a tavolino, e può portare, secondo me, a possibili corruzioni degli elettori. Molti negli Stati Uniti chiedono una modifica di questo sistema arcaico che risale alla Costituzione del 1787. Però finché rimane questo meccanismo l’esito delle elezioni va rispettato.


L’elezione di Trump è giunta inaspettata…

Gli stessi repubblicani non lo davano vincente. Dall’altra parte Hillary Clinton ha fatto fuori Sanders, che avrebbe rappresentato di più il partito democratico.


Tu hai votato?

Si, per corrispondenza. Se fosse stato candidato avrei votato per Sanders. Mi sarei divertita se ci fosse stato da scegliere tra Sanders e Bloomberg, due ebrei candidati alla presidenza…


È vero che gli operai bianchi hanno votato Trump?

È probabile, ma pare che il reddito medio dei supporter di Trump fosse mediamente più alto di quelli della Clinton. Comunque la quantità di soldi che si spendono per queste campagne elettorali è oscena. Secondo me il finanziamento privato dei partiti è una forma di corruzione legalizzata, perché se uno ti fa un favore, vuoi non ringraziarlo? Se non lo ringrazi sei un maleducato! Gli elettori dei due schieramenti non solo odiano il candidato della parte avversa, ma si odiano a vicenda. Chi ha votato Clinton pensa che tutti quelli che hanno votato Trump siano maschi, bianchi, razzisti, che abbiano la pancia dei bevitori di birra, che siano stupidi e senza titoli di studio. Ma questo non è vero: delle donne bianche laureate solo il 51% ha votato Clinton, e le altre hanno votato Trump o un altro candidato o non hanno votato. (Anche chi ha votato Trump ha i suoi stereotipi). Le nostre nonne sostenevano che con il voto alle donne non ci sarebbero state più guerre, perché nessuna donna avrebbe votato per mandare suo figlio a morire. Abbiamo visto che non è andata così.


Ma tra Trump e la Clinton c’era poi una grande differenza?

Io tra loro non ho visto dibattiti sulle grandi questioni sociali, come per esempio il ritiro delle truppe, la riduzione del numero dei carcerati (gli Stati Uniti sono i primi al mondo per numero di detenuti!), il controllo sulla vendita delle armi, l’assistenza sanitaria, l’aiuto ai disoccupati e alle persone in difficoltà.


Allora hai votato?

Certo che ho votato, entro i termini del voto per corrispondenza, e cioè ho fatto in modo che la mia busta fosse timbrata entro l’8 novembre, data del voto.


Hai votato scheda bianca?

Nooo! Clinton e Trump non erano gli unici candidati: ho votato una terza persona. Qualunque cittadino sopra i 35 anni nato negli Stati Uniti si può candidare alla presidenza.


Puoi fare pronostici su quello che farà Trump da presidente?

Credo che non costruirà il muro al confine col Messico, e credo che non riuscirà a deportare i cittadini sulla base del loro credo religioso, come ha promesso in campagna elettorale. Credo invece che ci sarà una recrudescenza degli atti di intolleranza e brutalità della polizia e dei cittadini nei confronti delle persone di colore, dei musulmani e degli LGBTQ, di cui si sono viste le prime avvisaglie.


È vero che Trump è antisemita ma filo-sionista?

Non credo lui, che ha una figlia convertitasi all’ebraismo, ma molti suoi sostenitori lo sono, come i fondamentalisti cristiani, anche se sembra una contraddizione. Sono quelli, come i Born again Christians, che si oppongono alle teorie di Darwin, alla omosessualità ed al sesso in generale, e che non mandano i figli a scuola ma li istruiscono a casa per salvarli dalla “contaminazione laica”. Prima di Bush non votavano. Bush e Trump li hanno portati al voto. Quando sono arrivata qua io snobbavo un po’ l’Italia perché negli Stati Uniti quando andavo a scuola io non c’era la lezione di religione: adesso invece le scuole private vengono finanziate dallo Stato. Come in Italia, dove lo Stato non finanzia le scuole private (perché non lo consente la Costituzione) ma finanzia le famiglie che ci mandano i figli… Negli Stati Uniti le scuole private possono non accogliere gli studenti di colore od omosessuali e le stesse discriminazioni possono essere effettuate dagli ospedali gestiti da gruppi religiosi, anch’essi finanziati in parte dallo Stato.

 

Gli ebrei statunitensi sono tendenzialmente democratici. Ma…

Un mio cugino dice che tendenzialmente gli ebrei negli Stati Uniti sono liberal, cioè progressisti, finché non si critica Israele quando diventano livid, cioè furibondi. I reduci dai campi nel ’45 che sono andati in Palestina non avevano neanche una camicia da mettersi addosso. Non si può dire la stessa cosa per chi oggi emigra in Israele da Chicago o da Los Angeles.


Come sarà secondo te il futuro di Israele?

Non ne ho idea, ma temo il peggio. Anche se c’è gente di buona volontà, non c’è condivisione di idee con la controparte, per cui la pace si allontana ogni giorno di più. C’è sempre più polarizzazione delle opinioni. Per la verità anche negli Stati Uniti c’è la tendenza a disprezzare gli esponenti della parte avversa. Io non sono dotata di spirito profetico, tanto è vero che ho sempre sbagliato le previsioni elettorali… Non mi sarei mai aspettata, per esempio, che in Irlanda del Nord cattolici e protestanti si sarebbero seduti ad un tavolo per negoziare ed avrebbero trovato un modo per convivere. Io spero che succeda la stessa cosa in Israele, ma non lo vedo nell’immediato. In Sudafrica le cose sono andate molto meno bene. Dopo un breve periodo di gioia e di speranza di pacificazione tra neri e bianchi, il potere è rimasto nelle mani della minoranza bianca e di pochi neri straricchi, a fronte di una massa di neri miserabili in preda al degrado, alla malavita ed alla corruzione.


E nel mondo?

In tutto il mondo, nelle Americhe come in Europa, in Cina come in Russia, la ricchezza si accumula in quantità esorbitante nelle mani di pochissimi. Rockefeller era milionario, ma la ricchezza dei miliardari di oggi è incommensurabile rispetto alla sua. Negli Stati Uniti gli attivisti più di sinistra del Partito Democratico come Bernie Sanders e Howard Dean spingono perché si ritorni a lottare per i diritti dei lavoratori, i diritti civili e contro il razzismo. Penso che tra quattro anni né Clinton né Trump avranno prospettive di essere eletti per ragioni di età, perché negli Stati Uniti non si fidano delle persone anziane.

 
Sei più tornata negli Stati Uniti?

Si. Dal 1969 al 1994 solo due volte. Da allora ogni anno, o quasi.


E ti trovi meglio là?

Mi trovo meglio in Italia, non solo perché è un bel paese, ma perché dopo 45 anni di vita qui la routine, le amicizie, la famiglia sono italiani. E poi l’Italia è più vivibile per quanto riguarda i diritti civili. È inconcepibile che in un paese ricco e moderno come gli Stati Uniti continui a esserci un sistema sanitario pubblico indecente, che continui ad esserci la pena di morte, che ogni anno ci siano centinaia di persone uccise dalla polizia e che sia il paese con più detenuti al mondo.


Negli Stati Uniti frequentavi l’ambiente ebraico?

Poco.


Tuo marito, il pittore David Ruff (morto nel 2007), era ebreo. È un caso che tu abbia sposato un ebreo?

Sì, è stato un caso. L’ho sposato perché ero innamorata di lui, non avevo certo cercato un compagno ebreo. Con lui ho trovato un’affinità nell’impegno per i diritti civili e nell’amore per l’arte. È stata tutta colpa di un cappuccino.


Spiegami…

È successo tutto nei primi anni ’60 a Woodstock, dove ero arrivata da Poughkeepsie nello stato di New York, dove avevo frequentato il primo anno al Vassar College. (Woodstock nel ’69 sarebbe poi diventata famosa nel mondo per avere dato il nome al mega-concerto rock per la pace e la libertà). Mi fermavo una settimana, tra la fine dell’anno accademico ed il ritorno a casa per trovare un lavoro estivo. Sono entrata per caso in un bar per mangiare qualcosa. David, che era lì con due amici, ha attaccato discorso con me e mi ha chiesto di andare al loro tavolo. Avevo pensato ad una cena completa e invece ho ordinato solo un cappuccino o qualcosa del genere, ho praticamente digiunato e tutto è iniziato così. Nel ’66 mi sono laureata e cinque giorni dopo ci siamo sposati…


Torniamo indietro: da dove viene la tua famiglia?

La famiglia di mio padre veniva dalla Polonia sotto l’Austria, mentre quella di mia madre dalla Russia, e sono immigrati in America all’inizio del ‘900. Io sono nata a New York, mi sono laureata in letteratura inglese e statunitense e nel ’66 David ed io siamo andati a vivere a Washington. In quella città David ha lavorato per circa un mese per il PRAC, il Poverty Rights Action Center fondato dall’amico George Wiley per sostenere coloro che vivevano con le sovvenzioni del welfare, la previdenza sociale.


C’è una qualche
relazione tra gli ebrei ed i movimenti progressisti USA?

Gli ebrei giunti dall’Europa orientale alla fine dell’800 ed all’inizio del ‘900 hanno aderito ai movimenti sindacali ed hanno lottato a fianco delle persone di colore per la conquista dei diritti civili. Nel 1964 i neri del Mississippi hanno invitato gli studenti universitari di tutti gli Stati Uniti perché li affiancassero nella lotta contro la violenza, la segregazione razziale e per il reale diritto al voto, previsto dalle Leggi Federali successive alla guerra civile, ma mai attuate negli stati del Sud. Anzi… La partecipazione degli studenti ebrei è stata sproporzionata rispetto alla percentuale degli ebrei nella popolazione statunitense. Dei tre giovani, James Chaney, Andrew Goodman e Michael Schwerner, ammazzati dai razzisti bianchi, due erano ebrei e l’altro era un nero del posto. È nel ’64 che ho partecipato alla prima Mississippi Freedom Summer. David nel ’65 sempre in Mississippi, nella capitale Jackson, in seguito a manifestazioni è stato arrestato e tenuto per 12 giorni insieme a centinaia di manifestanti, tra cui anche dei bambini, nella spianata delle fiere trasformata in campo di prigionia, perché le prigioni erano strapiene.

Io invece nel frattempo, mentre studiavo, sono stata tra i fondatori del Vassar Committee for Civil Rights, dove si aiutavano i ragazzini di Poughkeepsie che a scuola erano in difficoltà e si facevano riunioni per discutere e risolvere i problemi della gente. Sono stata inoltre la portavoce locale del Downtown (NYC) CORE, uno dei grandi movimenti nazionali per i diritti civili.


Io vi ho conosciuti in una cascina in mezzo alla campagna, ai piedi del castello diroccato di Bagnolo Piemonte. Com’è che siete arrivati in Italia?

Dopo la laurea ed il matrimonio del ’66 siamo vissuti sei mesi a Washington, dove ho insegnato lettere in una scuola media dove circa il 98% degli studenti erano ragazzi di colore, che spesso venivano picchiati dagli insegnanti (non da me). Le punizioni corporali erano (e sono) legali in alcuni stati (penso circa la metà) ma non a Washington. Una delle mie classi ha scritto un giornale che nel primo numero ha citato i regolamenti per gli insegnanti, ed il Preside ha fatto confiscare le copie (lui le pensava tutte). Bill Higgs, un nostro amico avvocato, ha segnalato questi fatti al Washington Post e loro hanno pubblicato una doppia intervista - con me e con il Preside - seguita da altri articoli sul Post e sugli altri giornali della città. Questa denuncia ha fatto molto rumore, ed io mi sono dimessa pubblicamente durante una riunione aperta del Provveditorato. Era in atto una causa presso la Federal District Court per discriminazione contro il Provveditorato. In seguito a questi fatti, il Provveditorato è stato messo in gestione prefettizia. Dopo, David ed io abbiamo girato l’Europa per quasi un anno: Olanda, Belgio, Francia, Svizzera. La nostra figlia Aleyda è nata nel ’68 a New York. Poi siamo stati per due anni ad Amsterdam. Nel ’71 siamo venuti in Piemonte: Baldissero, Bagnolo, e dopo il ’93 Torino. In Piemonte siamo arrivati perché qui avevo un posto di insegnante di lettere, storia e geografia in lingua inglese in una scuola privata. Mentre ero a Bagnolo ho preso una seconda laurea in lingua e letteratura straniera moderna all’Università di Torino. Dall’80 sono stata lettore di lingua inglese alla Facoltà di Lettere della stessa Università.


Com’è che hai cominciato a frequentare la Comunità di Torino?

Quando sul pianerottolo di casa ho incontrato per caso Giorgina Arian Levi, che già allora viveva nella Casa di Riposo ebraica, e che era venuta a vedere la casa del Ghetto Nuovo di Torino, sulle tracce della sua nonna paterna. Non sono iscritta alla Comunità ma frequento molti eventi che vi si organizzano. Alcuni, anzi molti dei miei migliori amici sono ebrei.

 

 Intervista di
David Terracini

 

1913, the New Constitutional Society
for Women's SUffrage (yiddish)

 

  

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