Memoria

 

Un rap per Franco e altre storie
Lavori di "restituzione" al testimone delle leggi razziali, Franco De Benedetti Teglio

di Sergio Franzese

 

Instancabile, nonostante il trascorrere del tempo, prosegue "sottotraccia" l'attività di Franco Debenedetti Teglio, classe 1937, che attraverso il racconto della propria infanzia negata spiega alle nuove generazioni ciò che rappresentarono in Italia le leggi razziali per chi ne fu colpito e ne subì le terribili conseguenze. Di lui e della sua meritoria opera di educazione avevo scritto su questo giornale un articolo intitolato "Progetto memoria - Storie famigliari e leggi razziali", (HK n.4/2014) accennando in esso ad una successiva fase di "restituzione" costituita dai lavori acquisiti come risposta al messaggio contenuto nella testimonianza. Si tratta di riflessioni, poesie, fumetti, disegni, racconti, filmati, rappresentazioni teatrali, ecc., un vero patrimonio che dovrà essere rielaborato per consentirne la presentazione, la fruizione e il suo utilizzo nell'ambito di nuovi percorsi di formazione "da allievo ad allievo". Il lavoro di raccolta, catalogazione sistematica, digitalizzazione/scannerizzazione, presentazione e montaggio è solo all'inizio e, come è facile intuire, richiederà un notevole sforzo ed un'ampia disponibilità di tempo; già fin d'ora tuttavia sono pervenuti alcuni primi risultati concreti realizzati a seguito degli incontri che hanno visto la partecipazione di scuole, dalle elementari fino all'università, oltre che di enti e associazioni, su un territorio che spazia dal Piemonte all'Emilia-Romagna. È su questi "prodotti", il cui scopo consiste nella trasmissione della memoria ai giovani e agli adulti di oggi, che intendo soffermarmi nelle righe che seguono per descriverne in breve il contenuto.

Franco Debenedetti Teglio usa presentarsi ai suoi interlocutori con parole forti: "Vi chiedo scusa ma io ho un gran difetto: non sono stato internato ad Auschwitz. Non sono negazionista, i miei cugini sono morti in quel campo di concentramento. Ma la Shoah fa marketing ed è divenuta spesso uno stereotipo" precisando subito dopo che "in questo modo si celano le vere ragioni di ciò che avvenne. Quando parliamo di male e bene parliamo di persone in carne ed ossa, francesi, italiani, ucraini, e non solo di Hitler. Questo è l'anticorpo che vorrei instillare nei giovani".

La vita di Franco Debenedetti tra il 1938 ed il 1945 è stata una corsa a ostacoli vissuta a cavallo tra Italia e Francia, considerato nemico in quanto ebreo in patria e, oltralpe, considerato nemico anche in quanto italiano, condannato alla non-esistenza, la famiglia tragicamente segnata da due suicidi, quello del padre e successivamente del fratello, avvenuti dopo la guerra in conseguenza delle angherie subite in quegli anni terribili.

La sintesi di questo racconto, che mette in evidenza la responsabilità italiana ancor prima di quella tedesca nelle persecuzioni antisemite e che demolisce il falso mito degli italiani "brava gente" per riportare alla luce la verità storica di un diffuso collaborazionismo con il regime fascista da parte dei cittadini, senza voler negare l'aiuto e la protezione offerta da tanti, è contenuta nel cortometraggio "Le Verità Taciute" (17') realizzato da Giorgio Santise, membro del Centro Sperimentale di Cinematografia a titolo di "restituzione" di una serie di incontri con un gruppo studenti dell'Ateneo torinese.

"26 piccoli artisti - 26 grandi opere" è invece il titolo della mostra di disegni realizzata da Franco sulla base delle "restituzioni" di una quinta classe elementare della scuola Nicolò Tommaseo di Torino nell'anno scolastico 2014-2015. Ogni disegno è presentato dalla viva voce dell’alunno che lo ha realizzato. Un centro colorato circondato dall'oscurità che risucchia il diritto alla felicità di un bambino ebreo, occhi che piangono accompagnati dal pensiero recitato di quegli anni difficili che Franco ha trasformato in speranza, libri dati alle fiamme dai razzisti che con il loro gesto volevano cancellare la cultura e la diversità di un intero popolo; sono solamente alcuni dei disegni che nella loro semplicità traducono in forme e colori la lezione recepita, dove i commenti sul passato qualche volta si intrecciano con riflessioni sull'attualità.

"Zakhor! (Ricorda), un rap per Franco" s'intitola la recita prodotta dalla Scuola Media Statale Norberto Bobbio di Torino nella quale un gruppo di ragazzi e ragazze, tra cui alcuni di origine straniera (tra questi anche musulmani), mettono in scena le vicende raccontate loro dal testimone, dimostrando grande abilità comunicativa nella recitazione in cui si inserisce anche il brano rap che dà il titolo alla rappresentazione. "Le cose tristi vanno ricordate in un modo "allegro" perché sennò non si accettano, però poi vanno pensate in modo serio perché è capire ciò che serve, non piangere"; con queste parole Franco Debenedetti Teglio commenta il lavoro di questi giovani che è stato realizzato nell'anno scolastico 2013-2014.

Di grande impatto, nonostante la durata di soli 4'23", il video "Tu non esisti", realizzato dalla II classe dell'I.T.I.S. Amedeo Avogrado, anch'esso di Torino, che intercala fotografie di Franco a spezzoni di filmato che lo mostrano durante una lezione frontale con i ragazzi, il tutto accompagnato da una musica di fondo e da due testi, uno all'inizio ed uno alla fine. Trascrivo quest'ultimo che a mio avviso rappresenta un piccolo capolavoro di comunicazione, l'attualizzazione delle conseguenze delle leggi razziali che oggi suonerebbero in questo modo: "Non potrai entrare in un cinema, memmeno affittare i DVD. Non ti collegherai mai più a internet... a facebook. [...] Ti sarà requisito il cellulare, l'ipod, il computer, la TV, il motorino, la bicicletta. Non prenderai un aereo o un treno. [...] Non ci saranno discoteche per te. Non entrerai più in una pizzeria o in un teatro. Qualunque lavoro tu stia svolgendo non sarà più tuo. Fuori da casa tua perché ora è nostra. Nostra! Tu non esisti!".

Si può dunque concludere che lo sforzo compiuto da Franco Debenedetti Teglio nel corso di oltre dieci anni produce, in chi ne è coinvolto, un vaccino contro il risorgente antisemitismo e contro le pulsioni razziste e identitarie che pervadono la nostra società alle prese con il problema dell'accoglienza dei migranti, fenomeno che la politica spesso dimostra di non saper gestire creando conflitti e risentimenti.

Dal 2005 ad oggi sono stati raggiunti oltre ventimila studenti con i loro insegnanti, dirigenti scolastici e presidi (oltre a molti altri soggetti in ambito extra-scolastico) attraverso incontri, conferenze, presentazione della mostra che dà il nome al progetto e iniziative ad essa collegate.

I lavori da me sopra descritti sono visualizzabili sul canale YouTube al seguente URL: <http://tinyurl.com/h4e56yc>. Altri seguiranno in futuro. Nel frattempo quel bambino di nome Franco, a cui era stata portata via l'identità, continua ad incontrare quasi ogni giorno nuovi bambini, giovani e adulti, per raccontare loro la sua storia, che è anche la nostra Storia, quella dell'Italia, quella di una nazione che non ha mai completamente chiuso i conti con il proprio passato.

Sergio Franzese

 

Incontro di Franco Debenedetti con gli studenti della Val di Sole al teatro di Dimaro (Trento)