Ricordi

Piero Norzi

di Emanuele Azzità

 

Piero Norzi ci ha lasciati lo scorso 30 ottobre. La notizia è giunta con il brivido di un'angoscia incredula. Era nato a Torino il 7 gennaio 1934, laureato in agraria, nel 1980 aveva deciso di vivere a Moncalvo con la sua famiglia, a Villa Foa che era stata di sua nonna. “Siamo l'unica famiglia ebraica - ha scritto Piero in una memoria - ritornata all'origine e cerchiamo nel limite delle nostre possibilità di far conoscere e mantenere le tradizioni Ebraiche di Moncalvo”. Proprio dalla città monferrina alle 4 del mattino del 19 settembre 1943 otto persone, tra le quali Piero, sua sorella e i loro genitori, salirono su un treno per Milano alla volta della Svizzera. A Villa Foa rimasero la nonna, i due zii e il loro figlio trentunenne, tutti deportati e scomparsi ad Auschwitz. Nel paese d'oltralpe i bambini frequentarono le scuole primarie, ma affidati a delle famiglie e separati dai genitori. Quando tornò a Torino l'ormai dodicenne Piero parlava quasi esclusivamente lo svizzero tedesco. Qualche anno fa, ripensando a quei fatti, scriveva: “... più gli anni passano e più mi ricordo quel poco piacevole periodo della mia infanzia anche nei dettagli, forse perchè tutti quelli che hanno vissuto quegli anni tremendi di guerra e di paura vengono in qualche modo 'marchiati' e condizionati per sempre. Per Norzi l'ebraismo era sopratutto tradizione e cultura. Per questo non poteva prescindere dalla memoria e dal recupero di ciò che la barbarie nazifascista aveva cercato di distruggere senza riuscirci. Per iniziativa dell'Amministrazione Comunale nel 2003, a ricordo della Shoah, una delle quattro vie che delimitavano il ghetto è stata intitolata “27 gennaio, giorno della memoria”.

La tradizione non è solo forma se la sua essenza è nella Torah: “E Dio prese Adamo e lo collocò nel giardino dell'Eden, per lavorarlo e custodirlo” (Genesi, 2:15). Il dottor Piero Norzi si occupava delle malattie delle piante, un incarico che eseguiva con lo stesso scrupolo col quale, per primo in Italia, sulle colline del Monferrato, iniziò a produrre vino kasher che, spiegava anche come agronomo, in lingua ebraica significa adatto, idoneo, puro e sta ad indicare il concetto di genuinità. La genuinità, la schiettezza e la generosità erano nel suo carattere. A Moncalvo fu promotore di tanti avvenimenti culturali che andavano dalle mostre alle conferenze e al restauro del cimitero ebraico, oasi lussureggiante di verde nella cui terra oggi Piero riposa. Tutti i martedì - racconta il dottor Antonio Barbato, direttore della Biblioteca Civica - ci incontravamo per discutere sulle iniziative da prendere.

Moncalvo, che nel XIX secolo contava più di duecento ebrei, si erge a circa 300 metri di altitudine. Il cimitero ebraico è più o meno alla stessa altezza, sul bordo sinistro della strada per Ottiglio. In gran parte è una ripa scoscesa di alberi e antiche tombe. Nella stagione fredda, splendente il sole, si può ammirare lo spettacolo di un mare bianco di nebbia che sale dal fondo delle valli per inghiottire la sommità delle più basse colline circostanti, lasciando fuori il cimitero ebraico.

Grazie Piero, che il raggio del sole e il tuo ricordo per te splendano per sempre!

Emanuele Azzità

 

Il cimitero ebraico di Moncalvo

 

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