Ricordi

 

Giorgio Olivetti

di T.L.

 

Il 21 Novembre si è spento alla Casa di Riposo di Torino, cui recentemente aveva dovuto accedere per il peggioramento delle sue condizioni fisiche, Giorgio Olivetti.

Giorgio era un ingegnere, ma era soprattutto noto come architetto: un architetto geniale, che aveva una straordinaria capacità di cogliere l’essenza anche recondita dei “luoghi” su cui era chiamato ad intervenire, valorizzandoli con la sua raffinata sensibilità e maestria.

La Comunità Ebraica di Torino, che lo ha avuto a lungo tra i propri collaboratori, deve a lui la progettazione e la realizzazione di quel gioiello ineguagliabile che è il cosiddetto “Tempio Piccolo”. Fu un’intuizione geniale quella che Giorgio ebbe agli inizi degli anni settanta, durante i lavori di rifacimento degli edifici comunitari: quella di recuperare gli scantinati del Tempio Grande, già utilizzati come forno per la cottura delle azzime, per realizzare un altro tempietto più a misura delle mutate esigenze comunitarie. Giorgio, seppe sfruttare magistralmente quegli ambienti dotati di volte, pareti e colonne in mattoni grezzi, integrandovi le splendide Tevà ed Aron ha-Kodesh barocche provenienti dal Bet ha-Keneset di Chieri. Fu così che al di sotto di una pomposa e magniloquente sinagoga tipica dell’epoca dell’emancipazione, ne fu realizzata una seconda, intima e raccolta, che riproponeva il modello di quelle dell’epoca dei ghetti, con al centro la Tevà, attorniata dai banchi del pubblico. L’aspetto più mirabile dell’opera è certamente il perfetto connubio di stili diversi, antichi e moderni, che Giorgio seppe armonizzare.

Ma il suo intervento non si esaurì con l’opera principale: in un minuscolo spazio adiacente al “Tempio Piccolo” riuscì ad inserire un’antichissima Aron ha-Kodesh proveniente dal ghetto di Torino, dando vita ad un terzo minuscolo tempietto di grande fascino. Ciò fatto, rimanevano ancora inutilizzati alcuni ampi locali degli scantinati per i quali non era stata individuata un’appropriata destinazione. Alcuni giovani consiglieri della Comunità - tra cui chi scrive - rammaricandosi del fatto che, nell’ambito dell’imponente intervento che aveva interessato il complesso degli edifici comunitari, non si fosse pensato ad uno spazio da destinare alle attività socio-culturali, sollevarono il problema in Consiglio e proposero di valutare la possibilità di utilizzare quei locali. L’idea fu accolta e l’incarico venne affidato a Giorgio. Fu così che egli si rimise al lavoro e, ancora una volta con gran gusto e perizia, trasformò quello che rimaneva degli scantinati in quella magnifica sala che è l’attuale “Centro Sociale”. E a lui si devono anche la progettazione degli splendidi e funzionali mobili destinati ad accogliere la Biblioteca Artom e, last but not least, la “Sala dell’Adei”. Fu così che la Comunità poté finalmente disporre di un Centro che sarebbe diventato il fulcro attorno al quale sviluppare la vita comunitaria negli anni a venire. Risulta oggi davvero difficile immaginare che una simile esigenza non fosse mai stata percepita. Ma così è, e si deve all’intuizione di quei giovani consiglieri e allo straordinario talento di Giorgio Olivetti se a quella carenza fu posto rimedio con brillanti soluzioni.

T.L.

 

 

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