Trump

Al momento di andare in stampa è scoppiato il caos scatenato dalla dichiarazione di Trump su Gerusalemme capitale di Israele. Nei giorni immediatamente successivi abbiamo ricevuto due contributi sul tema, che pubblichiamo in queste pagine, ma probabilmente solo dal prossimo numero sarà possibile misurare il reale impatto che la mossa del Presidente Usa avrà avuto, al di là delle dichiarazioni di facciata. La presa di posizione di Trump è stata un pericoloso salto ne buio o è parte di una strategia? È stata una mossa gratuita e unilaterale a favore di Israele o gli Stati Uniti richiederanno una contropartita?

Ricordiamo comunque che si tratta di una questione puramente simbolica perché la capitale di Israele, dove si trovano parlamento, governo, Presidente della repubblica, Corte Suprema, ecc., è sempre stata Gerusalemme fin dal 1948. A Tel Aviv ci sono, e ci sono sempre state, solo le ambasciate. Tutte le istituzioni si trovano dunque a Gerusalemme ovest, che era già israeliana prima del 1967 e di conseguenza non può essere definita territorio occupato. Occorre anche notare che Trump non ha mai parlato di Gerusalemme "una e indivisibile" e quindi in teoria non ha detto niente di diverso da chi, come noi, sostiene la linea dei due popoli / due stati.

Certo, nel Medio Oriente anche i simboli hanno la loro importanza. È comunque opportuno ricordare che sul piano pratico la dichiarazione di Trump non ha cambiato nulla nello status di Gerusalemme o nella vita dei suoi abitanti.
 

 

Un approccio diverso

di Nadia Yedid e Mario Jona

 

Abbiamo, per la prima volta, l’imbarazzo di dichiararci in accordo con Donald Trump, situazione in cui non avremmo mai sognato di trovarci. Abbiamo ascoltato insieme il suo discorso su Gerusalemme capitale, e, salvo qualche esagerazione o sfumatura, ci sentiamo rappresentati da ciò che ha espresso.

Non c'è dubbio che la diplomazia internazionale non ha, per il momento, ottenuto risultati per la pacificazione nel Medio Oriente e nella questione israelo-palestinese in particolare. Lasciamo perdere i dubbi sull'autenticità degli sforzi per la pace dei vari stati interessati, comunque abbiamo assistito a trattative e missioni di pace che hanno lasciato una situazione sempre più incancrenita. Tanto dichiara anche Donald Trump nel suo discorso.

Forse bisogna effettivamente tentare un approccio diverso.

Cominciamo da una visione storica del problema, senza esprimere opinioni in proposito. All'atto della sua fondazione, Israele ha definito Gerusalemme come la sua capitale. Trump, nel suo discorso, ha riconosciuto che la decisione di dove collocare la propria capitale spetta ad ogni Stato. Cinquant'anni fa, come risultato di una guerra subita, Israele ha occupato tutta Gerusalemme, ed altri territori. Questa situazione non è mai stata accettata dalla diplomazia internazionale, costituendo forse l'unico esempio nella storia di risultato di una guerra che, dopo mezzo secolo non sia stato riconosciuto dai paesi che mantengono rapporti diplomatici con lo Stato interessato. Siamo di fronte ad una situazione forse “giusta”, ma senza precedenti nella prassi della diplomazia internazionale.

Indipendentemente da quanto sopra, è evidente che la mossa di Trump, nel breve periodo, aggraverà la tensione in Medio Oriente. Gli intransigenti delle due parti troveranno buoni pretesti per riprendere le ostilità. Del resto la mossa è evidentemente loro sgradita, perché la permanenza di una posizione indefinita per Gerusalemme fornirà sempre uno spunto da utilizzare per impedire qualsiasi accordo. A medio termine, specialmente se servirà da esempio per altre nazioni che mantengono rapporti diplomatici con Israele, il riconoscimento ufficiale della capitale non potrà che facilitare le eventuali trattative di pace, togliendo dal piatto l'annoso problema.

La mossa di Trump indebolisce questa motivazione e toglie terreno sotto i piedi agli estremisti. È  facilmente prevedibile che questi si ribellino, ma è anche ragionevole aspettarsi che, se altri paesi seguiranno l'esempio, la situazione tenda a diventare più gestibile.

Fin qui non abbiamo nominato Gerusalemme est od ovest. Trump stesso non ha voluto entrare in dettaglio su quest'aspetto, sostenendo che i confini debbano essere definiti tra gli Stati confinanti. Quindi la strada che Trump intende intraprendere prelude a discussioni tra Israele ed un futuro Stato palestinese, per la definizione possibilmente pacifica di un confine.

Su questo argomento abbiamo letto e sentito di tutto. Essenzialmente commenti che condannavano la posizione di Trump, come portatrice di nuove tensioni. Questa è una visione a breve, di cercare la tranquillità per l'oggi, rimandando i problemi al domani. È  spesso anche corroborata da un resoconto solo parziale del discorso fatto dal Presidente USA. Riteniamo utile, per una discussione informata, l'ascolto integrale di quanto pronunziato da Trump, che, tra l'altro, parla lentamente ed in modo chiaro. Il discorso è reperibile in rete https://youtu.be/K-XE2pvc_7o (FULL SPEECH: President Trump declares Jerusalem as capita of Israel).

                                   Nadia Yedid e Mario Jona

 

 Vignetta di Davì

 

 

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