Israele

 

Blocknotes

di Reuven Ravenna

 

Ricordi e Augurio

Per una settimana dell'Agosto del 1961 celebrammo il trentennale del primo Campeggio estivo di Planpincieux con la partecipazione del suo ideatore e animatore, Leo Levi, che venne da Erez Israel, e che, lo posso testimoniare, ancora una volta fu per tutti noi un fratello maggiore. Leo, Franco e Alda non ancora Segre, Roby Bassi e il sottoscritto tenemmo conversazioni sull'anima dei campeggi, con rievocazioni storiche e pungenti disamine di attualità. Alla fine compimmo un "pellegrinaggio" alle baite che ospitarono il campeggio "primogenito". Di quella giornata non dimentico l'intima commozione di Leo, sotto una scorza di apparente critica alla "dinosaurità" dell'iniziativa, e la tefillà di Minhà nel bosco."Gli amici campeggisti, che pur mi hanno trattato da compagno e coetaneo (e li ringrazio, anche per questo, di cuore) hanno ormai l'età media dei miei cinque figli. L'augurio che faccio a quelli e a questi è di ritrovare, tra trent'anni, nel "ritorno alle baite"- nel doppio, pregnante significato di queste parole - la gioia profonda che la sorte mi ha dato di provare nel giorno della dimessa eppur cordiale "celebrazione", a Planpincieux." (Da Leo Levi, Ritorno alle Baite di Planpincieux, "ISRAEL XLVI, 7 settembre 1961, n.43, 26 Elul 5721)

Ai congressisti dell'UGEI un augurio nel medesimo spirito di allora, con un ebraismo all'altezza delle sfide del presente aspirando a una casa ebraica, dove alla fedeltà integrale della Torà, si associ una purezza e una semplicità di vita non disgiunta da una partecipazione attiva e cosciente agli ideali di giustizia e libertà che animano la nostra epoca. Sentimenti di un più che ottantenne.

 

Il prezzo della storia

Ossessionato al quotidiano nel seguire le news del mondo, in tutte le direzioni, quasi rivado ai tempi formativi della mia verde età, gli anni della guerra fredda, nei quali le valutazioni venivano provocate da narrazioni contrastanti, direi di stampo manicheo. Lo Stato ebraico, pur riconosciuto dai due blocchi all'inizio, dovette affrontare contemporaneamente sfide al suo interno, nell'accogliere milioni di olim a Sion nel giro di pochi anni non godendo di un rapporto di convivenza con il mondo arabo, sfociato in conflitti armati ciclici. L'opinione pubblica, più o meno, guardava con simpatia a questa “isola" democratica e progressista nel Medio Oriente. Cito Pietro Nenni alla vigilia della Guerra del '67: "È in pericolo la Civiltà dei Kibbutzim!". Il mondo attuale è un groviglio di forze e di interessi, per cui le previsioni diventano sempre più ardue. L'osservatore israeliano e ebreo diasporico vede con preoccupazione manifestazioni sempre più evidenti di tendenze xenofobe, se non neofasciste, ossessionate dallo spettro dell"Eurabia". Le aspirazioni dei palestinesi vengono sempre più associate al terrorismo islamico, per cui l'ideale della Grande Israele diventa "Israele dal Mare al Fiume” (Giordano, per il momento), che rappresenta per molti il baluardo dell'Occidente bianco e cristiano". Far di necessità virtù per le istanze della RealPolitik? Vendere le armi al Myanmar (Birmania) che perseguita la minoranza musulmana, come, in passato, il Sud-Africa dell'apartheid collaborò in molti campi con Israele, quando ancora la destra non governava? Obiettivamente, forze di nazionalismo populista sono un sostegno per molti. Si obietta che l'islamofobia (cfr.gli USA di Trump) prima o poi si coniugherà al più vieto antisemitismo…

Reuven Ravenna

 

 Vignetta di Davì