Storia

 

Vasilij Grossman

le radici ebraiche e la denuncia del totalitarismo

di Cesare Pianciola

 

Nel centenario della rivoluzione di ottobre propongo di rileggere due grandi scrittori russi, le cui opere maggiori sono una critica dello stalinismo e della società sovietica: in chiave grottesco-metafisica, erede della grande tradizione di Gogol', Michail Bulgakov; in chiave realistica, alla confluenza di Tolstoj e Cechov, Vasilij Semënovič Grossman.

Sono opere che ebbero una grande risonanza postuma: Il Maestro e Margherita, di Bulgakov, redatto in diverse versioni negli anni 1929-1940, cioè fino alla morte prematura, fu pubblicato in URSS in una edizione fortemente censurata nel 1966-67, più di un quarto di secolo dopo la sua scomparsa, mentre le parti amputate giravano in samizdat; comparve poi in edizione completa nel 1973, collocandosi subito tra i capolavori del '900, e in una nuova edizione critica nel 1989, quando fu iniziata la pubblicazione dell'Opera omnia. Vita e destino, che fece di Grossman uno scrittore di fama mondiale, fu invece edito in russo nel 1980 a Losanna, su una copia microfilmata arrivata all'estero con l'aiuto di Andrej Sacharov, e in Unione Sovietica comparve solo nel 1988 - dopo la svolta gorbacioviana, agli sgoccioli del regime.

Grossman è di quattordici anni più giovane di Bulgakov (Michail Bulgakov è nato a Kiev nel 1891; Grossman è nato a Berdičev - Ucraina del Nord - nel 1905 in una famiglia di ebrei colti e assimilati).

Entrambi sono di formazione scientifica (ingegnere chimico Grossman, medico Bulgakov), entrambi lasciano le loro professioni per diventare scrittori, entrambi corrono gravi pericoli nel periodo staliniano.

Bulgakov non è in nessun senso uno scrittore "progressista". Sembra che Il’ja Il’f - il famoso scrittore satirico che pubblicava in tandem con Petrov - avesse chiesto ai redattori della rivista «Gudok»: «Ma che cosa vi aspettate da Michail? Si è appena rassegnato all’idea che sia stata abolita la servitù della gleba, e voi volete che accetti già il potere sovietico!». Ma forse proprio per questo lo sguardo di Bulgakov sulla società in cui viveva era così acuto, disincantato e penetrante.

Bulgakov muore nel marzo 1940 a soli 48 anni e dal 1930 lavora per il teatro senza poter più pubblicare nulla, mentre Grossman diventa uno scrittore affermato proprio negli anni Trenta. Nel 1934 abbandona il mestiere di chimico e pubblica il suo primo romanzo, su una miniera di carbone; nel 1937 diventa membro dell'Unione degli scrittori sovietici, cosa che lo fa accedere ai privilegi della nomenklatura. Partecipa come volontario e coraggioso corrispondente di guerra alla battaglia di Stalingrado (estate '42 -febbraio '43) e poi alla controffensiva sovietica fino alla conquista di Berlino. Le sue corrispondenze di guerra, pubblicate sul giornale dell’Armata Rossa, e i suoi romanzi sono diffusi e apprezzati. Grossman aveva sperato che la «grande guerra patriottica» avrebbe portato a una svolta nella storia sovietica e all'abbandono degli aspetti più criminali dello stalinismo. Invece dopo la guerra trionfa il più ottuso zdanovismo, Stalin scatena nel '49 la campagna contro gli elementi «cosmopoliti» (gli ebrei in primo luogo) e nel '52 viene montato il mostruoso «complotto dei camici bianchi». Grossman si piega a sottoscrivere una lettera di appoggio alle autorità, di cui poi si vergognerà, e nel '52 «Novy Mir» gli pubblica Per una giusta causa, romanzo sulla guerra che è la premessa di Vita e destino. Ma ha tensioni con l'establishment politico-letterario su tre punti: 1) l'insistenza sull'eroismo del semplice soldato sovietico in un periodo in cui il merito della vittoria viene attribuito al Partito e al suo capo; 2) il rilievo dato all'enormità e alla specificità della Shoah; 3) la denuncia del collaborazionismo antisemita nell'Ucraina occupata dai nazisti.

È tra i primi a portare una testimonianza diretta e potente sui campi di sterminio pubblicando nel novembre 1944 L'inferno di Treblinka. Inoltre Grossman cura con Ilja Erenburg Il Libro Nero. Il genocidio nazista nei territori sovietici 1941-1945, che però non ebbe una edizione russa. Ancora nel 1987 la lapide commemorativa dell'eccidio di Berdičev parlava di «pacifici cittadini sovietici» ed evitava di nominare gli ebrei. La fine della madre in una fossa comune insieme agli oltre 18.000 ebrei di Berdičev trucidati dai nazisti nel settembre 1941 è centrale nella sua ultima produzione (Vita e destino è dedicato alla sua memoria).

Negli anni successivi al XX Congresso, Grossman si illude circa la portata della destalinizzazione. Solženicyn aveva ottenuto di pubblicare nel 1962 Una giornata di Ivan Denisovič e Grossman cerca di pubblicare Vita e destino, a cui ha lavorato dal 1950 al 1960, ma il KGB fa irruzione nel suo appartamento e sequestra il manoscritto, gli appunti, e persino la carta carbone e i nastri delle macchine da scrivere (i materiali saranno restituiti alla figlia solo nel 2013). Invano Grossman scrive una lettera di protesta a Chruščёv. Nel 1962 viene ricevuto da Michail Suslov, capo della sezione ideologica del Partito, che gli dice che «il suo libro corre il rischio di non vedere la luce prima di due o trecento anni» e che non è il caso di aggiungere anche un romanzo all'arsenale di bombe atomiche che minacciano l'Unione Sovietica. Negli ultimi anni della sua vita Grossman approfondisce e radicalizza la sua meditazione sui totalitarismi in Tutto scorre..., che verrà pubblicato postumo in russo a Francoforte nel 1970 e tradotto in italiano nel 1971. Il protagonista è un reduce che, dopo trent'anni di prigionia in Siberia, si scontra con l'indifferenza e la falsa pietà di parenti e antichi conoscenti, e che riflette su un sistema mostruoso e sulle sue origini già nell'epoca di Lenin.

Tzvetan Todorov ha scritto in Memoria del male, tentazione del bene. Inchiesta su un secolo tragico (Garzanti 2001): «Vita e destino e Tutto scorre... contengono un'analisi straordinaria della società totalitaria» in cui l'autore giunge «alla stessa verità che perseguono gli scritti degli storici: quella che svela il senso profondo degli avvenimenti».

Grossman morì cinquantanovenne nel 1964. Solženicyn, impressionato dalle lettere e testimonianze che ricevette dopo la pubblicazione di Una giornata di Ivan Denisovič,

stava raccogliendo i materiali per Il primo cerchio e L'arcipelago Gulag. Alla letteratura del Gulag appartiene a pieno titolo anche Tutto scorre..., benché l'autore non ne abbia avuta l'esperienza diretta che ne ebbero Solženicyn e Šalamov.

 

Cesare Pianciola

 

I libri principali di Grossman sono pubblicati da Adelphi.

La biografia ad oggi più completa è quella di John e Carol Garrard, Le ossa di Berdičev. La vita e il destino di Vasilij Grossman, Marietti 1820, Milano 2009, da cui abbiamo tratto molte notizie.

Atti di convegni internazionali: Il romanzo della libertà, Vasilij Grossman tra i classici del XX secolo, a cura di G. Maddalena e P. Tosco, Rubbettino, Soveria Mannelli 2009; P. Tosco (a cura di), L’umano nell’uomo. Vasilij Grossman tra ideologie e domande eterne, Rubbettino, Soveria Mannelli 2011. Sono tra le numerose inziative del Centro studi “Vasilij Grossman”: <www.grossmanweb.eu>

Myriam Anissimov, Vassili Grossman. Un écrivan de combat, Éditions du Seuil, Paris 2012.

 

Giorgio Tedeschi, Rossella

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