Storia

 

 Presidenti

di Manuel Disegni

 

 

Uno a sedici anni non sente il peso della Storia e legge tutte le mattine La Gazzetta dello Sport. Non vi sono età spensierate, ognuna ha i propri turbamenti. Nel caso che, ad esempio, il giovanotto sia un po' bischero e il suo animo sinceramente mosso dai destini della Fiorentina, le cronache del suo quotidiano preferito non avranno certo risparmiata qualche colazione indigesta ai suoi anni verdi. Eppure, con perversa perseveranza, con stolida speranza, egli continua ad amareggiare ogni giorno il suo caffè mattutino; finisce così per imparare ad apprezzare la miscela robusta, la violenza che essa esercita sulle papille gustative e la bellezza della sofferenza. Ecco bell'e fatta una passione.

Presidenti di Adam Smulevich è un saggio storico sul rapporto fra gli ebrei italiani e il regime fascista. Se il tema è ampiamente esplorato, qui abbiamo a che fare con una linea di ricerca originale in quanto dettata da una passione personale (e insieme popolare): la passione per il calcio e per il giornalismo sportivo. Una passione che come un demone continua a possedere la mente dell'autore, il quale, ormai cresciuto (?) e consapevole professionista, ne ha fatto la materia e la linfa vitale della sua inchiesta storica, che non di rado indulge in cronache serrate e incalzanti di match disputati cent'anni fa. La storia del calcio scorre nelle pagine di questo saggio sullo sfondo degli eventi storici più grandi. Domeniche d'inizio estate 1914. Mentre a Sarajevo Gavrilo Princip ordisce le sue trame terroristiche, sul campo di Casale Monferrato si disputa una incontro valevole per il campionato di massima serie. È l'occasione, per i monferrini, di strappare lo scudetto agli odiati e apparentemente invincibili avversari della Pro Vercelli. “È Casale contro Lazio, lo scontro finale. Tutto il resto non conta. La squadra piemontese gioca in scioltezza, animata da un sacro fuoco agonistico. Nessuna pietà per l'avversario, nettamente inferiore, che viene colpito per ben sette volte. Nel tabellino, le doppiette di Ravetti e Varese e le marcature di Ferraris I, Gallina II e Mattea. Gli ospiti riescono appena a segnare il gol della bandiera con Zucchi. 7 a 1 quando l'arbitro fischia la fine delle ostilità. Mancano ancora novanta minuti all'epilogo, ma è lecito urlare a pieni polmoni 'Campioni! Campioni!'”.

Il saggio, uscito per Giuntina nel 2017, ricostruisce le vicende dei fondatori delle squadre di calcio di Casale, Napoli e Roma, tre uomini assai diversi fra loro e provenienti da angoli della penisola assai diversi fra loro, accomunati però dalla medesima passione calcistica dell'autore e dal desiderio - tipico della generazione di ebrei italiani nati dopo l'emancipazione - di essere non solo integrati nella vita civile ma suoi protagonisti. L'insegnante liceale e allenatore monferrino Raffaele Jaffe, il facoltoso commerciante napoletano Giorgio Ascarelli e il banchiere fascista romano Renato Sacerdoti si resero protagonisti non solo della vita sportiva delle loro città, ma in generale della storia del calcio italiano nell'epoca in cui esso si affacciava alla modernità e al professionismo. Jaffe, che accompagnò come tecnico e dirigente la squadra di Casale Monferrato dalla nascita alla conquista dello scudetto, fu internato a Fossoli e ucciso ad Auschwitz. Ascarelli, già deceduto al momento della promulgazione delle leggi razziali, fu vittima di damnatio memoriae: ogni traccia della sua attività, cui la città partenopea era debitrice di due dei suoi orgogli, lo stadio e l'A.C. Napoli, fu cancellata. “Napoli, core ingrato”, lamenta Sumlevich. Sacerdoti, presidente della Roma, sopravvisse al regime ma patì la delusione forse più cocente. Già combattente sul Piave nel primo conflitto mondiale, poi camicia nera della prima ora e fedele al Duce fino alla caduta, egli si ritrova suo malgrado oggetto di una violenta campagna della macchina propagandistica antisemita che personifica in lui il “potere del denaro” imbarbaritore di civiltà, ed è costretto infine all'esilio. Costui rappresenta paradigmaticamente i numerosi ebrei italiani che, increduli ovvero fedeli fino alla fine agli ideali patriottici e fascisti, si videro traditi proprio dalla patria e dal fascismo cui avevano dedicato la vita. Le lettere che Renato Sacerdoti inviò a Mussolini dal confino, riportate nel saggio, sono un documento assai significativo della storia dei rapporti fra ebrei e fascismo, una vana richiesta di grazia e una rivendicazione del diritto a fare il proprio dovere di fascista: “Su di me combattente, ferito e decorato al valore e fascista dei primissimi, tesserato del 1920, squadrista, partecipante in armi alla Marcia su Roma. Su di me appartenente a una vecchissima famiglia italiana nata sul Piave, famiglia di patrioti e di combattenti … [su di me si è abbattuta] questa triste fatalità: campagna razzista su di me perché discendente da genitori ebrei … Consentitemi, Duce, quando il giorno, forse prossimo, verrà, di combattere ancora, per Voi, per la nostra Italia, pel fascismo. Sempre con la medesima fede, la medesima devozione e lo stesso entusiasmo. Sempre più italiano, sempre più fascista. Vedrete che sarò degno del vostro gesto e della vostra comprensione … Vi chiedo di consentirmi che i prossimi eventi mi trovino al mio posto di combattimento”. Siamo nell'aprile del 1939. La notizia che la Roma, la sua Roma, la squadra che aveva creato con le sue mani e i suoi soldi, festeggiava il suo primo scudetto nel 1942, lo raggiunse che era ancora confinato a Ventotene.

Presidenti è un'inchiesta storica su ebrei e fascismo organizzata nella forma di tre biografie di altrettanti protagonisti e artefici del mito nazionale e popolare italiano per eccellenza: il gioco del calcio. Per il lettore che sappia apprezzarlo, le sue pagine disegnano anche un affresco nostalgico e innamorato del calcio ai suoi primi passi nella modernità, nel momento storico in cui la passione agonistica maturata nei campi di provincia era ancora incorrotta ma cominciava già a prendersi sul serio.

 

Manuel Disegni

 

Adam Smulevich, Presidenti. Le storie scomode dei fondatori delle squadre di calcio di Casale, Napoli e Roma, Giuntina, Firenze 2017, pp. 136, € 12

 

 

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