Prima pagina

 

 

 

Israele, soluzione difficile

 

di Dan Rabà

 

 

Scriviamo questo articolo il 30 novembre 2019, e la situazione politica in Israele rimane molto confusa, bloccata.

Cerchiamo di spiegare la situazione, anche se non è per niente facile. Si cerca di formare un governo ... Da una parte (che definirei di destra estrema) vi è il Likud e i suoi alleati di destra che si presentano compatti, rappresentati da Netanyahu. Ma non hanno una coalizione possibile senza Lieberman o Kahol Lavan (Blu Bianco). Dall'altra parte (che definirei di alternativa, centrodestra, definito da Netanyahu "sinistra") Kahol Lavan che non ha una coalizione possibile senza il Likud (inteso senza Netanyahu al suo vertice). 

In realtà tutto è incentrato sul ruolo di Netanyahu. Questo si trova ora in stato di accusa per corruzione. Tutte le istanze penali sono d'accordo che il comportamento di Netanyahu ha superato ogni limite, ma il Primo Ministro si sente attaccato ingiustamente e dichiara che è in atto un tentativo antidemocratico di spodestarlo. La mia personale opinione è che Bibi sia un politico corrotto, arrogante, prepotente, che si è installato a Palazzo e che sfrutta ogni privilegio per il suo interesse personale. Ma questo deve essere dimostrato in tribunale...

I tempi della giustizia però non sono compatibili coi tempi della politica. Il Paese ha urgente bisogno di una soluzione alla crisi in tempi immediati. La situazione politico-militare è molto grave.

È di fatto in atto una guerra tra Iran e Israele, combattuta sul suolo siriano. L'Iran insiste nel suo disegno imperialista. Vuole conquistarsi l'agibilità militare in Siria e, avendo già il Libano come suo alleato, avere uno sbocco sul Mar Mediterraneo. Israele si sente minacciata nella sua sicurezza e attacca in Siria le varie postazioni iraniane (o comunque alleate e subordinate al potere militare dell’Iran). L'ultimo attacco israeliano ha fatto numerose vittime iraniane e l'esercito israeliano prevede una reazione militare forte dell'Iran. Viviamo dunque sull'orlo di una guerra guerreggiata che si prevede faccia molte vittime e molti danni in Israele (attacco missilistico con missili ormai molto precisi e micidiali).

Lo stesso giornale Ynet (Yediot Ha Haharonot on-line) afferma che il pubblico israeliano non è preparato ad una guerra con vittime e danni e di lunga durata. È finito il periodo delle guerre lampo israeliane. La prossima guerra sarà alquanto diversa. Bisogna dare atto a Netanyahu che fino ad ora è riuscito a temporeggiare e non arrivare al conflitto aperto. 

Al Sud continuano a lanciare missili. L'attacco non è operato da Hamas bensì dalla Jihad Islamica, un gruppo più piccolo e più irresponsabile che provoca Israele. Anche qui l'esercito israeliano evita di aprire un confronto aperto. Di fatto tra il governo israeliano e Hamas c'è (paradossalmente) un periodo di "quiete" (sempre relativa): il governo permette che gli Emirati Arabi finanzino Hamas. La situazione a Gaza è al limite del disastro umanitario (la popolazione non ha cibo, casa, lavoro), e Israele cerca di non colpire direttamente la popolazione civile; infatti vengono bombardate esclusivamente basi di Hamas e della Jiaad.

Per non parlare dei problemi interni israeliani: la sanità è in crisi (economica); c'è un caos sulle strade con ingorghi stradali impossibili; la ferrovia è super affollata; continua la violenza organizzata, continuano omicidi di donne da parte dei partner, ma anche la violenza che si potrebbe definire individuale è molto aumentata. Siamo una società violenta e nevrotica.

Nella situazione che abbiamo descritto secondo me (e secondo la maggioranza della popolazione) arrivare al un terzo giro di elezioni sarebbe veramente irresponsabile. Ci sono ancora pochi giorni prima che per legge si debba andare alle elezioni. Continuano le trattative tra i partiti, ma ormai la diffidenza reciproca e i sospetti sulle intenzioni dell’avversario impediscono di trovare una soluzione.

Il presidente della Repubblica Rivlin ha dichiarato che il problema politico è in realtà solo un problema personale (sì Bibi, no Bibi)...

Ci sono state a Tel Aviv due manifestazioni di piazza, per la verità non molto affollate; la prima del Meretz contro Bibi, per le sue immediate dimissioni, la seconda organizzata dal Likud in favore di Netanyahu  e per la continuazione del governo di destra.

È possibile che nei prossimi giorni ci sia un colpo di scena… Nel Likud ormai sono emerse posizioni anti Bibi: Ghidon Saar si è di fatto presentato come alternativa. Anche il presidente del Parlamento Yuli Eldestein ha in corso colloqui per cercare un compromesso dell'ultima ora. Si parla della rotazione del ruolo di Primo Ministro in un eventuale governo basato sul Likud e il Kahol Lavan. Chi sarebbe il primo ad essere Primo Ministro? La destra vuole che Netanyahu cominci (e così sia ancora al potere durante i processi). mentre il centrodestra, l'alternativa, vuole che sia nominato prima Benny Gantz.

La classe politica non è all'altezza della situazione. Debolezza della democrazia israeliana. Il Paese è spaccato in due e si teme il confronto fisico tra i due schieramenti. 

Dan Rabà

 

 

 

Share |