Antisemitismo

 

 

 

Perché ci odiano

 

di David Terracini

 

 

A chi ci dice: Voi ebrei siete tutti ricchi e tutti intelligenti noi in generale rispondiamo stizziti che non è vero e citiamo gli ebrei miserabili dei ghetti e dei villaggi polacchi, o gli ebrei della suburra. E saccenti insegniamo a distinguere l’intelligenza dalla cultura, e la cultura dalla fame di cultura. È questa fame che ci trasciniamo dietro da millenni, una malattia, maledizione e benedizione ad un tempo, che ha consentito ad alcuni di arricchirsi e a tutti noi ebrei, minoranza disarmata, di essere in massa vittime dei pogrom più sanguinosi.

Sono convinto che l’origine principale delle stragi che abbiamo subìto sia sostanzialmente duplice, e si ripeta identica nei secoli: 1 - gli ebrei nella diaspora erano identificati collettivamente come un popolo, che però era in minoranza ed era disarmato; 2 - gli ebrei sapevano quasi tutti leggere, scrivere e far di conto, in mezzo a popoli che non lo sapevano fare, popoli dominati da re, gerarchi e sacerdoti acculturati, cui gli ebrei facevano concorrenza.

Credo che non si possa negare che l’alfabetizzazione tradizionale degli ebrei sia legata strettamente al dovere religioso di studiare e di discutere le interpretazioni dei Sacri Testi.

Saper leggere, scrivere e far di conto consente di mettersi in relazione con cose, persone e fatti diversi dal qui e ora, diversi da cose, persone e fatti vicini nello spazio e nel tempo, sviluppa il senso critico. Consente di conoscere il passato e prevedere approssimativamente il futuro, di commerciare, di avere rapporti con un numero enorme di individui. Consente, in sostanza, di essere leader.

Gli ebrei confinati nei ghetti e gli ebrei degli shtetlekh, privati dei diritti concessi agli altri, una volta liberati si lanciavano nelle libere professioni e nel commercio, e in una generazione o due da straccivendoli diventavano ricchi borghesi, o per lo meno sopravanzavano le genti presso le quali vivevano. Gli ebrei del Nordafrica parlavano, leggevano e scrivevano in diverse lingue, sapevano far di conto e riuscivano bene nel commercio internazionale.

Stefan Zweig aveva scritto ne Il mondo di ieri (Mondadori 1946, pag 25): … Questo prevalere dell'intellettualità segue negli ebrei tutte le classi; anche il più miserando venditore ambulante, che trascina il suo fardello alla pioggia e al vento, aspirerà a far studiare con i più gravi sacrifici almeno un figliolo. Così è considerato titolo d'onore per l'intera famiglia avere nel suo seno qualcuno che visibilmente si dedica a cose intellettuali, un professore, un dotto, un musicista, quasi egli valga con il suo lavoro a nobilitarli tutti.

Certo non si può generalizzare: anche nel mondo libero rimangono ebrei poveri e ignoranti. Ma mediamente non è così.

Sergio della Pergola in Anatomia dell’ebraismo italiano (Carucci 1976, pag. 75), scrive: Un livello d’istruzione superiore alla media ha costituito, virtualmente in ogni epoca e località, una delle caratteristiche sociali degli ebrei. Ciò è spiegabile, almeno in parte, con la preminenza dello studio dei testi sacri nella tradizione ebraica… Seguono dati statistici impressionanti sulle percentuali irrilevanti di analfabetismo degli ebrei rispetto alla popolazione media italiana, ed alte percentuali di laureati, sempre paragonate alle globali, in ogni epoca e luogo dell’Italia unita.

Qualcuno potrebbe obiettare: allora tu addossi agli ebrei la colpa di essere odiati, e questo sì che è antisemitismo! Io risponderei: non ho scritto da nessuna parte che gli ebrei hanno colpe. Sono gli antisemiti che assegnano colpe agli ebrei. Io ho solo cercato di spiegare, se possibile, le cause dell’odio verso di noi. Non ho alcun dubbio che è colpevole chi ci odia, ci perseguita, ci tortura, ci uccide. L’antisemitismo dunque non si può combattere? Io rispondo: probabilmente l’antisemitismo si può combattere curando la cultura di tutti, estinguendo l’odio ed eliminando le ingiustizie. Ma basterà?

Mio nonno materno Michelangelo Böhm nel 1938, subito dopo l’emanazione delle leggi razziali, (c’era la censura) ha scritto una cartolina illustrata alla mia mamma Lina con queste sole parole: Tu sai, Lina, perché ci succede: perché ci considerano i primi della classe. Mio nonno è morto ad Auschwitz nel ’43 con sua moglie Margherita. Aveva ragione.

 David Terracini

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