Antisemitismo

 

 

 

Il problema sta nella domanda

 

di Manuel Disegni

 

 

David Terracini si domanda perché ci odiano. La risposta che si dà, in sostanza, è: perché siamo più colti degli altri.

Se si decide di ammettere per ipotesi che gli ebrei siano generalmente più colti degli altri, occorre motivare tale ipotesi - se non altro perché rischia di confondersi con l'idea antisemita che gli ebrei siano più furbi degli altri. Secondo David, questa eccezionale “fame di cultura” è “legata strettamente al dovere religioso di studiare e di discutere le interpretazioni dei Sacri Testi”. La sua è una spiegazione molto pia, per cui la realtà (?) dipende dalla religione, e non viceversa. C'è anche un modo più profano di vedere le cose. Nelle società tradizionale dell'Europa feudale gli ebrei erano esclusi dalla proprietà della terra e dall'esercizio dei mestieri artigiani. Inoltre erano oggetto di disprezzo e a volte di vessazioni. Si potrebbe pensare che molti di loro abbiano voluto impadronirsi delle lettere (latine) e delle scienze come strumento per ottenere un riconoscimento sociale che altrimenti era loro precluso. Pensiamo per esempio a Moses Mendelssohn, un ebreo di umili condizioni che, senza aver mai frequentato un'università, vinse il primo premio dell'Accademia Reale Prussiana delle Scienze (il secondo premio fu assegnato a un certo professor Kant) e divenne un riferimento intellettuale centrale dell'illuminismo tedesco. Nella storia di Mendelssohn pare più plausibile che sia stata la condizione di emarginazione assoluta in cui è nato - ebreo povero nelle provincia arretrata del Sacro Romano Impero - a determinare la sua “fame di cultura”, che non l'inverso.

Per quanto David sia affezionato all'idea che gli ebrei siano i “primi della classe”, dovrà convenire almeno che gli ebrei non sono gli unici ad esser colti, che ci sono e ci sono sempre state anche persone non ebree colte, molto colte o più colte della media, magari addirittura più colte degli ebrei. Ma allora ci si dovrebbe chiedere: perché non vengono odiate tutte quante alla stessa maniera? Perché, fra i tanti colti, proprio gli ebrei? Si ripropone cioè esattamente la domanda da cui parte la riflessione di David: perché ci odiano? Si vede che, se anche si ammettono le premesse (assai dubbie) della sua teoria, anche allora la sua teoria non spiega proprio niente.

Se si vuole spiegare perché ci odiano non basta dire "perché siamo colti". Infatti si dovrebbe ancora spiegare 1) perché gli ebrei sono colti e 2) perché fra i tanti colti sono proprio gli ebrei ad esser presi di mira.

Il problema della teoria di David sta a monte, sta nella domanda stessa prima che nella risposta. Per lui infatti la domanda “perché ci odiano?” equivale alla domanda “perché gli ebrei?”. L'errore sta nel tentare di spiegare l'antisemitismo cercandone le cause negli ebrei. David cerca le cause dell'antisemitismo, ma non pensa agli antisemiti - non cerca le cause dell'antisemitismo nella testa degli antisemiti né nella vita reale degli antisemiti.

Se qualcuno andasse da David e gli dicesse: - ciao Davì, sai perché gli ebrei vengono odiati così tanto? - No, perché? - Perché hanno il naso adunco - David probabilmente si arrabbierebbe. Magari ribatterebbe che questo non è vero, è solo un pregiudizio o una fake news. Certamente il naso adunco fa parte dell'immagine dell'ebreo propria della propaganda antisemita, ma, suvvia, diciamocelo, non c'è un fondo di verità? Quanti nasini alla francese si vedono nella redazione di Ha Keillah? Dal punto di vista formale, questa tesi che fa arrabbiare David è identica alla sua. Il contenuto cambia - per lui la cultura, per il suo molesto interlocutore immaginario il naso adunco - ma la forma è la stessa. In un caso come nell'altro, il complesso fenomeno dell'antisemitismo viene ricondotto a una caratteristica più o meno fondatamente attribuita agli ebrei quale sua causa ultima.

Manuel Disegni

 

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