Antisemitismo

 

 

 

Antisemitismo, iconoclastia, ebraismo

 

di Giorgio Berruto

 

Il pregiudizio contro gli ebrei è ovviamente un pregiudizio. Questo significa che non esiste alcun problema ebraico ma esiste eccome un problema antisemita, come sottolinea fin dal titolo il recente saggio divulgativo di Roberto Finzi Breve storia della questione antisemita, pubblicato da Bompiani e recensito su queste colonne nel numero dello scorso marzo. Se vogliamo capire, cioè studiare, l’antisemitismo, dobbiamo quindi guardare nella testa degli antisemiti, e non in quella degli ebrei. Più precisamente, dobbiamo guardare all’immagine distorta dell’ebreo che risiede nella testa degli antisemiti. L’antisemitismo non dipende da caratteristiche degli ebrei (ricchezza, intelligenza, cultura, pratica dello studio, cosmopolitismo, brama di potere, forma del naso, ecc.) ma da caratteristiche degli antisemiti, per indagare le quali è indispensabile fare riferimento alle condizioni sociali e culturali in cui l'antisemitismo emerge.

Si obietterà che gli ebrei in carne e ossa hanno pur sempre qualcosa a che vedere con la loro immagine distorta nella testa degli antisemiti. Questo però è vero solo nel senso banale secondo cui anche l’antisemitismo, come ogni pregiudizio, ha dei motivi. Che non si tratti di motivi che trovano riscontro nella realtà presa nel suo complesso non fa in questo senso alcuna differenza: sono pur sempre motivi per spiegare, nell'ottica antisemita, l’ostilità nei confronti degli ebrei.

L'ebraismo come irriducibile sguardo iconoclasta (da cui per esempio discende l'irriconoscibilità, per gli ebrei che scelgono di rimanere tali, di un dio che diventa uomo, e quindi la colpa inevitabile del deicidio dal punto di vista cristiano) è uno e forse il principale di questi motivi. Sono infatti innanzitutto gli antisemiti a vedere nell'ebraismo un principio di libertà, di antidolatria, sicuramente anche di anarchia. Non perché questi elementi nell'ebraismo non ci siano ma perché, come scrive Anna Segre, riferirsi a un ebraismo eterno e uguale a se stesso (come a un antisemitismo eterno) è un errore - e, quel che è peggio, un errore di evidente genere antisemita.

Di conseguenza l’assunto secondo cui l’ebraismo è iconoclasta è falso non perché nella tradizione ebraica non ci siano elementi iconoclasti - ci sono eccome - ma perché non ha senso parlare di ebraismo se non si specifica almeno un contesto di tempo e luogo, se non si fa riferimento insomma a quello che faceva e pensava un certo gruppo di persone con nomi, cognomi (o patronimici) e indirizzi. In mancanza di questa accortezza di metodo è inevitabile pensare l’ebraismo come qualcosa di eterno, ovvero stabilmente uguale a se stesso, che ci riporta immediatamente all’origine del problema. Quella di ebraismo non è una realtà oggettiva, cioè un fenomeno storico culturale coerente, nello stesso modo in cui non lo sono feudalesimo, assolutismo, democrazia, capitalismo, socialismo, fascismo e così via. Tutte queste non sono propriamente realtà storicamente documentate ma categorie che possiamo utilizzare con nostro grande beneficio per descrivere la realtà storica. Sono modelli - Max Weber li definisce idealtipi - che non descrivono fenomeni oggettivi, ma riuniscono sotto un unico termine caratteristiche tipiche che permettono di configurare, quindi di vedere, i contorni di questi fenomeni. Per esempio, le caratteristiche che un manuale di storia elenca al capitolo sul feudalesimo sono, in linea di massima, i tratti più comuni o più importanti di quanto sappiamo delle corti feudali. Quella del manuale è però una descrizione che non corrisponde a nessuna realtà storica precisa effettivamente esistita; è una finzione utile, da usare con la consapevolezza che si tratta di un’astrazione, un’uscita da quella variabilità e complessità storica che è riscontrabile solo con lo studio di fonti e documenti, che fanno sempre riferimento a casi particolari.

A questo punto possiamo tornare al paradosso iniziale, secondo cui anche i caratteri positivi, o quantomeno interessanti, che troviamo nell’ebraismo sono da ricondurre all’immagine rovesciata di questo nella mente degli antisemiti. Gli antisemiti riuniscono alcuni elementi veri (esistono innegabilmente anche ebrei ricchi, ebrei colti, ebrei con il naso adunco ecc.) in un insieme falso. Il motivo per cui è falso adesso lo conosciamo: si tratta di un modello idealtipico che si fa passare per la descrizione di una realtà. E poiché ci sono persone che si definiscono ebree da millenni, ecco l’ebraismo eterno, estratto con il coltello dalle viscere della storia e esposto nella vetrina del macellaio. Il fatto che spesso questo modello che viene spacciato per realtà sia costruito a partire da elementi brutali o ridicoli o pretestuosamente accentuati rende più difficile comprendere la radice del problema, cioè la sostituzione della realtà con un artefatto del pensiero che di quella enfatizza alcuni aspetti, ne sopprime altri, ne inventa altri ancora.

Giorgio Berruto

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