Libri

 

 

 

I Moncalvo

 

di Fiorella Fausone

 

 

L'ambientazione del romanzo si riferisce ad una Roma postunitaria in cui irrompono, per chi se le può permettere, innovazioni d'ogni genere: autovetture, telefono, illuminazione con luce elettrica. La famiglia Moncalvo, cognome che dà il titolo al romanzo, è composta da tre fratelli, Giacomo, Giorgio, Clara, e dai loro familiari. Nel romanzo non ci sono descrizioni dei genitori degli stessi e il clima familiare dei Moncalvo bambini non traspare in alcun modo. Le tre figure, senza una dettagliata descrizione fisica, sono molto diverse tra loro ed in particolare lo sono i due fratelli, diversi e non legati da affetto profondo, solidarietà e complicità. Solamente Clara emerge come figura sensibile e affezionata ai nipoti.

Il romanzo si snoda tra le vite di Giacomo e Gabriele Moncalvo. Giacomo, scienziato, positivista, professore, immerso nello studio e nell'insegnamento. Unica distrazione nella sua vita è l'attenzione verso il figlio Giorgio il quale, dal punto di vista professionale, segue le orme paterne. Giacomo è abituato al suo stile di vita, non emerge in lui l'ambizione di migliorarne l'aspetto economico né mondano. Completamente diverso dal fratello è Gabriele: banchiere, uomo di affari, tutto proteso nell'aumentare il suo patrimonio e smanioso di entrare a far parte dell'aristocrazia cattolica e papalina. La vita di Gabriele, della moglie e della giovane figlia Mariannina ha questo unico scopo.

La vicenda si sviluppa per step narrativi che si incastrano tra loro con stile stringato ed essenziale. Gabriele vive per arrivare all'unico scopo della sua vita, non esita a progettare il matrimonio della figlia con un giovane principe aristocratico impoverito ma detentore del titolo nobiliare; Giacomo, viceversa, vive tra le lezioni universitarie e l'approfondimento della ricerca scientifica: una vita forse un po' monotona ma con ideali ben marcati. Lo snodo della vicenda avviene con lo svilupparsi del progetto matrimoniale che passa attraverso la conversione di Mariannina a cui farà seguito quella della madre e, forse, del padre. L'ebraismo dei Moncalvo non esiste come pratica, come vita comunitaria, né, tanto meno, come fede. Alla morte di Clara, la celebrazione del funerale con rito ebraico viene vissuta come un peso, la visita del rabbini quasi con vergogna di fronte alla amicizie cattoliche. I fratelli sono, in questo, accomunati: non osservano pratiche di nessun culto (cit.) e sperano che i riti mortuari si celebrino nel più breve tempo possibile. Il rapporto d'affetto tra i cugini e la forte attrazione di Giorgio nei confronti di Mariannina, fa da corollario allo svolgimento del romanzo e da ipotizzato intralcio al progetto matrimoniale poiché Giorgio vorrebbe ostacolare un matrimonio basato unicamente sull'ambizione e sugli interessi. Il romanzo termina con il matrimonio tanto atteso, preceduto dall'abiura e dal battesimo. Fa da contraltare la descrizione dettagliata e anche un po' troppo forte del dolore del cugino respinto ma anche umiliato e del suo successivo allontanamento dall'Italia per porre fine ad un affetto impossibile. Sinteticamente Castelnuovo ci pone davanti personaggi che cercano gloria, blasone, visibilità, ricchezza oppure ostinata ricerca scientifica, amore per lo studio e tutti ottengono ciò che più desiderano ma nessuno, in fondo, ottiene la felicità e la serenità interiore.

Si può concludere che, pur essendo un romanzo scritto all'inizio del '900, ha uno stile narrativo assolutamente non obsoleto e tratta argomenti più che mai attuali.

Fiorella Fausone

Enrico Castelnuovo, I Moncalvo, InterLinea 2019, pp.244, € 15

 

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