DICEMBRE 2020 ANNO XLV-226 KISLEV 5781

 

 

Israele

 

 

Forse elezioni

 di Dan Rabà

 

È sempre difficile scrivere un articolo per un bimestrale come Ha Keillah da Israele perché la situazione politica qui cambia spesso in modo imprevisto e improvviso. La mattina ti svegli e tutto è cambiato, a volte una guerra, una pace, una crisi politica, elezioni.

Specifico dunque che scrivo il 5 dicembre! È stata votata la sfiducia al governo Netanyahu e si prevedono nuove elezioni (a marzo) ma la caduta del governo deve essere sancita da altre due votazioni di conferma (le leggi vengono decise con tre votazioni). 

Cosa è successo? L'Opposizione ha proposto la sfiducia al governo. Yair Lapid capo dell'Opposizione e leader di Iesh Atid ha fatto la prima mossa, Meretz ha subito aderito. Il partito Iemina (la destra) di Naftali Bennet che si trova all'opposizione ha aderito. Bennet poteva essere nel governo ma le sue trattative con Netanyahu non hanno avuto successo e Netanyahu lo ha emarginato. Altri direbbero che Bennet ha diviso l'alleanza delle destre che ha difeso Netanyahu così a lungo. Mi devo spiegare facendo un passo indietro. Durante le elezioni precedenti si è formata una coalizione di destra che voleva formare il governo. Se Avigdor Lieberman con il suo partito Israel Beitenu avesse aderito il governo delle destre sarebbe stato assicurato. Ma Lieberman improvvisamente si è schierato duramente contro Netanyahu e non ha voluto far parte del governo. Si dice che il motivo sia molto personale legato al comportamento di Netanyahu riguardo ai processi contro Israel Beitenu e Lieberman (processi per corruzione che hanno condannato molti alti funzionari del partito compreso un ministro ma non hanno incolpato Lieberman). Fatto sta che ormai nei sondaggi si dividono destra, sinistra e a parte Israel Beitenu. Nelle ultime elezioni Lieberman era a favore di un governo formato da Likud e Kahol Lavan (che insieme hanno la maggioranza) sperando di farne parte. Il cavallo di battaglia di Lieberman era un governo senza i religiosi e i loro ricatti economici. Come si sa alla fine hanno fatto un governo il Likud e Kahol Lavan coi religiosi e senza Liebarman (che è rimasto cornuto e mazziato e che ha perso di fatto ogni potere contrattuale).

Torniamo al presente col colpo di scena (molto prevedibile) di Kahol Lavan che ha aderito anche esso al voto di sfiducia.

Benny Gantz che è noto per la sua indecisione (e, diciamolo, una certa ingenuità) nonostante le molte pressioni interne del suo partito per uscire dal governo non voleva farlo cadere e cioè andare a nuove elezioni. In verità nelle prossime elezioni Benny Gantz è dato nei sondaggi con 9/10 seggi, una decisa caduta che probabilmente segnerà la sua fine politica. 

Ma Gantz finalmente ha fatto una conferenza stampa e ha annunciato il suo voto di sfiducia con un discorso molto deciso e chiaro nei confronti di Netanyahu.

Ma qual è il pomo della discordia? Niente di meno che il bilancio del governo. Il 2020 è stato gestito senza un bilancio approvato e tuttora il bilancio non è stato presentato! Tutti si chiedono perché? Con la grave crisi economica e l'emergenza per il Coronavirus un paese viene gestito senza bilancio. 

L'approvazione del bilancio sancirebbe il diritto di Benny Gantz a subentrare a Netanyahu come Primo Ministro e adempiere agli accordi firmati da Likud e Kahol Lavan: la famosa "rotazia" (rotazione).

Ma nonostante tutto Gantz ha lasciato uno spazio di manovra a Netanyahu che se volesse potrebbe,tra la prima votazione e la seconda, presentare il bilancio 2020 (quando in realtà sarebbe già il momento del bilancio 2021).

La scena politica è ora dominata dai sondaggi. Si prevede un calo del Likud a 29 seggi, un calo di Gantz a 10/9 seggi, una grande rimonta di Bennet con 23 seggi, una tenuta di Iesh Atid a 19 seggi. Lieberman avrebbe 8 seggi.

Ma in vista delle elezioni la situazione si fa dinamica: Ya’alon, alleato di Lapid, vorrebbe presentarsi autonomo con l'ex generale Eizenkot (che per ora non si pronuncia). Ci sarebbe un Partito degli esperti (che praticamente unisce molti degli esperti economici e sanitari che si sono dimessi dalle loro funzioni per le loro critiche al governo). Il sindaco di Tel Aviv vorrebbe anche lui inserirsi nella politica nazionale (ha una grossa popolarità). C'è un tentativo di formare un nuovo partito composto da arabi ed israeliani (sostenuto da Avrum Burg e altri reduci di sinistra). Il partito Avodà ha due ministri nel governo e un rappresentante in parlamento (Merav Michaeli, all'opposizione) È probabile che i due ministri si presenteranno nella lista di Kahol Lavan e la sigla Emet (la verità) scomparirà dalla politica israeliana. La sinistra "irriducibile" rimane Meretz che avrebbe 7 seggi. I piccoli partiti non arriverebbero al minimo necessario per entrare in Parlamento. 

Nella Meshutefet, la lista araba, che aveva raggiunto 14 seggi, ci sono divisioni per cui scenderebbe a 12. Un deputato arabo del partito islamico ha dichiarato che potrebbe appoggiare Netanyahu se ciò giovasse alla popolazione araba. Ha suscitato molte critiche tra i deputati arabi ma ha ricevuto un'approvazione del 80% tra la popolazione araba. Ciò dimostra come la dirigenza araba in Israele non sia del tutto in sintonia con il suo possibile elettorato.

Ma torniamo a Bennet, che rimane l'incognita di queste prossime elezioni. Il suo partito non è entrato in parlamento in una delle elezioni passate per via delle sue posizioni estremiste su come affrontare la guerra di Gaza, e per la sua decisione di rompere il partito della destra religiosa. Tornato sulla scena politica nelle elezioni successive è riuscito a farsi nominare Ministro della Difesa da Netanyahu che però lo ha contrastato e non gli ha permesso di occuparsi della lotta contro il Coronavirus. Bennet dopo le ultime elezioni non è entrato nel governo ed è diventato il critico più agguerrito del governo rispetto alla lotta al virus (ha scritto pure un libro a proposito della strategia anti-Corona). La critica è a mio avviso molto centrata e questo gli ha fatto guadagnare molti seggi nei pronostici. Si dice perfino che Bennet possa divenire primo ministro (io credo che sia un’esagerazione). Quello che è certo è che se restasse all'opposizione potrebbe impedire a Netanyahu di formare il suo ennesimo governo. Se Bennet, Lieberman, Lapid e Gantz si alleassero nel prossimo Parlamento forse potrebbero disarcionare Netanyahu... in questo caso avremo un governo certamente di destra ma forse più onesto e libero da Netanyahu.

Ma cosa vuole Netanyahu? Bibi conta di continuare ad essere primo ministro e affrontare il suo processo da una posizione di forza, se possibile con altre leggi che rafforzino i suoi poteri (già adesso molto vicini ai poteri di un dittatore…), ma nel contempo desidera aspettare che il vaccino sconfigga il Coronavirus e presentarsi all'elettorato come il salvatore della nazione.

Nei suoi ultimi discorsi Netanyahu continua a presentarsi in prima persona come la persona in grado di fare la pace col mondo arabo, affrontare la crisi economica e sconfiggere il Coronavirus. Si direbbe che l'uomo sia convinto di essere l'unico possibile leader del paese: in termini psicoanalitici questa sembra una crisi da delirio di onnipotenza. 

5 dicembre

Ultima ora!

Divisioni nel Likud. Quello che si aspettava da tempo è finalmente successo.

Ghidon Sahar , oppositore di Netanyahu all'interno del partito ha dichiarato di uscire dal Likud e formare una nuova formazione politica di destra che ha come scopo di far cadere Netanyahu. Sahar si era confrontato con Netanyahu all'interno del Likud e aveva perso ricevendo il 25% dei voti. I sondaggi danno il nuovo partito a 17 seggi, risultato ragguardevole. 

Si sono subito schierati con Sahar i due rappresentanti del partito Dereh Eretz, Hendel e Hauser, che facevano parte prima di Kahol Lavan. Si prevede che Sahar guadagnerà 4 seggi dal Likud, parte dei voti di Kahol Lavan e parte dei voti di Naftali Bennet. Si prospetta un possibile governo di destra alternativo a Netanyahu.

Per lo meno Ghidon Sahar sembra onesto e serio. 

 

14 dicembre

Dan Rabà

 

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