DICEMBRE 2020 ANNO XLV-226 KISLEV 5781

 

 

 

USA

 

 

 

Il voto degli ebrei

 

di Gianna Pontecorboli

 

In un'America sconvolta da un’elezione presidenziale diversa da tutte le altre e le cui conseguenze a lungo termine restano preoccupanti, sono in molti a chiedersi quale posizione abbiano preso gli ebrei americani nel confronto tra Donald Trump e Joe Biden.

La risposta, in realtà, è più complessa e articolata di quanto possa apparire a prima vista. Chi rappresenta davvero l'ebraismo americano, gli intellettuali che insegnano nelle grandi università o gli ortodossi che vivono ristretti nei loro quartieri a Brooklyn, i pensionati della Florida, o i ricchi costruttori di Manhattan fino a ieri vicini al genero di Donald Trump, Jared Kushner? E quale battaglia stava loro a cuore quando hanno deposto la loro scheda nell'urna: il destino di Israele o l'economia e la lotta a una pandemia che li minaccia da vicino?

Trump, è ormai chiaro, ha perso la sua corsa alla Casa Bianca. Le sue innumerevoli cause legali per bloccare i conteggi sono finite nel nulla e perfino molti dei suoi collaboratori sembrano ormai rassegnati alla sconfitta. Perfino dalle ali più moderate del partito repubblicano le voci di dissenso nei confronti del presidente in carica si stanno moltiplicando. In questi giorni, però, gran parte degli americani si chiedono con ansia che cosa succederà se Donald Trump continuerà ad opporsi al processo di transizione e inciterà con i suoi twitter le milizie dell'ultradestra, razziste e antisemite, a combattere contro chi gli ha ''rubato la vittoria''. O, ancor peggio, userà le accuse ingiustificate e i soldi che le mail giornaliere di suo figlio Donald J. Trump raccolgono tra i ''patrioti'' per costruirsi una base di sostenitori per il futuro?

In questo contesto, la voce ebraica ha ovviamente un'importanza numericamente limitata.

A lungo discriminati come tanti altri immigranti dalla maggioranza Wasp, gli ebrei americani hanno raggiunto una vera accettazione, secondo gli storici, soltanto durante la presidenza di John Kennedy, negli anni '60 del secolo scorso. Adesso, sono circa 5 milioni, rappresentano attorno al 2 per cento della popolazione americana, ma sono attivi politicamente e costituiscono il 4 per cento circa dell'elettorato. In alcuni stati come New York, la Pennsylvania e la Florida, la loro concentrazione è di gran lunga superiore e quindi la loro influenza maggiore. Da oltre cent'anni, e con la sola eccezione di Jimmy Carter nel 1980, si sono sempre schierati in larga maggioranza a favore del candidato democratico nelle elezioni presidenziali.

Anche quest'anno, come era prevedibile, è stato Biden a raccogliere la maggioranza dei loro consensi. L'analisi dei voti, però, ha anche mostrato una realtà del mondo ebraico molto più articolata di quanto spesso si sospetti. E se Biden ha vinto, la sua vittoria è stata meno ampia di quanto ci si attendesse, mentre Trump, a dispetto di tutte le previsioni della vigilia, è riuscito comunque a assicurarsi una fascia non indifferente del mondo ebraico. Secondo un sondaggio di Jstreet, per esempio, ha votato per Biden il 90 per cento degli intervistati in qualche modo legati all'ebraismo riformato, ma soltanto il 17 per cento degli ortodossi. Tra gli elettori di Trump c’era solo il 7 per cento dei riformati e il 79 per cento degli ortodossi.

Tra i conservative e i non denominati, le percentuali a favore di Biden sono state, rispettivamente, del 70 e dell'82 per cento.

Alcuni sondaggi, tuttavia, avrebbero anche indicato che in tutti gli Stati Uniti hanno votato per Donald Trump 250 mila ebrei in più rispetto al 2016. E se Jstreet ha assegnato a Biden il 77 per cento del voto ebraico, più o meno in linea con diverse altre valutazioni, una ricerca (quanto attendibile?), fatta su un limitato campione di 600 elettori, della Republican Jewish Coalition, ha assegnato al candidato democratico solo il 60 per cento del voto ebraico, mentre il 30 per cento sarebbe rimasto fedele a Donald Trump.

Secondo un sondaggio realizzato a settembre dal Jewish Electoral Institute, a far decidere l'80 per cento degli elettori ebrei a favore di Joe Biden è stata la preoccupazione per la crescita dell'antisemitismo e del nazionalismo bianco e la convinzione che il candidato democratico sia più affidabile nella lotta a questi fenomeni.

Quando i realizzatori della ricerca hanno chiesto agli intervistati quali fossero i problemi che orientavano di più la loro scelta, la risposta è stata però l'economia, seguita dalla riforma del sistema sanitario e dalla lotta al Covid. La difesa di Israele è finita all'ultimo posto, anche se il 91 per cento si è detto favorevole a un continuo coinvolgimento degli Stati Uniti nel processo di pace con i palestinesi e 75 per cento a favore della soluzione dei due stati.

''Non è che Israele non sia importante per gli ebrei'', è stato il commento del rabbino David Saperstein, presidente della World Union for Progressive Judaism, che conosce bene il mondo politico di Washington, ''ma tutti pensano che entrambi i partiti possano fare bene e quindi questo non è uno dei problemi in base ai quali decidono il loro voto. E questo è vero anche se Israele è diventata molto di più una questione di parte. I sondaggi però testimoniano anche un progressivo distanziamento tra la diaspora nordamericana e Israele''.

La preoccupazione per l'economia, seguita probabilmente dalla soddisfazione per le ultime mosse di Trump in Medio Oriente, solo per fare un esempio, spiega il successo che il presidente ha avuto in Florida, dove il 41 per cento dei residenti ebrei hanno votato per il candidato del partito repubblicano.

Uniti al voto compatto delle comunità ultraortodosse, impegnate a difendere le scuole religiose e la libertà di praticare il culto anche in tempi di pandemia, i risultati della Florida hanno confermato una spaccatura non indifferente tra due diversi mondi ebraici e hanno permesso a Israel Hayom, il giornale del miliardario finanziatore di Trump Sheldon Adelson, di cantare vittoria. ''Sapevamo già che il fossato che separa gli ebrei che votano democratico e quelli che votano repubblicano era vasto'', ha scritto il giornale, ''ma quest'anno la divisione è diventata più significativa. Facendo molto meglio di quanto i suoi avversari si aspettassero con il voto ebraico, Trump ha dimostrato di poter persuadere più elettori tra gli ebrei e di poter vincere facendo leva sul loro attaccamento allo Stato di Israele.''

Adesso, a voto concluso, è probabilmente arrivato il momento di capire meglio le ragioni delle varie anime del mondo ebraico americano e di tentare una riconciliazione. Un primo passo lo hanno già fatto la Orthodox Union e la Agudath Israel of America, che hanno inviato a Joe Biden dei messaggi di congratulazioni per la vittoria e promesso di collaborare con lo staff del futuro presidente. La strada da fare, però, potrebbe essere lunga.

 

Gianna Pontecorboli  

 

 

Leo Contini, Chanukkya double face

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