DICEMBRE 2020 ANNO XLV-226 KISLEV 5781

 

 

USA

 

 

La vendetta di Trump

di Anna Segre

 

Chi ha vinto le elezioni americane?

 

Dopo più di un mese e con un risultato netto la risposta dovrebbe essere indiscutibile per chiunque, ma purtroppo sappiamo che non è così. L’indisponibilità di Trump ad accettare il risultato ha creato non solo uno zoccolo duro di suoi sostenitori assolutamente convinti che il vero vincitore sia stato lui e che la vittoria di Biden sia frutto di brogli, ma anche una zona grigia ben più ampia di persone che se non altro si pongono il problema. Perché chi cresce in una società democratica è stato educato a pensare che in un qualunque conflitto si debbano ascoltare entrambe le parti e che difficilmente le ragioni stiano tutte da una parte e i torti tutti dall’altra; e dunque presumibilmente ci saranno molte persone che ritengono che se i democratici dicono che ha vinto Biden e i repubblicani dicono che ha vinto Trump la verità stia da qualche parte nel mezzo. Fortunatamente nel caso specifico il pericolo è stato parzialmente scongiurato grazie al fatto che non tutti i repubblicani hanno seguito Trump nella sua battaglia, ma già così il danno che il presidente uscente ha portato alla democrazia americana è grave e purtroppo irreparabile. Per i prossimi quattro anni ci saranno persone e ambienti che considereranno Biden un presidente abusivo con tutte le conseguenze che ciò comporterà. E forse anche gli storici del futuro solleveranno dubbi sulla regolarità delle elezioni del 2020.

Per una persona influente (e per poter essere definiti tali non c’è bisogno di essere il presidente degli Stati Uniti) è sufficiente proclamare una qualunque bufala, anche totalmente infondata perché questa assuma immediatamente consistenza per il solo fatto di essere stata proclamata. È inquietante e sconcertante la facilità con cui si possono intorbidire le acque di un’elezione democratica, così come è inquietante pensare che con la stessa facilità si possono diffondere bufale di ogni genere, tra cui quelle antisemite che prima o poi tornano sempre di moda.

E i problemi non finiscono qui: una volta preso atto dell’esistenza della bufala, non è sempre chiaro quali deduzioni se ne debbano trarre. Per esempio, abbiamo capito che Trump è inattendibile ma questo significa automaticamente che non si può dar credito a tutte le voci che gli attribuiscono un consenso tra gli elettori ebrei superiore rispetto a quattro anni fa, oppure in questo caso c’è qualcosa di vero? Trump, col suo atteggiamento, ha avvelenato i pozzi, ci ha messo in condizione, di sospettare di tutte le fonti e ci costringe a una ricerca continua di conferme.

Un giornale che prende per buone sempre solo le posizioni di una parte e considera inattendibili quelle opposte cade a sua volta nel sospetto di essere inattendibile. D’altra parte un giornale che in nome della par condicio rinuncia a vagliare l’attendibilità delle sue fonti appare altrettanto inattendibile. E dunque che fare?

 

Se non altro noi di Ha Keillah non dobbiamo preoccuparci di non apparire “di parte”; per altri giornali ebraici, che devono programmaticamente rappresentare tutti, il dilemma potrebbe essere anche più difficile. Indubbiamente questa situazione avvelena il mondo ebraico (già avvelenato di suo) e presumibilmente continuerà ad avvelenarlo almeno per i prossimi quattro anni. Non oso pensare a cosa succederà quando Biden inizierà ad imporre a Israele qualche sacrificio per arrivare alla pace con i palestinesi. Già adesso la spaccatura nel mondo ebraico è evidente e inquietante, con un consenso per Biden plebiscitario tra i riformati e minoritario tra gli ortodossi. (Tra l’altro, l’idea che circa l’80% degli ortodossi abbia votato Trump è indubbiamente inquietante per noi ebrei italiani che ci definiamo tali.)

Non c’è che dire: Trump ci ha messi in un bel guaio e la sua sconfitta non basta per uscirne.

 

Anna Segre

 

Leo Contini, Il vetro rotto

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