DICEMBRE 2020 ANNO XLV-226 KISLEV 5781

 

 

Storie di ebrei torinesi: UK

 

 

 

 

Enrico Fantoni, un torinese nel melting pot britannico

 

 

Si dice che non sia necessario girare il mondo per conoscerlo, perché a volte delle semplici conversazioni aperte e sincere possono darti l’accesso a realtà lontane e permettere di arricchirti. In questo anno di pandemia più che mai abbiamo imparato che da casa nostra possiamo e dobbiamo cogliere le opportunità che la tecnologia di oggi ci offre. Sicuramente ci mancano la vita sociale, il contatto umano, i viaggi, le cene insieme, ma ogni tanto provo a cercare un lato positivo della situazione in cui siamo, ed ecco, oggi ne ho trovato uno, perché ho fatto qualcosa che non so se avrei colto l’occasione di fare in un periodo normale.

Ho avuto l’opportunità di intervistare in diretta da Londra Enrico Fantoni, un ragazzo torinese non molto più grande di me che si è trasferito in Inghilterra dodici anni fa per frequentare l’università e da allora vi è rimasto. Pur non conoscendoci di persona e dovendoci interfacciare in videochiamata con un’ora di fuso orario tra noi, la chiamata è trascorsa in fretta; una conversazione interessante che ci ha portati a trattare di ebraismo e politica, passando poi alla scienza e ovviamente all’Hashomer Hatzair (ho scoperto infatti che anche Enrico ha frequentato il movimento giovanile quando era a Torino, qualche anno prima che iniziassi anche io). Ho passato un’oretta molto piacevole e stimolante.

 

Ciao, Enrico! Allora perché non mi racconti qualcosa di te? Cosa fai in Inghilterra?

Ciao, Bea, molto piacere. Io sono uno scienziato ma lavoro in ambito medico, mi occupo di medicina del sonno e lavoro in un'azienda farmaceutica che studia prodotti per pazienti che soffrono di sonno eccessivo, narcolessia e apnee del sonno, lo faccio da un annetto e mi piace. In questo momento lavoro da casa e la ricerca in realtà, essendo molto legata all’apparato respiratorio, è parzialmente bloccata perché i medici con cui collaboro sono per lo più impegnati in reparti Covid.

Tuo papà ha la cittadinanza inglese, giusto? Quindi sei andato in Inghilterra perché la conoscevi già e avevi la cittadinanza?

Sì sì, mio papà ha la cittadinanza e ce l’ho anch'io, ma in realtà alle volte la vita ti porta in una direzione senza che uno pianifichi necessariamente nei dettagli. Io ho fatto domanda all’università qui e poi una cosa tira l'altra, mi sono ambientato bene e ho trovato una fidanzata.

Non ti mancano un po' l’Italia e Torino?

Certo che mi mancano, sempre! Meno male, però, ci sono tanti torinesi e italiani qui, specialmente all’università! Io sono andato al Kings College, che, non so bene perché, negli anni è diventato molto rinomato tra gli italiani. Il mio gruppo di ricerca quando facevo il dottorato era composto all’80% da connazionali.

Con la Brexit è cambiata la vita degli stranieri? Non so, tu avendo la cittadinanza probabilmente non ne hai risentito, ma senti che la situazione sia cambiata?

È negli aspetti meno pragmatici che secondo me la Brexit ha cambiato le cose. Io ho iniziato a percepire ogni tanto una sensazione di distacco da parte degli inglesi, nel senso che mi sembra ci sia un po’ la sensazione che il true british[1] abbia vinto in questa battaglia per difendere la nazione. Lo si sente particolarmente in ambienti lavorativi, c’è meno flessibilità nell’integrare e capire lo straniero da un lato, dall'altro lato c'è invece gente che ha reagito al risultato della Brexit iniziando a difendere gli stranieri a spada tratta.

A Londra frequenti qualche comunità ebraica?

Diciamo che sono rientrato negli ambienti ebraici ultimamente, tramite la mia fidanzata, che ha una famiglia qui che è abbastanza coinvolta. Noi due siamo un misto perché a Londra c'è molta varietà di opzioni dal punto di vista di scelta del livello di religiosità che uno vuole seguire, ma anche, diciamo, del “genere” di ebraismo che più ti rappresenta. La mia famiglia inglese di qui frequenta comunità riformate, la famiglia della mia fidanzata invece si definisce modern orthodox, che è un po’ un tentativo di mettere l'ortodossia in un contesto di Londra al giorno d'oggi (questo è il modo in cui la vedo io). Sono anche coinvolto nell’ambiente americano perché la mia ragazza è americana e originariamente là frequentava una comunità Conservative, che è una via di mezzo tra la riformata e l’ortodossa.

Hai davvero contatti con tantissime sfumature di ebraismo!
L'ambiente giovanile ebraico com’è? È attivo? Tu sei partecipe?

Sì, dipende dai periodi. Ero più coinvolto all’università, perché ci sono tanti gruppi universitari ebraici in tutte le università, che sono parecchio attivi, organizzano shabbaton il venerdì sera, progetti in relazione a Israele o altri che si concentrano più su aspetti professionali. Sono stato coinvolto per vari anni con un gruppo che si occupava un po’ di tutto, dalla cultura ebraica a Israele, allo studio della Torah. È stato interessante, soprattutto è stato un buon modo per conoscere ebrei in giro per Londra e per tutto il Regno Unito e devo dire che un buon 50% di questi ebrei londinesi sono in realtà stranieri, gente dalla Bulgaria, dalla Russia e un po’ da tutto il mondo…

Un bel crogiuolo di genti! Sicuramente si crea un ambiente stimolante. Questo aspetto manca molto qui in Italia, soprattutto a livello universitario, esistono opportunità di associazionismo, ma sono poco frequentate e poco sentite secondo me. Anche se in molti ci impegniamo su quel fronte, non si è ancora riusciti a raggiungere il grande potenziale che potrebbe avere. Poi la pandemia non ha sicuramente aiutato quest’anno, c’erano tanti progetti innovativi in cantiere, ma abbiamo dovuto bloccare quasi tutto. In Italia essendo riconosciuta solo la comunità ortodossa bisogna anche lavorare molto per riuscire a dare a tutti gli ebrei il loro spazio per riuscire a mantenerci uniti. Non è raro purtroppo, però, che ci si possa sentire poco accetti in ambienti comunitari e si rischino spaccature.

Capisco, essendoci anche pochi ebrei in Italia tutto è più complicato. La differenza principale che sento qui è che non sembri tutto un dovere, partecipare agli eventi è una questione molto più legata agli aspetti sociali, anche semplicemente per celebrare la propria identità ebraica. Secondo me, vicini o distanti che si sia della religiosità, l’identità ebraica diventa molto importante quando uno lascia il proprio paese come ho fatto io. Essa rimane una parte fondamentale di chi si è e tramite progetti, programmi e discussioni si riscoprono i valori e le scelte di vita che ti portano a comprendere quanta similarità e famigliarità ci sia tra gli ebrei da qualunque parte del mondo essi provengano. Questo è l’aspetto che ha sempre attratto sia me che molti altri ragazzi che ho conosciuto tramite vari progetti.

Mi sembra di capire quindi che ci sia una buona presenza ebraica a livello sociale londinese. Come si percepisce l'antisemitismo con la storia delle accuse su Corbyn e la sua sospensione? Alcuni sostengono che accusarlo sia stata una mossa politica, tu cosa ne pensi?

Sì, dunque, questa è una domanda complessa… sicuramente molto interessante. Corbyn è una persona molto controversa e secondo me se ne può parlare sotto diversi aspetti. Come persona, uscendo un attimo dall'aspetto ebraico, politicamente Corbyn rientra in questo periodo di estremismi, che in realtà non sono necessariamente percepiti da tutti come una cosa maligna, ma più che altro come espressione della necessità di radicalismo per arrivare a dei cambiamenti che veramente abbiano un impatto sulla gente. Francamente io ho degli amici corbyinisti [2] e la verità è che le discussioni sono interessanti. Certe parti dell’Inghilterra sono rimaste politicamente dimenticate e Corbyn era riuscito a rinvigorire le loro speranze. Dal punto di vista ebraico, ha fatto quello che ha fatto, è stato molto grossolano e nel corso degli anni non ha mai voluto comprendere a fondo cosa significasse davvero antisemitismo. Sì, è vero che ha messo delle note di rimprovero e qui e là ha cercato di marginalizzare l’antisemitismo nel partito, ma ci sono linee guida messe nero su bianco dalle comunità ebraiche che definiscono l’antisemitismo e sono accettate a livello nazionale, penso anche a livello internazionale, e ci sono state varie occasioni in cui palesemente lui si è rifiutato di applicarle. Conosco uno dei leader del movimento laburista ebraico e so che loro hanno fatto grandi battaglie per cercare di far capire veramente ai laburisti cosa rappresentino per noi questi concetti e in risposta hanno ricevuto una porta chiusa. Non c'è ombra di dubbio che Corbyn abbia dei sentimenti antisemiti, un antisemitismo forse diverso da quello palese che siamo abituati riconoscere superficialmente. Keir Starmer (il nuovo capo del Partito Laburista inglese) invece è un personaggio completamente diverso che rappresenta più il Labour di Tony Blair, quello di un’epoca passata che sembrava persa, in cui io stesso mi identifico molto di più. Quindi io penso che questo tentativo di comprendere a fondo la problematica e rinnovare il partito sia abbastanza sincero, ma voltare pagina sembra essere complicato, so che ci sono state anche discussioni su una potenziale scissione del partito, la fascia più radicale potrebbe separarsi e formare un partito a sé stante. Se ne parla spesso, ma raramente poi queste idee arrivano a concretizzarsi perché tutti sanno che il sistema inglese è molto intrinsecamente bipartitico.

A livello di società quindi ne risentite molto?

Secondo me il periodo di Corbyn è stato molto sgradevole, per esempio, come dicevo, abbiamo degli amici corbynisti e sono grandi amici quindi non ci vogliono alcun male, però nelle conversazioni spesso la questione veniva un po’ swept under the rug [3] (son stato troppo in Inghilterra se non mi ricordo più queste espressioni in italiano… ride). Quindi quello che percepisco è che la gente non si rende conto di cosa significhi non capire un'identità diversa, non capire punti di vista diversi. Forse un'altra cosa che sta aiutando a cambiare la situazione è Black Lives Matter[4]: sembra avere poco a che fare con l’ebraismo, ma in realtà parlare di diversità, di quali siano gli aspetti della vita quotidiana che una persona di colore deve affrontare, come il razzismo, anche a livello sistemico, e quanto questi abbiano un impatto sulla vita della persona, ci porta poi a discussioni molto simili appunto sull’antisemitismo. Sono rimasto molto coinvolto in questo genere di conversazioni perché uno si rende conto di quanto impatto possano avere anche proprio su di noi ebrei.

Certo, un’alleanza importante! Credo che l’essere una minoranza crei sempre un sentimento di coesione e durante la crescita ci aiuta forse a sviluppare una sensibilità diversa.

Hai ragione, però in un certo senso mi sono reso conto che le minoranze sono talmente tante che tutte assieme molto spesso sarebbero la maggioranza, se solo la gente vedesse che cosa significa essere una minoranza e non la percepisse solo come una minaccia.

Senza Trump alla Casa Bianca e dopo questa pessima gestione della pandemia credi che Johnson abbia perso consenso?

Johnson è uno che sa adattarsi ad ogni situazione, sa dire le cose giuste al momento giusto per garantirsi il supporto necessario, cerca di stare sempre sul filo del rasoio facendo qualcosa in una direzione e qualcosa in un’altra in modo da accontentare un po’ tutti. Credo che riuscirà a rimanere a galla. Sta rivolgendo anche molta attenzione al nord del paese che una volta votava per Corbyn, che ora cerca qualcosa di più radicale: son sicuro che entro l’anno prossimo inizierà a lanciare grandi progetti e finanziamenti per il nord. Son girate voci addirittura che volesse spostare la Camera dei Lord a York! Come se si proponesse di spostare il Parlamento a Palermo, cioè si capisce che è un gesto simbolico, in pratica sono cose che non funzionano e non succederanno, però tanta gente ci crede.

In tutti i casi, è tanto che non sento più gli inglesi dire “Ah, voi in Italia avete Berlusconi”: la frittata si è girata.

Questo 2020 è stato sicuramente un anno di grandi sfide e grandi cambiamenti per tutti.

Sì, assolutamente, però una nota positiva da sottolineare per me è che quest'anno la scienza vince! Perché finalmente si è visto quanto siano importanti la scienza contemporanea e la medicina. È la rivincita di quel mondo, che oggi finalmente si fa valere e si fa sentire.

Intervista di
Beatrice Hirsch


[1] Il “vero” cittadino inglese
[2] Sostenitori di Corbyn
[3] “Nascosto sotto il tappeto”
[4] Organizzazione mondiale fondata nel 2013 con lo scopo di lottare contro la supremazia bianca, la discriminazione e le violenze di cui è vittima la popolazione nera, soprattutto in paesi anglosassoni come USA, Canada e UK.

 

Share |