DICEMBRE 2020 ANNO XLV-226 KISLEV 5781

 

 

Discussioni

 

 

Contro il fanatismo

 

Che gli ebrei ortodossi facciano a gara per essere sempre più ortodossi degli ortodossi è cosa nota e che anche a Torino serpeggi questa tensione non è nuovo (a dispetto di chi vaneggia una Torino riformata). La serata Anavim sui Charedim del 2 Dicembre scorso ha giusto aggiunto un tassello a questa gara, mostrandoci i suoi ammiccamenti ad un mondo di superstizione che speravo di avere sepolto tempo fa con il mio Tractatus theologico-politicus. Scusatemi se mi prendo ora la briga di rammentarlo ancora una volta: gli uomini davanti alle disavventure della vita si affidano ai deliri della fantasia e dimenticano la ragione, invocando l’aiuto del cielo con preghiere e rituali. Avevo già cercato di ricordarvi come le passioni tristi del fanatismo portino a maggiori sventure di quelle da cui ci si vorrebbe proteggere, ma tant’è che ancora durante il dibattito abbiamo sentito non una chiara dissociazione da una superstizione al limite dell’idolatria, ma una tensione verso un mondo oscuro e pericoloso. Tanto oscuro e pericoloso che, come ci è stato raccontato, piega la volontà individuale a quella di onniscienti rabbanim che non cedono al sul rituale neanche davanti ai pericoli del contagio. Nessuno si è soffermato a meditare su quanta violenza sia intrinseca al mondo dei Charedim. Abbiamo sentito solo di quanto in fondo le donne Charediot lavorino e abbiano aiuto dal gruppo, ma non abbiamo sentito niente sulle coercizioni e sulle vessazioni a cui quel mondo le assoggetta. Abbiamo sentito come tutti si vogliono bene come in una grande famiglia, persino forse se qualcuno lascia la congrega, ma nessuno ha accennato alla violenza dell’ostracismo operato contro la diversità ad ogni livello, contro gli omosessuali, contro l’arte e contro mille altre forme di espressione libera. Abbiamo sentito di quanto gli uomini siano devoti allo studio, ma forse ci si dovrebbe interrogare sui risultati di tale sforzo? Nessuno ha voluto meditare sulle conseguenze di un crescente fanatismo antimoderno in Israele e neanche sul risultato che un vento analogo ha scatenato nel Vicino Oriente abbacinato dal fondamentalismo islamico. Il compianto Rav Sacks, pur citato, sembra non avere lasciato molto: evidentemente il suo “Non nel nome di Dio” è già fuori moda. D’altronde sentito la candida affermazione che sono i Charedim ad essere ora interessanti. Li vediamo persino nelle serie televisive! Tuttavia non hanno cercato di avvicinarci un mondo alieno per farcelo comprendere e per affinare le armi della ragione necessarie a combatterlo. No, la questione per quello che si è ascoltato è che gli ebrei alla Woody Allen sono una falsificazione e hanno stufato. Ahi, sono passati tanti secoli dal mio Tractatus, ma siamo sempre fermi allo stesso punto. Non importa che al motto Torah uMadah si possa fondere scienza e halakhà per il progresso del popolo ebraico e dell’umanità. Evidentemente non c’è da preoccuparsi, con tutto il loro pio studio saranno i Charedim a trovarci il vaccino e tirarci fuori dalla pandemia.

Baruch L’Occhialaio

 

Leo Contini, Vignetta

 

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