DICEMBRE 2020 ANNO XLV-226 KISLEV 5781

 

 

Ricordi

 

 

Renzo Gattegna

di Anna Segre

 

Il 10 novembre scorso è mancato Renzo Gattegna, Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane dal 2006 al 2016.

Difficile scrivere di lui a più di un mese dalla sua scomparsa, quando tutto sembra essere già stato detto e scritto, e ancora più difficile per noi torinesi, periferici e defilati rispetto alla realtà dell’Ucei, che a volte per capire come stanno davvero le cose dobbiamo saper leggere tra le righe delle dichiarazioni ufficiali e interpretare la realtà a spizzichi e a bocconi sulla base di qualche confidenza carpita qua e là mentre si chiacchiera del più e del meno.

Ricordo bene il Congresso che ha segnato la sua elezione, l’unico in vita mia da delegata: una sinistra (se così si può definire) debole, divisa e litigiosissima, riunioni notturne fiume con pretese di segretezza in cui si parlava di unità ma poi tutti ce l’avevano con tutti, i romani per principio sparavano a zero contro i torinesi incuranti del fatto che anche noi delegati torinesi sedessimo tra loro e che il nostro voto fosse comunque necessario (fidando, con ragione, nel fatto che per noi la disciplina di partito avrebbe comunque prevalso), e non si capiva neanche bene quale candidato alla Presidenza dell’Ucei si dovesse appoggiare. Alla fine una prevedibile sonora (e secondo me meritata) sconfitta: le liste “per Israele”, le nostre rivali di allora, ottengono la maggioranza.

Da questa situazione apparentemente catastrofica emerge inaspettatamente una buona notizia: l’elezione a Presidente di Renzo Gattegna. A me allora quel nome non diceva nulla, ma mio padre, che era stato con lui nel Consiglio dell’Unione, mi aveva subito rassicurata: un avvocato, una persona per bene, con cui ci si trova a proprio agio a lavorare. In effetti ci sono bastati pochi mesi per accorgerci che quella sconfitta valeva come cento vittorie. Renzo Gattegna si è dimostrato subito pronto a lavorare con tutti al di là delle appartenenze (e infatti per il mandato successivo si sarebbe presentato sorretto da una lista trasversale). Sempre corretto, affabile, disponibile. Durante la sua presidenza sono stati realizzati molti progetti di cui si parlava da decenni ma che sembravano relegati nel mondo dei sogni e delle utopie, primo tra tutti la nascita del portale Moked e del giornale dell’ebraismo italiano Pagine Ebraiche: una palestra di confronto tra gli ebrei italiani e contemporaneamente una vetrina aperta sul mondo esterno: un giornale ricco, intellettualmente stimolante, aperto ai contributi più diversi. Lo confesso, in quegli anni mi è capitato di pensare che Ha Keillah ormai fosse superfluo.

Gattegna era in favore di un’apertura verso la società italiana, senza timori e reticenze, forti e consapevoli della nostra identità. Ma al contempo si è dato anche molto da fare sul piano dell’organizzazione interna dell’Unione. Ricordiamo che durante il suo mandato è stato approvato il nuovo Statuto che ha modificato completamente la vita dell’Ucei trasformando il congresso quadriennale in una sorta parlamentino permanente. Ed è stato rilevante anche il suo contributo alla nascita del Meis,il Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah.

Forse noi torinesi non abbiamo sempre avuto la corretta percezione di quanto sia stata utile per noi la sua presidenza; da questo punto di vista io sono in una condizione un po’ privilegiata avendo avuto due genitori consiglieri dell’Unione negli anni precedenti e ascoltando più volte il loro sollievo nel veder realizzato qualcosa che si auspicava già durante il loro mandato. Ma di una cosa almeno dovremmo renderci conto, anche se forse non tutti la considereranno un merito. La procedura di revoca del Rabbino Capo avviata a Torino nel 2009 prevedeva il passaggio attraverso un collegio dell’Ucei (composto da tre rabbini e tre probiviri e presieduto dallo stesso Gattegna). Non possiamo sapere quali siano state le posizioni espresse all’interno del collegio e chi abbia votato come, ma forse vale la pena di notare che per il Presidente dell’UCEI sarebbe stato facile, e mille volte più comodo, trascinare la questione per le lunghe e non assumersi la responsabilità di decidere. Invece il collegio si è riunito ed è giunto a una decisione favorevole alla Comunità di Torino. Al di là di quello che ognuno può pensare della revoca, credo che sia stato molto significativo dal punto di vista istituzionale che l’Ucei abbia riconosciuto la legittimità di un procedimento che pur previsto dallo Statuto non aveva precedenti e contro il quale una buona parte dell’ebraismo italiano gridava al sacrilegio. Personalmente allora non ero del tutto favorevole alla revoca, eppure ho sempre letto in questa vicenda un buon esempio di una lodevole capacità da parte delle istituzioni “laiche” dell’ebraismo italiano di agire nell’ambito delle proprie competenze con coraggio e autonomia. Un prezioso precedente.

Quando l’ho intervistato per Ha Keillah -n. 3/14 (giugno 2014) ero intimidita dal fatto di conoscerlo poco, ma mi aveva messa subito a mio agio, cordiale e disponibile come sempre, così come è sempre stato in tutte le occasioni in cui mi è capitato di incontrarlo. E consiglio a tutti di andare di rileggere le sue risposte, che non hanno perso di attualità, anzi, forse oggi suonano per noi ancora più significative.

Con la sua scomparsa in questo anno terribile perdiamo ancora un altro prezioso punto di riferimento.

Che il suo ricordo sia di benedizione.

Anna Segre

Renzo Gattegna

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