DICEMBRE 2020 ANNO XLV-226 KISLEV 5781

 

 

Libri

 

 

Silvio, Primo e L’amico del popolo

di Anna Segre

 

Se questo è un uomo è uno dei libri più letti, conosciuti, studiati nelle scuole, e non solo in Italia. Molti conoscono la vicenda del rifiuto di Einaudi e della pubblicazione nel 1947 da parte di De Silva e poi di quella einaudiana del 1958. Ma pochissimi sanno che dal 29 marzo al 31 maggio 1947, prima ancora dell’edizione di De Silva, alcuni capitoli o parti di capitoli - Il viaggio, Sul fondo, Haetflinge, Le nostre notti, Un incidente (che poi diventerà la prima parte del capitolo Ka-Be) - erano già stati pubblicati sul settimanale della Federazione comunista di Vercelli, L’amico del popolo. Promotore di questa iniziativa il direttore Silvio Ortona, comandante partigiano e amico di Primo Levi, di cui aveva sposato la cugina Ada Della Torre.

Dato che Silvio Ortona è stato anche per molti anni un assiduo collaboratore di Ha Keillah, merita senz’altro di essere segnalata su queste pagine la lodevole iniziativa della Fondazione Rinascita Vercellese e dell’Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nel Biellese, Vercellese e in Valsesia di dedicare una pubblicazione all’Amico del popolo e al ruolo di Silvio Ortona in quel giornale. Oltre ai cinque testi di Levi introdotti da Domenico Scarpa e a note biografiche su Silvio Ortona, il libro contiene capitoli sull’Amico del popolo e altre iniziative ad esso legate come la Libreria del popolo e più in generale sulla politica culturale del PCI di quegli anni, seguiti da un’interessante antologia di testi pubblicati sul settimanale, poesie (Buna e Salmo di Primo Levi, che poi diventerà Shemà, e tre poesie dello stesso Silvio Ortona, oltre ad altre di autori vari, tra cui una di Saba), racconti, articoli, recensioni. Nelle scelte, nei cappelli introduttivi ai testi e ancora di più nelle recensioni dei film si sente il peso a volte un po’ ingombrante dell’ideologia del PCI di allora, con una certa rigidità e anche qualche ingenuità, per esempio nella denigrazione degli Stati Uniti e nell’esaltazione dell’Unione Sovietica, o nella stroncatura di film americani o di Riso amaro (ma in questo caso credo che abbia influito anche la delusione dei vercellesi nel vedere il proprio mondo piegato alle inevitabili esigenze cinematografiche). Non scontata e tutt’altro che banale, comunque, la scelta dei testi antologici; le recensioni e i cappelli introduttivi sono molto interessanti perché ci fanno rivivere la mentalità di un periodo di forti condizionamenti ideologici ma anche di speranza in un mondo più giusto e di legittimo orgoglio per il ruolo avuto dai comunisti nella Resistenza. Nel testo sono anche riprodotte alcune pagine del giornale, in particolare quelle con i testi di Primo Levi e di Silvio Ortona. Come è inevitabile in un testo scritto a più mani (gli autori sono principalmente Bruno Ferrarotti ed Enrico Pagano, con il contributo di Orazio Paggi per quanto riguarda le recensioni dei film e, come si è detto, di Domenico Scarpa per i testi di Primo Levi) c’è forse qualche lieve disomogeneità, in particolare è strano che alcune informazioni su Silvio Ortona non siano riferite nella sua biografia ma in quella di sua moglie Ada Della Torre (menzionata in quanto autrice di una recensione).

Con i suoi pregi e i suoi limiti legati al contesto storico L’amico del popolo resta comunque il primo editore di Primo Levi. Quando nel 1998 lo avevo intervistato per la Shoah Foundation Silvio Ortona aveva sottolineato con un più che giustificato orgoglio di essere stato il primo a pubblicare parti di quello che poi sarebbe diventato Se questo è un uomo. Eppure, chissà perché, questa informazione è scappata a chi ha fatto l’indicizzazione delle interviste (le interviste italiane della Shoah Foundation sono tutte accessibili on line agli studiosi, indicizzate minuto per minuto), con il paradossale risultato che, cercando le interviste che parlano di Primo Levi non compare affatto Silvio Ortona, amico di una vita e anche personaggio di due suoi racconti: una svista che spero in futuro si possa correggere. Anche Carole Angier che pure nella sua monumentale biografia di Primo Levi Il doppio legame dedica ampio spazio sia a Silvio Ortona sia alla vicenda editoriale di Se questo è un uomo, fa solo un brevissimo cenno alla pubblicazione di alcune parti in anteprima sull’Amico del popolo. Per questo devo confessare di aver sempre pensato che si trattasse di pochissime pagine in una versione molto abbozzata; invece le cinque puntate corrispondono a parti significative di quattro capitoli. Le differenze rispetto all’edizione di De Silva, puntualmente segnalate nelle note, sono relativamente poco numerose. Il testo che conosciamo tutti, quello del 1958, è ancora diverso, eppure devo confessare che, pur avendo la presunzione di conoscere bene Se questo è un uomo, mentre leggevo le parti pubblicate su L’amico del popolo avevo la sensazione di trovarmi di fronte allo stesso testo; il viaggio, l’arrivo ad Auschwitz, le notti, il lavoro: le stesse parole, le stesse frasi, le stesse immagini che colpiscono anche all’ennesima rilettura e non si dimenticano più. A quanto pare Silvio Ortona aveva visto quello che allora era sfuggito a Natalia Ginzburg e a Cesare Pavese, che rifiutarono la pubblicazione per Einaudi. È giusto che tra i moltissimi motivi per cui ricordiamo Silvio sempre con grande affetto e nostalgia il suo ruolo di primo editore di Primo Levi non sia dimenticato. Questa pubblicazione aiuta a ricordarlo.

Anna Segre

 

L’amico del popolo 1945-1950. Da Primo Levi alla libreria del popolo. Il ruolo di Silvio Ortona nella politica culturale della Federazione comunista di Vercelli, Fondazione Rinascita Vercellese, Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nel Biellese, Vercellese e in Valsesia, Edizioni Effedì 2020, pp. 209, € 20

 

 

 

 

 

Silvio Ortona nasce a Casale Monferrato nel 1916. Dopo la laurea in giurisprudenza a Torino nel 1937, inizia il servizio militare ma nel 1938 viene espulso dall’esercito e questo – come ha raccontato più volte – gli salverà la vita perché il suo battaglione sparirà poi in Russia. Lavora per qualche mese in Inghilterra, poi a Milano e fa parte del gruppo di sette amici torinesi (quasi tutti ebrei) di cui parla Primo Levi nel racconto “Oro” (Il sistema periodico). Nel gruppo c’è anche Ada Della Torre, cugina di Primo Levi, che poi diverrà la prima moglie di Silvio.
Partecipa alla Resistenza con il nome di battaglia Lungo; è comandante del distaccamento “Fratelli Bandiera”, poi della seconda brigata Garibaldi nel Biellese. Sarà lui a dettare la resa ai tedeschi a Vercelli.
Dopo la guerra vive per alcuni anni a Vercelli (dove dirige per qualche anno L’amico del popolo), è deputato per due legislature dal 1948 al 1958, poi si trasferisce a Torino e continua l’attività nel PCI con incarichi vari (si occupa molto di agricoltura).
Negli ultimi anni della sua vita (è mancato nel 2005) ha collaborato molto assiduamente con Ha Keillah con contributi di vario genere, dalla storia ebraica alla realtà israeliana.

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