DICEMBRE 2020 ANNO XLV-226 KISLEV 5781

 

 

Libri

 

 

I senza memoria

di Paola De Benedetti

 

La ricerca sui “Mitläufer” (i conformisti, i gregari, quelli che seguono la corrente) nasce da una indagine personale evidenziata nel sottotitolo, Storia di una famiglia europea.

L’autrice, di padre tedesco e di madre francese, è nata nel 1974 ed è cresciuta in Francia, mantenendo in Germania costanti rapporti con la casa di famiglia a Mannheim, dove trascorre le vacanze di Natale, dove ritrova la nonna e la zia. La nonna, pur non avendo aderito al nazismo, ne ha subito il “fascino discreto”; a decenni di distanza, non è riuscita ad elaborare e superare le angosce dell’ anno zero, l’anno della disfatta, delle città devastate popolate da fantasmi vaganti, della loro casa sinistrata da restaurare, del freddo e della fame, delle difficoltà economiche, aggravate negli anni successivi dalle richieste di risarcimento da parte degli ebrei sopravvissuti allo sterminio, per la spogliazione dei loro averi.

La Schwarz non ha conosciuto il nonno, morto anni prima che lei nascesse; il padre, nato durante la guerra, le ha parlato di rapporti non facili con lui, osservando “da mio padre non ho imparato nulla”, così come nulla aveva imparato a scuola o dalla lettura dei giornali; dal padre l’autrice ha saputo che nel 1938 il nonno aveva rilevato la sua azienda di prodotti petroliferi di proprietà di ebrei, pagando, al prezzo stabilito dalle autorità, soltanto i beni materiali, escluso cioè il valore della clientela e dell’avviamento, che costituivano la principale ricchezza dell’azienda (osserva l’autrice che non era necessario essere nazisti per approfittare dell’occasione). Nel dopoguerra l’unico sopravvissuto dei titolari aveva chiesto il risarcimento, dando inizio a una lunga controversia che il nonno, capovolgendo le parti, aveva vissuto come vittima. Da queste notizie e dalla lettura dei documenti del nonno ritrovati in cantina con l’aiuto del padre, è nata nella Schwarz l’esigenza di informarsi, di allargare la sua indagine per capire come in Germania avesse potuto avvenire quello che era successo, arrivando a una conclusione: “Facendo ricerche per questo libro mi sono sempre più convinta che senza il sostegno più o meno attivo dei Mitläufer la Germania nazista non si sarebbe potuta spingere così lontano nel caos e nel crimine”.

La Schwarz ci accompagna nella sua ricerca (archivi privati e pubblici, interviste, colloqui , anche con i superstiti dei proprietari dell’azienda rilevata dal nonno) e desumendo dalla sua situazione di franco-tedesca interessanti confronti nelle reazioni dei due paesi rispetto al proprio recente passato, offre al lettore una carrellata di personaggi, episodi, vicende, situazioni che hanno segnato la storia e la cronaca degli anni intercorsi tra la fine della guerra ed oggi.

In Germania, dopo un lungo periodo di silenzio e di memorialistica autoassolutoria, di un’opinione pubblica che contrastava le iniziative dei magistrati che aprivano processi nei confronti di responsabili di crimini nazisti, nasce l’interesse delle generazioni nate durante o dopo la guerra, che vogliono sapere; e dopo la diffusione dei film Olocausto e soprattutto di Shoah di Claude Lanzman la parola Auschwitz – come scrive la Schwarz - fa “irruzione nei salotti confortevoli del miracolo economico”. Il libro si sofferma anche sul passaggio alla fine degli anni ’70 dall’amnesia all’ossessione, con la RAF e il terrorismo.

Interessante è il confronto con la Francia: nessuno ha mai parlato in famiglia del nonno materno, gendarme sotto Vichy, né del campo di Drancy, poco distante da dove viveva la famiglia; “la grande maggioranza dei francesi fu a lungo cullata dalla narrazione ufficiale secondo cui il paese aveva in gran parte resistito ai tedeschi”, secondo il mito radicato della liberazione di Parigi da parte dei francesi al comando di De Gaulle; mito che ha consentito alla Francia di sedere tra i vincitori, amministrare un pezzetto di Germania e far parte del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. La Schwarz ricorda che il silenzio sulle responsabilità francesi si è protratto fino alla pubblicazione nel 1978 di “Vichy”, ricerca condotta su archivi tedeschi e statunitensi, ma l’amnesia si è interrotta solo a fine secolo con i processi nei confronti dei maggiori responsabili del governo Vichy; amnesia che ha coperto, quando non negato, anche la responsabilità del governo Vichy nel collaborare per la cattura degli ebrei; sia il governo sia i cittadini non potevano non aver capito che cosa accadeva a Gurs, a Drancy, al Vélodrome d’Hiver.

Poi … ancora capitoli interessanti dalla rievocazione all’attualità: la caduta del muro di Berlino e le sue conseguenze, i compromessi con il passato in Austria e in Italia, e l’ultimo desolato – e desolante – capitolo “I nazisti non muoiono mai”.

È un libro di storia che si fa leggere come un romanzo; per gli ultraottantenni, come chi scrive, è un coinvolgente buon ripasso di storia vissuta; vissuta se non direttamente, in contemporanea.

 

Paola De Benedetti

Géraldine Schwarz, I senza memoria, Einaudi 2019, pp.333, € 21

 

  

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