DICEMBRE 2020 ANNO XLV-226 KISLEV 5781

 

 

Libri

 

 

Ebrei prestatori nel Monferrato

di Fiorella Fausone

 

Mi sembra opportuno, come premessa, citare quanto scritto in Deuteronomio 23, 20-21: “Non prestare ad interesse a tuo fratello, sia un interesse in denaro come un interesse in viveri o qualsiasi altra cosa. Allo straniero potrai prestare ad interesse ma non al tuo fratello....” da ciò risulta evidente che il prestito a cristiani o ad appartenenti ad altre religioni fosse ammesso e corretto dal punto di vista halakhico.

L'arco temporale focalizzato in questo volume si estende dalla seconda metà del 1500 fino alla fine del secolo con particolare attenzione sull'ultimo trentennio del Cinquecento, periodo in cui, nel nascente stato del Monferrato, l'attività feneratizia ebraica si sviluppa in maniera rapida, organizzata e vi è un irraggiamento radicale sul territorio.

È infatti nell'ultimo trentennio del '500 che la rete dei banchi ebraici, su concessione dei sovrani, con interessi e condizioni prestabilite, conosce un deciso incremento concomitante con un corrispondente decremento dell'esercizio creditizio dei prestatori cristiani.

Il prestito di denaro costituisce, nel periodo indicato, una delle attività prevalenti degli ebrei monferrini che sono esclusi dalle professioni liberali, dalle armi e dal possesso fondiario. Esso rappresenta una sorta di ammortizzatore sociale necessario per venire incontro alle esigenze di una clientela di ceto medio – basso che richiede prestiti su pegno o scrittura e costituisce un sussidio molto utile a colmare scompensi di liquidità per aiutare momenti di difficoltà familiare, supportare attività di artigianato o di commercio oppure per sopperire ai mancati introiti da proventi derivati dall'agricoltura in seguito a danni causati da eventi climatici o bellici.

Per quanto riguarda il quadro normativo, il primo documento ufficiale sull'argomento risale all'editto di Tolleranza del Marchese del Monferrato datato 1509 che concede ufficialmente agli ebrei di svolgere attività di prestito di denaro con interesse.

A seguito di questo documento, negli anni successivi, i banchieri monferrini costituiscono compagnie organizzate, si consociano soprattutto quando sono titolari di banchi dislocati in sedi diverse e distanti tra loro.

A seguito della “Permissione”accordata nel 1539 viene disposto per gli ebrei l'istituto dell'arbitrato (si tratta, ricordo, di un procedimento civile con cui la decisione di una controversia viene sottratta al giudice ordinario) ed essi vi fanno ricorso (per spese, debiti o eredità), in caso di contrasti, onde evitare di spendere tempo e denaro nei processi.

Molto interessante, mi è sembrato, il quadro normativo che fissa il tasso annuo di interesse da applicare ai prestiti erogati che è fissato tra il 12 ed il 16%. Per l'inosservanza del tetto di interesse viene stabilita una pena pecuniaria o il carcere per il banchiere.

Se si riflette sul fatto che, a partire dal 1554, a seguito di precise direttive papali, si ingiunge, ad ogni cristiano di non prestare denaro con interesse, risulta evidente come questo esercizio finanziario rimane gestito quasi esclusivamente da ebrei che lo esercitano sotto il controllo del sovrano (questo avviene anche nel vicino ducato di Savoia).

Nel Decreto (detto Privilegio) del 1576 vengono designati i luoghi in cui i banchieri possono prestare denaro tra cui 15 attività vengono autorizzate nel solo comune di Casale Monferrato (famiglie Clava, Sacerdote, Nizza, Foà, Luria, ecc.); molte altre sono distribuite su tutto il territorio tra cui Alba, Trino, Fontaneto, Volpiano, Vignale, Vercelli ecc. Il sovrano concede ad ognuna di dette famiglie la possibilità di svolgere tale attività per trent'anni poi rinnovabili.

La seconda parte del testo si dilunga nell'elencare i nomi delle principali famiglie che svolgono, nel periodo preso in considerazione, l'attività di prestito di denaro con interesse e vengono dettagliatamente descritte le operazioni svolte e legate, talvolta, alle vicende familiari. Dalla lettura delle operazioni svolte dalle 49 famiglie elencate risulta come il prestito, erogato spesso mediante un pegno (come diritto reale di garanzia sui beni mobili, compresi crediti), viene molto spesso estinto con donazioni di immobili, terreni agricoli, animali o merce varia mentre i banchieri sono obbligati alla restituzione dei pegni provenienti da refurtiva ma non da pegni se “guastati da sorci purché abbiano tenuto gatti in casa.”!

Fiorella Fausone


Lucilla Rapetti, L'attività feneratizia ebraica in Monferrato nel secondo Cinquecento, Livorno, Belforte, 2020, pp. 475, 30

 

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