DICEMBRE 2020 ANNO XLV-226 KISLEV 5781

 

Libri

 

 

Rassegna

 

 

Margarete Susman – Giobbe e Kafka. La contesa con Dio – Ed. Morcelliana – 2019 (pp. 63, € 7) Il testo che si presenta – brevissimo ma profondo – è apparso nel 1929 e successivamente più volte stampato. Ne è autrice una originale figura di scrittrice ebraica (morta nel 1966), che declina il problema della sussistenza del male nel mondo in rapporto alla giustizia divina riguardo a Giobbe e Kafka. Nel Libro di Giobbe, essa sottolinea “l’abisso di solitudine e disperazione radicale nel quale il singolo, che si sa è giusto e innocente, sprofonda nel momento in cui prende coscienza che la voce di Dio non dà risposta alla sua domanda di giustizia, il senso di un abbandono che il sofferente prova al cospetto di una punizione che gli giunge proprio da colui in cui confida”. Nei romanzi di Kafka, invece, la domanda di Dio viene ribaltata: “non è più Dio a chiedere conto all’uomo circa il suo situarsi all’interno della creazione ma è l’uomo a interpellare Dio, almeno implicitamente, accogliendo su di sé la sofferenza del proprio collocarsi nella storia … questa realtà non conosce guarigione e, quindi, un profilo altamente drammatico, il volto tragico del nichilismo”. Con questa interpretazione religiosa Kafka “anticipa certi temi che, nella riflessione ebraica novecentesca, diventeranno comuni alla cosiddetta teologia del dopo Auschwitz”. (e)

Jacques Roumani, David Meghnagi, Judith Roumani (a cura di) – Libia ebraica. Memoria e identità. Testi e immagini – Ed. Salomone Belforte & C. – 2020 (pp. 503, € 30) L’obiettivo del presente volume è quello di catturare l’essenza dell’eredità culturale degli ebrei libici in modo da risvegliare e preservare la memoria, e al fine di contribuire al mantenimento di questa eredità molto speciale nel quadro della comunità ebraica italiana e di altre comunità ebraiche. A questo scopo – come dichiara David Meghnagi nella sua introduzione - “la sua famiglia ha lasciato Bengasi, ha attraversato l’oceano e vive in America da ormai cinquant’anni… Dobbiamo conservare le nostre memorie per evitare distorsioni e anonimato, prima che i nostri discorsi o i modi di parlare scompaiano, specialmente fra i giovani, e vengano sommersi dai ricordi più recenti e universali della vita quotidiana moderna”. Il volume è un’antologia, rivolta contemporaneamente al lettore generico e allo studioso ed è intesa a commemorare, celebrare e conservare elementi chiave dell’eredità libica di interesse generale; a evocare un vivace scambio intergenerazionale fra i 200.000 ebrei di origine libica nel mondo, così come altri ebrei del Nordafrica. I dodici autori dell’antologia, qui nominati, presentano approcci molto differenti a vari aspetti della vita e della cultura ebraica in Libia. Il testo consta di ben cinque parti: la prima, racconta la storia della rivolta ebraica contro i Romani in Cirenaica e poi quella degli ebrei nei periodi islamico e ottomano; la seconda, le tradizioni popolari, la lingua e l’habitat; la terza parte, le donne ebree in Libia e poi quelle di oggi in Italia e Israele; la quarta, una sorta di interviste con ebrei di origine libica; l’ultima racconta la serie di sofferenze, quelle degli ebrei in Libia durante la seconda guerra mondiale, le sommosse antiebraiche del 1945, le commemorazioni; la letteratura ebraica nordafricana dell’Olocausto; la deportazione degli ebrei mediterranei dall’Italia a Bergen Belsen; degli ebrei di Libia tra storia e memoria. Completa una nutrita bibliografia generale selezionata, l’indicazione di alcune interviste e dei contributi degli autori. Il testo è impreziosito da una serie di fotografie e di tavole linguistiche. (e)

Chiara Pilocane, Ida Zatelli (a cura di) – I rabbini piemontesi e il Congresso israelitico di Firenze (1867). Tra modernità e tradizione - Ed. Salomone Belforte & C. – 2020 (pp. 203, € 20) Il secondo volume della collana dei Quaderni pubblicato dall’Archivio Ebraico Terracini raccoglie gli atti di due convegni, che si sono succeduti a pochi mesi di distanza l’uno dall’altro, ma nel sempre nel 2017, in occasione del centocinquantesimo anniversario dello storico Congresso del 1867. Qui si pubblicano gli atti di un primo convegno tenutosi ad aprile a Firenze e di un secondo a dicembre a Torino. Delle due curatrici, Ida Zatelli illustra il Centro di studi ebraici e orientali di Firenze, Chiara Pilocane il percorso web realizzato dall’Archivio ebraico Terracini nella valorizzazione delle fonti inedite e promozioni del patrimonio. I saggi contenuti nel libro riguardano il primo Il problema dell’unificazione giuridica delle comunità israelitiche italiane dopo l’Unità, il secondo Carte piemontesi e toscane intorno al Congresso del 1867, il terzo Il progetto di sinodo rabbinico di Marco Mortara, l’ultimo, infine, Le carte dell’Archivio ebraico Terracini di Lelio Cantoni (1801- 1857). Nella postfazione di Alberto Cavaglion risulta, comunque, che il programma del Congresso, nonostante l’importanza della discussione e la presenza di oratori di alto livello, rinviò alla fine ogni decisione propositiva a tempi migliori. Il testo è impreziosito da belle illustrazioni. (e)

Vincenzo Pinto (a cura di) – Egemonia nazionale. Gramsci, Medem e la questione ebraica nel NovecentoEd. Salomone Belforte & C. 2019 – (pp.157, € 20) Il libro, curato da uno dei massimi studiosi del sionismo, fornisce un contributo sull’attualità del Bund (Unione generale dei lavoratori ebrei della Lituania, Polonia e Russia, movimento socialista ebraico creato alla fine del XIX secolo) nei saggi di Vladimir Medem (di cui nel volume Giuliana Castellari illustra la vita e l’opera) e di Antonio Gramsci. Medem, massimo ideologo bundista, rappresenta un caso particolare dell’ebraismo che ha visto risorgere un’entità statuale autonoma in Israele dove, però, la nazione ebraica è storicamente fondata su base volontaristica, culturale e sionista. Secondo l’autore, invece, il contributo di Gramsci non è particolarmente innovativo sulla questione ebraica, malgrado intuizioni interessanti, per giungere a una lettura sionista della questione nazionale ebraica. In ogni caso i temi cruciali, il nazionalismo e il socialismo, necessari per capire la storia del XX secolo, risultano costellati da innumerevoli tentativi di conciliare appartenenza biologica e appartenenza sociale rappresentate dall’ebraismo, che ha visto sorgere un’entità statuale autonoma ma che ha anche visto una serie di intellettuali riflettere sulla misura e sui limiti dell’appartenenza etnica e del senso della rivoluzione sociale. In appendice Chiara Osta racconta un bel giallo dedicato alla Torino nel primo dopoguerra e agli ambienti gramsciani. (e)

Mosè Maimonide – Norme sullo studio. Hilkhot talmud Torà – Ed. Giuntina – 2020 (pp. 87, € 14) Nell’introduzione rav Roberto Colombo precisa che “Il Maimonide … pone grande accento sullo studio e ritiene tale mitzvà fondamentale per la creazione di una vera identità ebraica. Ma, come tutti i precetti imposti dalla Torà, anche lo studio di un testo presuppone una serie di norme senza le quali non si potrebbe adempiere al comando in modo dovuto. Il modo di ascoltare, di parlare, addirittura la posizione del corpo, il rispetto dello scolaro verso il maestro e del maestro verso lo scolaro”. Nel testo i primi due capitoli riguardano il dovere dei genitori, in modo specifico del padre, di far studiare i bambini e, quindi, di insegnare loro fin da quando sono in grado di stare a scuola; il tempo di studio dovrebbe essere diviso in tre periodi, un terzo è riservato alla Scrittura, un terzo alla Torà orale mentre l’ultimo terzo alla meditazione. Il terzo e il quarto capitolo insistono sull’importanza dello studio della Torà e chi insegna e come si insegna la Torà; i capitoli quinto e sesto riguardano l’obbligo di rispettare il proprio maestro e ogni maestro; l’ultimo, infine, affronta la pena della scomunica. Nella postfazione Clotilde Pontecorvo ricorda che mentre Maimonide considera le donne esentate dallo studio della Torà e dall’insegnamento, il rav. Samuele Archivolti, già nel Cinquecento, autorizzò una donna ebrea a intraprendere lo studio della Torà; dall’altra parte, non si può non ritenere che oggi, in cui ormai le donne occupano posti di prestigio in tutti i campi, sia assolutamente necessaria loro la conoscenza della Torà in tutte le sue forme a qualsiasi età. (e)

Yael Tamir – Le ragioni del nazionalismo – Ed. Università Bocconi – 2020 (pp. 199, € 20) Il termine “nazionalismo” viene immancabilmente associato all’aggressione militare, al genocidio, alla pulizia etnica, in pratica le peggiori cose del Novecento. Ma l’autrice ritiene che una democrazia moderna non abbia bisogno solo del liberalismo ma anche del nazionalismo, dello stato-nazione, e che la diffusione delle opportunità, dell’istruzione, dell’uguaglianza politica sia il risultato dell’alleanza tra la nazione e lo Stato. Non è vero, infatti, che il nazionalismo coincida per forza con un senso di superiorità sulle altre nazioni e, invece, è vero che esso sottolinea il contenuto culturale e psicologico cioè il senso che fa sentire legati gli uni con gli altri. Inoltre, la nazione ha bisogno dello Stato per fornire i beni pubblici, cioè l’istruzione, le infrastrutture, le leggi e l’ordine mentre la globalizzazione fa sì che una piccola minoranza di professionisti e ricchi investitori possano andare in giro per il mondo in cerca di reti sociali più vaste e di opportunità economiche più allettanti senza liberarsi da ogni responsabilità nei confronti della propria nazione. Infine l’autrice riconosce che il nazionalismo può condurre a esclusioni e andare nella direzione sbagliata ma osserva che il problema si può superare accettando il diritto alla diversità e promuovendo l’empatia verso i cittadini ai margini della cultura dominante; spiega quindi che il suo nazionalismo è un compromesso tra i principi liberali e quelli nazionali. Concludendo, essa afferma che, come ogni altra ideologia, il nazionalismo può essere rivolto a distruggere, ma anche a costruire mettendolo al servizio del bene comune. (e)

Elie Wiesel – Maestri e leggende del Talmud – Ed. Giuntina – 2020 (pp. 408, € 20) “Il Talmud significa studio. Studiare il Talmud significa studiare lo studio. Studierai la Torà giorno e notte, è il comandamento biblico ugualmente valido per lo studio del Talmud”. Il Talmud è ricco di ritratti, di maestri, di discepoli, di visionari e sognatori, di commentatori e di decisori. L’autore - insignito del Nobel per pace nel 1986 – ha voluto narrare, basandosi su una serie di conferenze tenute negli anni Sessanta, i personaggi favolosi dei grandi maestri talmudici e delle loro leggende. Ogni capitolo del testo riguarda i racconti di un grande rabbino; lo completa un glossario e un’appendice che precisa i nomi dei saggi rabbini Tannaim e Amoraìm. (e)

Elena Lolli – Il libro dei morti della Comunità Ebraica di Lugo di Romagna per gli anni 1658-1825 – Ed. Giuntina – 2020 pp. 431, € 50

Il presente volume fornisce il testo ebraico annotato e una versione italiana di ampie parti del Registro dei morti della Comunità di Lugo di Romagna che, oltre a comprendere gli atti di morte della comunità lughese per quasi due secoli, contiene nelle prime pagine anche gli statuti e le deliberazioni emanate dalla Confraternita della Misericordia o Santa Compagnia, l’associazione caritativa incaricata di occuparsi della sepoltura dei membri della compagine ebraica. Un registro, compilato in ebraico, di eccezionale interesse dal punto storico, sociale, culturale, demografico e genealogico, senza dimenticare la ricercatezza dei contenuti impreziositi da poemi in rima e in un ritmo dal raffinato gusto barocco. Un manoscritto che sembra non avere esemplari per la ricchezza delle narrazioni, di dettagli biografici e bibliografici relativi all’attività di defunti illustri, rabbini, intellettuali o banchieri e spesso anche delle loro mogli. Colpisce, inoltre, la descrizione puntuale dei riti e delle preghiere, delle veglie notturne celebrate presso l’abitazione del trapassato, la descrizione dei suoi interessi culturali, delle opere da lui scritte, del suo carattere e dei suoi meriti e della processione che l’ha accompagnato al cimitero con un gruppo di ragazzi con un cero acceso in mano. Un’appendice documentaria porta l’elenco delle abbreviazioni in ebraico e in aramaico degli statuti e dei verbali, alcuni interessanti atti di morte oltre a tavole di dati statistici, alberi genealogici e di documentazione fotografica. (e)

Oscar Levy – La scomunica di Adolf Hitler. Lettera aperta – Ed. Casagrande (pp.74, € 12) Nel 1938, un anno prima della Shoah, l’autore – nato nel 1867, medico e intettettuale ebreo tedesco, esiliato prima in Svizzera, poi in Inghilterra (dove completò la pubblicazione in inglese di tutte le opere di Nietzsche in 18 volumi), infine a Parigi – scrisse una lunga lettera aperta al Cancelliere del Reich, Adolf Hitler. In essa impartisce una lezione sul pensiero di Nietzsche invitandolo “ad andarsene dal giardino della filosofia” in cui lui e i nazisti hanno travisato e non avrebbero mai potuto capire poiché ritenevano che “chi vuole essere nicciano deve essere tedesco secondo la visione nazista. Altri popoli saranno tacitamente tollerati ma è assolutamente esclusa la razza ebraica cui non è mai stato consentito di bere l’acqua del centro-benessere tedesco. che non può contaminare questo nuovo tempio e le fonti ufficiali della saggezza nicciana di Weimar”. Concludendo, alla fine, “Ora, Herr Hitler, voi potete essere qualsiasi cosa: salvatore, assassino, tribuno della plebe, sonnambulo, o tutte e quattro le cose insieme. Ma io vi dico che non vi meritate nemmeno di lustrare le scarpe a Nietzsche… voi siete semplicemente un cattivo tedesco: non appartenete al mondo dei superuomini ma a quelli dei sottouomini”. (e)

Rabbi Shim’on Bar Jochaj – Tra cielo e terra. Commento all’esodo – Ed. Qiqajon Comunità di Bose – 2020 (pp. 184, € 18) Questa è la versione quasi integrale del più antico commento rabbinico all’Esodo che si chiama Melkhilta che vuol dire “trattato” e ha valore normativo in materia legale (halakhà). Il titolo proviene dall’assemblea rabbinica riunita a Javne che simbolicamente rappresenta il “cielo”, di una tendenza più rigorosa orientata a salvaguardare il patrimonio ebraico accumulato fino ad allora, e quindi depositaria di una forza identitaria, e la “terra”, un atteggiamento più moderato, più aperto al compromesso e disponibile al cambiamento. Le due tendenze sono incarnate da due scuole: bet Shammaj (che nel suo stesso nome in ebraico rimanda al cielo) e bet Hillel (di provenienza babilonese che rimanda alla terra). (e)

Gerardo Severino – Le leggi razziali e la guardia di finanza. Il caso del Finanziere di mare Ettore Marco Cesana (1912-1994) – Ed. Museo storico della guardia di finanza – 2020 (pp.126) La biografia del finanziere di mare espulso dalla Guardia di finanza in quanto ebreo, condannato per lunghi anni a una vita di stenti e di nascondigli per sfuggire alla deportazione che colpì invece i suoi familiari e amici. La narrazione parte dalle origini della famiglia fino ai suoi ultimi decenni di vita, la storia delle leggi razziali e della persecuzione con molte fotografie dei familiari e dei luoghi e, infine, una bibliografia consigliata. (e)

Mario CostaEbraismo e arte contemporanea. Clement Greenberg, Arthur Danto, Isidore Iscou, Abraham Moles Ed. Mimesis2020 (pp. 161, € 12) Per eliminare il rischio della idolatria l’arte non doveva riprodurre “immagine alcuna di quanto è lassù in cielo, né di quanto è quaggiù nella terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra”. Si trattava, quindi, di cambiare la sostanza dell’arte contemporanea, delle sue materie, delle sue tecniche, dei suoi strumenti, dei soggetti e di trovare che si rispettasse i divieti e soddisfacesse le richieste della Halakhah. Il risultato è stata una fenomenologia di forme d’arte che oggettivamente rispettavano il divieto. In diverso modo, ciò può essere fatto dagli artisti contemporanei qui nominati nei tre capitoli: il primo, Dall’espressionismo astratto all’arte contemporanea: storia dall’interno; il secondo, Ebraismo e arte contemporanea e l’ultimo, Ebraismo e tecnologia, con illustrazioni e fotografie. (e)

Deborah Feldman – Ex ortodossa. Il rifiuto scandaloso delle mie radici chassidiche – Ed. Abendstern – 2109 (pp. 294, € 22) L’autrice faceva parte di una comunità chassidica di New York ortodossa con regole severe. Il libro racconta, in prima persona, il suo incredibile percorso di crescita e liberazione, pur molto faticoso: “Lasciare una religione, una comunità e una famiglia comporta il pagamento di un prezzo molto alto. Ho dovuto imparare a trovare pace anche di fronte all’odio e alle ingiurie della mia ex comunità e ho finito per confidare nelle stesse risorse di quando ero bambina: i libri…. Mi ritengo ancora ebrea, è la mia eredità culturale ma dall’ebraismo non traggo alcun nutrimento spirituale”. (e)

 Sarah Blau – Il libro della creazione – Ed. Carbonio, 2020 (pp. 281, € 16,50) Una scrittura aggressiva e una galoppata sfiancante nel dare voce a Telma, che nel suo monologo interiore svela tutto di sé in un ritratto di donna in cui molte donne potrebbero in parte riconoscersi. Profondamente infelice, incapace di stare al mondo, incompresa e non amata, Telma disvela l’io profondo di una donna incapace di assumere e sostenere i ruoli che la società si aspetta da lei: figlia, sorella, amica, moglie e madre destinata a generare. Ma Telma genererà in modo alternativo una creatura nata dalla sua immaginazione per colmare il vuoto esistenziale in cui è immersa, dislocandosi in un mondo onirico a lei amico, non ostile. (s)

Woody Allen – A proposito di niente – Ed. La nave di Teseo, 2020 (pp. 398, € 22) Preceduta da “Conversazione su di me e tutto il resto”, questa autobiografia completa addentrandosi quel ritratto già conosciuto attraverso i suoi personaggi e le cronache mondane e giudiziarie. Tuttavia la verve nel raccontare, gli artifici retorici e le gag con battuta finale rendono la lettura quanto mai piacevole fornendo un ritratto apparentemente esaustivo… ma è la persona oppure ancora il personaggio? È possibile dissociare l’artista dalla sua opera? L’ebreo dalla psicanalisi?... Dichiarando la propria ignoranza e inesistente cultura Woody Allen rifiuta il ruolo di intellettuale maniaco, nevrotico idiosincratico che conosciamo e, con un colpo di snobismo, si dichiara semplice e modesto artigiano. (s)

Ugo G. Pacifici – Andrea Pettini - Angelo Donati. Pilota, banchiere, mecenate e cospiratore - Ed. Mursia, 2020 (pp. 118, € 15) Questa ricerca viene a completare quanto esposto da Luca Fenoglio in Angelo Donati e la questione ebraica nella Francia occupata dall’esercito italiano edito da Zamorani nel 2013. Secondo gli autori, Donati può essere considerato uno sperimentatore nel senso che esplorò e percorse vie trasversali e inedite per realizzare il proprio scopo: aiutare a salvare il maggior numero di ebrei. Ingegno multiforme fuori dal comune, non il tipico banchiere ma “un uomo prototipale del multiculturalismo” (Habermas). Il volume è pubblicato con il patrocinio della Comunità di Modena e Reggio Emilia poiché a Modena Angelo Donati nacque in una famiglia della borghesia ebraica e in quel contesto formò carattere e attitudini così straordinari. (s)

Eleonora E. Spezzano – Hans Mayer e la bambina ebrea – Ed. Bonfirraro, 2020 (pp. 388, € 18,90) Da questo sorprendente esordio letterario di una studentessa ginnasiale si leva un sincero ed accorato appello ai giovani affinché convengano sulla imprescindibilità della memoria per la conoscenza e la consapevolezza del passato quale fondamento per la progettazione di un futuro diverso. Un messaggio di positività e fiducia nell’essere umano che, seppure in un contesto tragico, può ribaltare modificandolo ciò che sembra ineluttabile. (s)

A cura di
Enrico Bosco (e)

e di Silvana Momigliano Mustari (s)

 

 

 

Leo Contini, bicchiere e piattino per kiddush,
chiave interpretativa per la decorazione in anamorfosi

 

Leo Contini, bicchiere e piattino per kiddush, decorazione in anamorfosi

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