DOPO LE DIVISIONI, LA GUERRA

di Paola Abbina

Dopo mesi di manifestazioni di massa, di divisioni sociali in Israele, la guerra è arrivata, e con essa anche il momento dell’unità nazionale.
Certo è che nessuno, ma proprio nessuno, avrebbe voluto arrivare a tanto, anche perché l’orrore è davvero indicibile.
Fino a qualche giorno fa si litigava per come e dove pregare: se insieme, uniti, in piazza, e in quale città. Perfino costruire una succà sembrava un atto antidemocratico in favore dell’estremismo religioso che voleva imporre i suoi princìpi di fede e, dall’altra parte, chiunque protestava contro la riforma era un anarchico di sinistra laico e antisionista.
E invece la guerra ci ha riportati di colpo a tutti a una realtà tremenda dove religiosi e laici, destra e sinistra sono “finalmente” uniti sotto quella bandiera divisiva e univocamente identitaria allo stesso tempo.

In questi giorni tragici dove i ragazzi tornano alla guerra come non succedeva da tempo, chi non va al fronte si dà da fare in ogni modo: chi nelle organizzazioni di volontariato, chi nei centri medici, chi donando sangue o facendo fundraising.  Ci sono le liste e gruppi di volontariato persino per contare per minian (10 uomini per la preghiera) per le famiglie in lutto. Infatti, talvolta le famiglie siedono da sole perché sono tutti in guerra. E le vittime sono tante, come non si contava da tempo.
E poi c’è un ristoratore di Tel Aviv che ha inviato oltre 2000 pasti al fronte. I pasti non avevano il certificato di kasherut e sono stati rispediti indietro. Ma nessuno si è dato per vinto nè tantomeno si è scandalizzato, come sarebbe potuto succedere fino a qualche giorno fa. Quel ristoratore ha chiesto ed ottenuto, anche se solo temporaneamente, il certificato di kasherut e ha nuovamente fornito i ragazzi dei generi alimentari necessari.
Cosa sarebbe successo solo qualche settimana fa se un’organizzazione religiosa avesse chiesto a un ente il certificato di kasherut per poter esercitare il proprio business?
Stiamo vivendo ore drammatiche, con l’incertezza del futuro e con i nostri ragazzi che combattono eroicamente su tutti i fronti.
Speriamo che torni a splendere la luce.
HAIFA 12.10.2023